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Mostra a Cagliari: 100 anni di pace alla MEM

La mostra del “Centro Sereno Regis” di Torino, dedicata alla pace, si potrà visitare fino al 9 ottobre.

Si è aperta con un breve recital dedicato alla pace, interpretato dalle attrici Gisella Vacca e Rita Atzeri, la mostra “100 anni di pace”, del “Centro Studi Sereno Regis” di Torino, caposaldo di alcuni eventi con cui  il comitato sardo per il supporto locale alla “II Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza” ha voluto accompagnare idealmente la partenza della marcia da Madrid.

Dopo la presentazione della mostra, a cura di Carlo Bellisai e Antonello Murgia, portavoce del comitato, il pubblico ha potuto seguire in streaming dalla capitale spagnola il momento iniziale della grande manifestazione. I numerosi spettatori hanno avuto anche l’opportunità di condividere ad alta voce dei brevi testi sulla pace.

Le iniziative proseguono fino a mercoledì prossimo. Per il 9 è previsto un evento straordinario dedicato alla lotta di Pratobello, cinquant’anni dopo, con la presenza di Maria Bassu, coautrice del documentario “Sa lota”  e gli interventi musicali del “Tenore Supramonte de Orgosolo”.

Che cosa intendiamo dicendo “cento anni di pace”? Vogliamo mostrare che «in mezzo alla morte persiste la vita, in mezzo alla menzogna persiste la verità, in mezzo alle tenebre persiste la luce» (M.K.Gandhi) . In mezzo all’inferno della guerra persistono sorgenti genuine di pace giusta. E’ sbagliato disperare e lasciare che la violenza sia vista come regina della storia.

La migliore delle paci è quella invece della guerra, che si attua preventivamente col gestire i conflitti senza violenza. Una pace desiderata come un sollievo, nonostante i suoi limiti, è quella che viene dopo una guerra. Altrettanto coraggiosa e ammirevole è l’azione di pace fatta durante la guerra, che pone le basi alternative e sostanziali per il superamento della logica distruttiva della guerra stessa. Ci sono semi di pace nel travagliato cammino umano, che attendono di essere visti, coltivati, curati. Non trionfano, ma promettono, perciò ci impegnano.

Cerchiamo queste azioni promettenti nel mezzo delle diverse violenze del Novecento. E le riconosciamo in ogni atto che limita la violenza e riduce le sofferenze, ma specialmente le vediamo nelle lotte nonviolente. Sono lotte perché non sopportano le ingiustizie e vogliono attivamente liberarne le comunità umane. Sono nonviolente perché scelgono di non usare la violenza omicida e distruttiva, ma le forze propriamente umane del coraggio, dell’empatia, dell’unità, della resistenza, della disobbedienza civile, dellaorganizzazione politica alternativa.

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