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alberto terrile francesca s iola di montese 27 ottobre 1994 ore 17 50

Domenica a San Vero Milis (Or) la mostra “Lucciole” apre il festival Dromos


Domenica 25 luglio a San Vero Milis (Or) l’inaugurazione della mostra di arti visive “Lucciole” a cura di Anna Rita Punzo e Ivo Serafino Fenu apre la ventitreesima edizione del festival Dromos. In esposizione i lavori di dodici artisti del panorama contemporaneo: Filippo Franco Boe, Antonello Fresu, Daniela Frongia, Michele Marrocu, Narcisa Monni, Monica Mura, Gianni Nieddu, Sabrina Oppo, Veronica Paretta, Josephine Sassu, Pietro Sedda e Alberto Terrile.


Ai nastri di partenza la ventitreesima edizione di Dromos, il festival itinerante che, come sua tradizione, si snoda da fine luglio a metà agosto tra Oristano e altri centri della sua provincia – Bauladu, Cabras, Fordongianus, Neoneli, Nureci, San Vero Milis e Villa Verde – con uno sconfinamento nel nuorese, a Ortueri.

Da dove viene lo spunto?


Lo spunto viene da un articolo del 1975 in cui Pier Paolo Pasolini affidava alle pagine del Corriere della Sera il suo “accorato canto funebre per la scomparsa delle lucciole”, come scrive Anna Rita Punzo, curatrice insieme a Ivo Serafino Fenu della mostra che si inaugura domenica prossima (25 luglio) a San Vero Milis, per restare aperta fino al 31 agosto: taglio del nastro alle 19.30 nei suggestivi spazi delle chiese sconsacrate dedicate alle Anime e a San Salvatore, nel giardino del Museo Civico, alla presenza del sindaco di San Vero Milis, Luigi Tedeschi, e dell’assessora alla cultura Maria Cristina Cimino.

“le lucciole, vittime dell’inquinamento”,, “sono simbolo e metafora di un genocidio socio-culturale efferato.

Cosa interpretò il regista ?

Il grande regista e intellettuale, interpretò l’estinzione delle lucciole come “metafora di un genocidio culturale e democratico ai danni della civiltà contadina, cancellata dai processi omologanti dei mass media e attuato da un nuovo ‘fascismo democristiano’, più subdolo, pericoloso e pervasivo del precedente”, come sottolinea Ivo Serafino Fenu. “Oggi le lucciole, quelle vere, non sono scomparse e continuano ad abitare spazi poco abusati dagli uomini”: rischiarato dalla consapevolezza che le lucciole non si sono estinte, malgrado tutto esistono, malgrado tutto resistono, abitano i luoghi in cui la pressione antropica si allenta, in cui il silenzio invita alla meditazione, alla corrispondenza d’amorosi sensi con la natura; dimorano nell’ispirazione autentica, nel pensiero creativo, nell’atto artistico che traduce l’effimero e il trascendente in sensibile e percepibile.”

Cosa sono le lucciole per Dromos?


Le lucciole per Dromos saranno allora immagini polisemiche e metaforiche in cui confluiscono idee, virtù ed esistenze animate dal coraggio, dalla capacità di non arrendersi, di restare e perseverare, nonostante la loro fragilità.

“Proprio nella dimensione della fragilità, del resistere nonostante tutto, della marginalità esistenziale capace di emanare ancora una sua debole luminescenza”, scrive Ivo Serafino Fenu, “la lucciola torna a diventare metafora, e Pasolini epifanico e profetico attraverso il linguaggio dell’arte. Gli ‘Angeli’ di Alberto Terrile in primis: così pasoliniani nella loro verità fisica e nella loro dolente umanità, nel loro essere ‘angeli di vita’ e così seducenti, di una bellezza che pare evocata da un pennello preraffaellita”.

Cosa accomuna le lucciole agli angeli ?


Angeli e lucciole hanno nella luce l’elemento che li accomuna, il “Lucifero” di Sabrina Oppo tenebre. Nel lavoro di Daniela Frongia, le trame luminose e immateriali tracciate dalle lucciole in amore vengono tradotte in dinamiche traiettorie di filo che fendono l’aria, si espandono e contraggono, scandendo nello spazio vuoti fisici e concettuali, assenze e invisibili presenze.

Il Magnificat di Antonello Fresu è invece un affresco digitale in slow-motion della società consumistica e distratta che relega ai margini della frenesia quotidiana il silente e dignitoso bagliore di chi sopravvive, di quella umanità, tutta pasoliniana, brulicante di mendicanti d’amore, candidi e ingenui come il Francesco Recupero di Filippo Franco Boe, e prostitute di periferia, frivole e drammatiche come le giovani lucciole di Narcisa Monni.

Con Monica Mura il corpo femminile non è più involucro esposto e mercificato, ma oggetto e soggetto del costante dell’inarrestabile lavoro di limatura del tempo che segna, solca e inesorabilmente consuma.


Un’estrema fragilità è anche quella di un corpo che si spegne, l’immagine cruda di una mano martoriata dalla malattia, inerte sulle fredde lenzuola di un letto d’ospedale: Bidibibodibidù di Pietro Sedda è un’invocazione per un miracolo che non si avvererà. Resta la memoria, le trame di ricordi tessuti dalle lucciole di Gianni Nieddu, che posandosi sui caratteri stampati dell’epitaffio pasoliniano li celano alla vista, costringendoli a un silenzio che amplifica eloquenza, significato e significante dei versi riscritti.


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Sino a quando sarà aperta la mostra ?


Aperta fino al 31 agosto, la mostra si potrà visitare, con ingresso libero, ogni giovedì, venerdì e sabato dalle 18 alle 20; visite possibili anche in altri giorni, su prenotazione, per gruppi di almeno quattro persone, telefonando al numero
La ventitreesima edizione del festival Dromos è organizzata dall’omonima associazione culturale con il contributo di: Ministero della Cultura, Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato allo Spettacolo e Attività Culturali e Assessorato al Turismo), Fondazione di Sardegna, Banco di Sardegna, amministrazioni dei Comuni interessati, Sanycar, Cantina Bingiateris di Ortueri, Ros’e Mari Farm & Green, Fondazione Oristano.
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About Andrea Perra

Sono un ragazzo a cui piace molto fare sport divertirmi e socializzare con le persone. Mi piace scrivere, ascoltare musica e gli animali. Mi piace pure fare rime e viaggiare .Sono amante del calcio infatti tifo il Cagliari. Ho studiato nella facoltà di scienze politiche e dopo aver conseguito la laurea ora sto studiando per diventare Consulente del lavoro.

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