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UNAR puntata 03

Sogna, Tunmise!

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Sogna, Tunmise!
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La storia di Tunmise.

Ibadan è la capitale dello stato di Oyo, nel sud ovest della Nigeria, il più popoloso degli stati africani.
È una città orgogliosa del proprio passato: fondata nel 1750 dagli Yoruba, antica popolazione che nel 900 d.C. controllava Nigeria, Benìn e Togo, Ibadan divenne un quartier generale militare nel 1829 e pochi decenni dopo entrò a far parte del Protettorato del Delta del Niger sotto il controllo britannico.
Come accade in molte realtà africane, Ibadan emana un alone di nobiltà decaduta. Alle spalle il passato, con la fondazione della prima università nigeriana nel 1948, e di fronte il presente, fatto di lamiere arrugginite, finestre rotte, gradini erosi, canali di scolo traboccanti di immondizia, proprio di fianco ai pozzi superficiali da cui la popolazione attinge l’acqua. È qui che la storia di Tunmise e sua mamma incontra quella del reverendo Marc Mamona.

0:11-1:09 (audio padre Mamona)

Io solo il reverendo padre Mark Mamona, religioso sacerdote della Congregazione dei Servi della Carità. Vengo dalla Repubblica Democratica del Congo e lavoro qui in Nigeria come missionario. Sono formatore nel Seminario maggiore qui a Ibadan e anche direttore delle attività nel Centro per bambini con disabilità intellettiva della House of Providence. Vi voglio raccontare la storia di Olakoulè Oluwa Tunmise che tutti noi chiamiamo Tunmise. È nato ad Ibadan il 30 ottobre 2009. Quest’anno compirà 14 anni. È nato con la sindrome di Down.

I genitori di Tunmise vengono a conoscenza della condizione del figlio quando lui compie due anni. Il padre si rifiuta di accettarlo e sfoga la propria rabbia sulla moglie. La situazione precipita quando viene a sapere che la donna aspetta un secondo figlio.
In Nigeria la disabilità porta all’esclusione e alla discriminazione sociale ed economica e riduce o nega l’accesso alla formazione scolastica e al lavoro. Inoltre, la mancanza di infrastrutture impedisce di offrire servizi e percorsi adeguati alle persone disabili.
Se anche il secondo figlio fosse affetto dalla sindrome di Down la famiglia andrebbe incontro a stigma, discriminazione, violenza e mancanza di accesso a sanità, educazione e strutture abitative. È per questo che il padre di Tunmise vorrebbe che la moglie abortisse, ma la donna si rifiuta. L’uomo non ha esitazioni e abbandona la famiglia.

2:29-4:42 (audio padre Mamona)

Dopo la partenza dell’uomo, la signora non è più riuscita a pagare l’affitto. Così Tunmise, il fratello e la mamma, se ne sono dovuti andare. E sono stati accolti in una parrocchia. Il sacerdote, che aveva con chi ha fatto conoscere alla donna la responsabile di un centro sanitario. La direttrice le ha insegnato il mestiere di infermiera, insegnandole anche a prendersi cura degli anziani, tipo badante.
Le fornì una stanza dove stare con i suoi due figli, mentre lei doveva provvedere al cibo e all’istruzione dei bambini. La responsabile del centro sanitario, però, si approfittava dell’associazione sapendo che i tre non hanno nessun posto dove andare. La madre di Tunmise è costretta a lavorare tutti i giorni, senza eccezioni, dalla mattina alla sera, e se poteva essere chiamata in qualsiasi momento anche la notte.
Nonostante tutto questo lavoro non aveva abbastanza soldi per pagare le tasse scolastiche a Tumnise, che aveva anche bisogno di attenzioni particolari. E la gente inizia a dire ecco. E disabile. Se nemmeno va a scuola non imparerà mai niente. Tunmise non era in grado di parlare e fare molte altre cose da solo, come lavarsi e vestirsi. Nel 2018 la madre ha conosciuto l’opera Don Guanella e ha portato il bambino al nostro centro.

Alla House of Providence della Congregazione dei Servi della Carità – Opera don Guanella, Tunmise è stato accolto e integrato e, grazie alla famiglia italiana che da quattro anni lo sostiene a distanza, ha iniziato un percorso formativo adatto alle sue esigenze.

6:15-6:59 (audio padre Mamona)

E ha acquistato l’autostima. Gli viene garantito il suo diritto all’istruzione come qualsiasi altro bambino nigeriano. Sta facendo un corso come calzolaio per imparare a fare le scarpe. Non si sente più inferiore agli altri ragazzi. E un ragazzo felice, gioioso e promettente. E ha riportato il sorriso anche sul volto della mamma grazie al sostegno a distanza. Oggi Tumnise vive una vita felice.

A rendere possibile l’incontro che ha cambiato la vita di Tunmise è stata l’ASCI Don Guanella OdV, un’organizzazione che opera in Italia e all’estero. L’associazione è nata nel 1992 da un gruppo di volontari laici legati alla Congregazione dell’Opera Don Guanella. Alessandro Saini è uno di loro.

5:10-5:50 (audio Saini)

La motivazione che ha portato alla nascita dell’associazione […] è stata dettata dal bisogno […] di trasformare quello che era la loro attività di volontariato in qualcosa anche di più istituzionalizzato con una mission specifica e partendo dal presupposto che il cambiamento inizia da ognuno di noi, quindi da quel pezzettino che ognuno di noi può fare per l’altro e in sostegno dell’altro, in particolare dei più fragili e degli ultimi che erano tanto cari a San Luigi Guanella.

2:00-2:40 (audio Saini)

Nel mondo in questo momento abbiamo attivi progetti in Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, in Ghana, in India e nelle Filippine. Insieme a questo, e come tra le attività principali c’è il sostegno a distanza, che è un’attività che fa sentire le persone anche più vicine ai benefici e ai bambini e ragazzi che attraverso questa modalità di sostegno, vengono supportati nei loro percorsi di vita.

Nei trent’anni trascorsi dalla sua fondazione l’associazione ha sostenuto progetti a favore dell’inclusione e iniziative di formazione che avvicinano al mondo del lavoro. Tutte queste attività sono possibili grazie a campagne di raccolta fondi, al supporto del cinque per mille…

7:00-7:30 (audio Saini)

…un modo ancora che si può utilizzare per sostenere l’associazione e fare volontariato, diventare volontari e fare volontariato. Per l’associazione ancora il modo più importante per poter contribuire alle nostre attività. Noi proponiamo anche percorsi, periodi di formazione per fare volontariato all’estero, quindi è possibile, nel periodo estivo o comunque durante il corso dell’anno, fare volontariato non solo in Italia ma anche all’estero, nelle missioni in cui abbiamo attività e progetti.

Tunmise, come altri bambini e bambine in tutto il mondo, potrà così tornare ad essere padrone del proprio destino, a prescindere dalla disabilità, perché prima di tutto un bambino deve poter sognare un mondo migliore.

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