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Reati informatici: cresciuti del +33% nel 2020

Il Ministro degli Interni Lamorgese sui reati informatici si espremi così: “Sicurezza cibernetica fondamentale per la P.A.”. Negli ultimi anni i dati parlano di un raddoppio dei casi di cyberattacchi alle amministrazioni.

Reati informatici +33% in Italia nel 2020 e più che raddoppiati rispetto al 2019 i cyberattacchi a infrastrutture critiche. Riferendo questi dati nell’incontro sulla sicurezza informatica promosso a Roma dal Parlamento Ue; la ministra dell’Interno Lamorgese aggiunge: “La sicurezza cibernetica è fondamentale per il funzionamento delle istituzioni, della P.A., delle infrastrutture che erogano servizi essenziali, dell’econonomia e per il benessere della società sia a livello nazionale che europeo”. Negli ultimi giorni come ha segnalato il Global Threat Intelligence Report nessun paese è rimasto fuori dai cyber attacchi e in particolare Russi, Cina e Usa. 

L’evoluzione della tecnologia ha portato al progressivo mutamento della normativa penale per adeguarla alla cyber security: l’avvento del cyber crime e l’introduzione dei reati informatici ha condotto il legislatore a rendere sempre più specifiche le fattispecie. In particolare, una molla è stata il forte cambiamento dovuto all’apertura al pubblico di Internet ha innescato un mutamento legislativo necessario per contrastare attacchi informatici in rete, i cosiddetti reati cibernetici.

Infatti, la percezione della pericolosità degli strumenti tecnologici si percepisce a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. Infatti, è proprio allora che l’impatto della rivoluzione tecnologia si riflette nel tessuto sociale; creando delle nuove fattispecie penali da regolare. Cosi nascono i primi reati informatici. Un esempio tipico è il caso del hacker; che tramite il suo pc si introduce nel sistema informatico di una banca ed accede al proprio corrente; alternandone i dati a proprio favore (es. riduzione della rata mensile del mutuo). In quel periodo storico occorreva domandarsi se, una fattispecie di questo genere, potesse integrare gli estremi del reato di truffa; previsto dall’articolo 640 c.p.; che così recita: “Chiunque con artifizi o raggiri inducendo taluno in errore procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”.

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About Camilla Bruno

Nel 2014 mi sono diplomata in flauto traverso al Conservatorio, attualmente frequento la facoltà di Beni Culturali e Spettacolo, e dal 2018 insegno musica privatamente. Sono appassionata di cinema di musica e di arte. Oltre all’esperienza nella gestione social di realtà come il Cineclub FEDIC di Cagliari, negli ultimi anni ho approfondito i miei studi nel campo degli audiovisivi e del mercato dell’arte. Attualmente sono l'amministratrice del progetto di art management Visual Scout.

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