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Scoperto nuraghe grazie a rilievi lidar da drone

Gli archeologi dell’Università di Cagliari, hanno ottenuto importanti risultati presso il sito nuragico di Bruncu ‘e s’Omu nel territorio di Villa Verde in provincia di Oristano.

Nell’ambito del Nuraghe project, il nodo italiano dell’Infrastruttura di ricerca europea per l’Heritage Science, coordinato da Costanza Miliani, direttrice del CNR ISPC, la tecnologia LiDAR (Laser Imaging Detection and Ranging) ha contribuito nell’indagine di siti archeologici coperti da vegetazione, offerta in accesso dal CNR ISPC della sede di Potenza.

La capacità del LiDAR di penetrare all’interno della vegetazione, filtrandola opportunamente con raffinati algoritmi di elaborazione, consente di riportare alla luce strutture archeologiche e variazioni topografiche di interesse culturale non note o conosciute parzialmente a causa della grande difficoltà di rilevarle da terra.

Il LiDAR da drone, rispetto a quello da aereo, offre ulteriori opportunità legate ad una maggiore risoluzione spaziale dei risultati e alla possibilità di effettuare più rilievi sia per migliorare la qualità delle informazioni sia per effettuare eventuali monitoraggi.

La scoperta

L’impiego del LiDAR da drone è attualmente utilizzato dal laboratorio di ricerca AirLab, diretto da Nicola Masini, dirigente di ricerca del CNR ISPC di Potenza. Grazie alle facilities e alle competenze del CNR ISPC è stato così indagato il sito nuragico di Bruncu ‘e s’Omu nel territorio di Villa Verde, in provincia di Oristano, nel quale Riccardo Cicilloni, professore di preistoria e protostoria all’Università di Cagliari, conduce ricerche e scavi dal 2013 grazie ad una concessione di scavo del Ministero della Cultura (MIC) e al sostegno logistico e finanziario del Comune di Villa Verde.

Il sito si trova in un’area prevalentemente vulcanica, nella quale le ricerche archeologiche hanno evidenziato come l’area fosse intensamente popolata, durante l’età del bronzo e del ferro (XVIII-VIII secolo a.C.), da numerosi siti nuragici. Tra questi spicca il sito di Bruncu ‘e s’Omu, caratterizzato da un monumentale Nuraghe e un insediamento capannicolo del periodo del Bronzo Finale (1150-900 a.C.), tuttora in corso di scavo da parte dell’Università di Cagliari.

L’obiettivo dei rilievi LiDAR, integrati con prospezioni multispettrali e nell’infrarosso termico da drone, è stato quello allargare il campo di indagine in un’area densamente boscata, difficile da indagare con metodi tradizionali di ricognizione e di rilievo topografico.

I rilievi LiDAR da drone eseguiti con un’elevata densità di punti, opportunamente elaborati con procedimenti di estrazione automatica, incluso tecniche di machine learning, hanno evidenziato numerose variazioni topografiche e micro topografiche. I dati ottenuti, associati alle ricognizioni da terra sono risultati di notevole interesse archeologico. Tra questi spiccano le rovine di un Nuraghe e le strutture di due insediamenti capannicoli.

L’importanza del LiDAR

“La straordinaria ed inaspettata scoperta – afferma Nicola Masini, responsabile scientifico delle indagini – evidenzia da un lato le grandi potenzialità del LiDAR su drone, dall’altro allarga l’area di indagine, ponendo nuove domande sulla funzione e l’importanza del sito di Bruncu ‘e s’Omu”.

“Un aspetto importante del LIDAR – continua Masini – è l’elaborazione e classificazione delle nuvole di punti specie in contesti, come quello nuragico, caratterizzati da una densa vegetazione da dover digitalmente ‘rimuovere’ al fine di visualizzare le variazioni microtopografiche per una sua efficace interpretazione archeologica.”

“Mediante procedure di enhancement ed estrazione automatica dei dati, integrate con la classica attività di ricognizione archeologica si è raggiunto il giusto equilibrio tra l’esigenza di ridurre il ‘rumore’ e quella di enfatizzare le feature microtopografiche di interesse archeologico”, dichiara Nicodemo Abate, assegnista di ricerca del nodo E-RIHS.it presso il CNR ISPC di Potenza, grazie ai finanziamenti del MUR per il rafforzamento del capitale umano delle infrastrutture di ricerca.

Il ruolo dell’Università di Cagliari

“La collaborazione tra l’Università di Cagliari e il CNR ISPC – sottolinea il prof. Riccardo Cicilloni, responsabile delle attività di scavo – ha portato grandi novità, sia dal punto di vista metodologico che da quello della ricerca applicata, con la scoperta di inediti e importanti siti dell’età del Bronzo. I risultati della campagna di ricerca effettuati dagli scienziati del nodo italiano di E-RIHS presso CNR ISPC, sotto la direzione di Nicola Masini, in collaborazione con l’Università di Cagliari, sono stati anche illustrati al Magnifico Rettore della stessa Università, il prof. Francesco Mola, in visita presso il sito di Bruncu ‘e s’Omu, il quale ha mostrato grande interesse per i risultati conseguiti e ha auspicato una continuazione della proficua collaborazione tra i due enti.”

“La scoperta delle strutture inedite presso il sito di Bruncu ‘e s’Omu dell’età del bronzo – conclude Costanza Miliani, direttrice del CNR ISPC e coordinatrice del nodo italiano E-RIHS.it – è straordinaria. Possibile anche grazie all’impiego del MOLAB, i laboratori mobili dell’infrastruttura di ricerca per le scienze del patrimonio che, guidata dal CNR con un modello di accesso aperto alla comunità scientifica nazionale ed interazionale, promuove ricerche interdisciplinari in cui le metodologie di indagine più innovative sono impiegate per ricerche di base ed applicate per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale”.

About Renato Cabras

Studente di Scienze della Comunicazione

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