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Ebola: in Usa terapie sperimentali funzionano al 90%

Due nuovi trattamenti hanno ridotto i tassi di mortalità dall’Ebola anche al 6 per cento: potrebbero essere decisivi per fermare la gravissima epidemia in Congo

Due trattamenti sperimentali contro l’Ebola hanno funzionato su circa il 90% dei pazienti su cui sono state usati nell’ambito di uno studio su quattro possibili nuove terapie contro la temibile malattia. I malati erano tutti ad uno stadio iniziale dell’infezione. Le terapie verranno offerte a tutti i malati in Congo. L’annuncio – dice il New York Times – e’ stato dato dall’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità), dall’Nih (National Institutes of Health), e da Jean-Paul Muyembe, direttore dell’Istituto per la Ricerca del Congo.

I nuovi trattamenti sono stati testati dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e dall’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive degli Stati Uniti (NIAID). Sono un insieme di anticorpi monoclonali, il REGN-EB3 e il mAb-114, che vanno iniettati nel sangue dei pazienti: il primo è stato sviluppato dalla Regeneron Pharmaceuticals di Tarrytown, nello stato di New York, il secondo è stato sviluppato dallo NIAID e dato in licenza alla Ridgeback Biotherapeutics di Miami, in Florida. I test inizialmente riguardavano quattro possibili trattamenti, ma i risultati preliminari hanno mostrato la maggiore efficacia del REGN-EB3 e del mAb-114, spingendo l’OMS a interrompere i test sugli altri, lo ZMapp della Mapp Biopharmaceutical e il remdesivir della Gilead Sciences.

L’Ebola si trasmette da madre in figlio, da marito a moglie, da paziente a persona che se ne prende cura, dal cadavere di una vittima al parente in lutto. La malattia stravolge gli aspetti più ordinari della vita quotidiana – danneggiando le attività commerciali locali, impedendo ai bambini di andare a scuola e ostacolando i servizi sanitari vitali e di routine. Si tratta principalmente di una crisi sanitaria, ma che ha anche un impatto critico sul modo in cui le persone si prendono cura della propria famiglia, vedono i loro vicini e interagiscono con la loro comunità.

Il successo dei due nuovi trattamenti potrebbe essere decisivo per fermare l’epidemia di ebola iniziata nell’agosto 2018 in Congo e che fino a oggi secondo l’OMS ha ucciso 1.891 persone. Ebola, identificato per la prima volta nel 1976, è un virus che causa febbre, vomito, disturbi intestinali con forte disidratazione ed emorragie interne, che possono causare la morte. In Africa, dove è più diffuso, ha causato diverse epidemie, la più grave delle quali provocò la morte di più di 10.000 persone tra il 2014 e il 2016 nell’Africa occidentale. Per contrastare ebola non c’erano molte possibilità se non terapie per ridurre il più possibile la febbre e mantenere idratati i pazienti: chi guariva lo doveva principalmente al suo sistema immunitario. Nel 2015 era stato sviluppato un vaccino, poi risultato estremamente efficace: la sua diffusione è però stata lenta e non sufficiente a bloccare la nuova epidemia.

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