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Cammino Santa Barbara (credit Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara)

Cammino Santa Barbara: 400 km tra sentieri e miniere dismesse

Un percorso lento tra pianura e montagna nel Sulcis per far conoscere la natura e il nostro territorioattraverso il cammino Santa Barbara

In cammino per il Sulcis e più in generale per le miniere sarde. Per provare a uscire dalla crisi e dalle incertezze industriali e post industriali. E i turisti, anche da Cornovaglia, Belgio, Olanda, Danimarca, stanno già arrivando. Obiettivo del progetto: far scoprire, in nome di Santa Barbara, il magico universo delle miniere. Il progetto, non a caso, si chiama Cammino Santa Barbara. In un mondo lavorativo ed economico sotterraneo che viveva di gallerie e anche di pericoli il punto di riferimento, in mezzo a tutto quel buio, non poteva che essere luminoso, celeste. E ultraterreno: Santa Barbara, appunto, patrona dei minatori. Tante le chiese dedicate a lei lungo un percorso che unisce fede, paesaggi e archeologia industriale.

È un cammino ad anello che parte da Iglesias e ritorna nella città mineraria, attraversando 386 chilometri (407 con le varianti) tra il Sulcis, l’Iglesiente e il Guspinese. Si va in pianura, collina e montagna, sino ai 900 metri del Marganai.

Ma tutto è a portata di tutti. Ritmo molto slow, tre chilometri all’ora. Perché nella media oraria è previsto il tempo di fermarsi, curiosare, assaporare paesaggi. In teoria le tappe sono 24 della lunghezza di circa sedici chilometri. E tengono conto della presenza delle strutture ricettive in grado di ospitare i viandanti. Ma è chiaro, come insegna anche il Cammino di Santiago, che ognuno è libero di modellarsi il viaggio partendo da dove vuole. Finora sono state consegnate una cinquantina di torri in ceramica: il ricordo assegnato a chi completa l’intero percorso. Ma sono state consegnate anche centinaia di pergamene, testimonium, a chi ad esempio si è limitato a misure più brevi.

La prima tappa indicata è quella che parte da Iglesias e arriva a Nebida. Passando per cappelle, chiese ed edifici di culto dedicati a Santa Barbara e per il santuario della Madonna del Buon Cammino. Il secondo pezzo di strada propone una delle immagini simbolo di tutto il territorio, Porto Flavia. Con l’archeologia industriale che si affaccia a picco sul mare. Altro abbinamento simile è quello di Piscinas e Motevecchio. Ma ci sono mille tesori da scoprire o riscoprire: Ingurtosu, Is Zuddas, Miniera Rosas, Portixeddu, Bacu Abus. Passando per Carbonia, la città di ottanta anni che ha un nome che racconta la sua storia.

Un percorso che è aiutato anche dalle Università di Cagliari e di Sassari. Già attivo il progetto Tsulki, ora c’è un nuovo protocollo di intesa. Con particolare attenzione e priorità alla ricerca e al recupero di infrastrutture minerarie dismesse (ponti, ferrovie, gallerie, edifici ecc.) e alla progettazione di moderne reti tecnologiche (Wi-Fi e geolocalizzazione in primis) per migliorare la fruibilità e l’ospitalità del cammino. “Il vero capolavoro di questo progetto nato dal basso e dalle associazioni – chiarisce Pinna – è stato il completo coinvolgimento di tutti Comuni”.

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