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Sigaretta elettronica? Un opportunità per smettere

La sigaretta elettronica non è certo salutare, ma può essere un opportunità di sanità pubblica. A dichiararlo Fabio Beatrice del Centro anti fumo S. Giovanni Torino.

La sigaretta elettronica non è sana ma può essere una valida alleata per chi decide di smettere di fumare, una seconda possibilità per chi proprio non riesce a fare a meno del tabacco

Da anni di conoscono le conseguenze dannose che il tabacco ha sull’organismo, eppure in Italia si contano ancora 11,5 milioni di fumatori. Un numero considerevole se si considera il totale della popolazione. I Centri anti fumo non sembrano riuscire ad arginare il problema. A confermarlo i dati desolanti provenienti dagli stessi Centri anti fumo. Tra i pochissimi che usufruiscono dei servizi dei Centri, solo il 35% riesce effettivamente a smettere di fumare. Ecco allora una valida alternativa per i più ostinati, la sigaretta elettronica. Come riporta Adnkronos Salute, Fabio Beatrice del Centro anti fumo S. Giovanni Torino conferma questa possibilità. Lo stesso sottolinea tuttavia come il fumo digitale debba essere una seconda linea, per chi non riesce a smettere autonomamente.

Beatrice sottolinea come: “Offrire un prodotto a minor rischio, è un aiuto che consente di effettuare altri cambiamenti. La riduzione del rischio si conferma uno strumento di aiuto in caso di resistenza alla cessazione dal tabagismo”.

L’esempio del Regno Unito

Un esempio di questa idea che mira alla “riduzione del danno” arriva dal Regno Unito. Le autorità sanitarie britanniche considerano il fumo elettronico una vera misura di sanità pubblica. In Italia tuttavia questa visione non sembra decollare, anzi per le autorità la sigaretta elettronica poco si differenzia da quella tradizionale. Attenzione, non si sta certo affermando che esista una sorta di fumo buono, anzi tutt’altro. Tuttavia come afferma lo stesso Beatrice esiste “la possibilità per i fumatori che non riescono a smettere di ridurre notevolmente la tossicità da combustione”.

Una sorta di proibizionismo che non mira certo a risolvere il problema. Eppure il problema oltre che affrontato necessita anche di una soluzione pratica immediata, tanto più se si considerano i numeri desolanti che provengono dal Ministero della Salute. In Italia ogni anno muoiono 83mila persone per patologie legate al fumo. Un emergenza silenziosa che non trova spazio nel TG della sera, ma che ogni giorno si porta via una parte del nostro paese.

About Daniele Mereu

Studente magistrale in Relazioni Internazionali (Studi Euro-Mediterranei) presso l'Università di Cagliari. Laureato in Scienze Politiche e diplomato in Relazioni Internazionali per il Marketing.

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