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Oltre l’antropocentrismo: l’Università di Cagliari fa luce sulla modernità di Leonardo

Martedì 1 ottobre Palazzo Belgrano ha ospitato il seminario “Leonardo tra arte e scienza: dal corpo dell’uomo al corpo della Terra” nell’ambito delle iniziative seminariali del Rettore

“Omo sanza lettere”: è così che Leonardo da Vinci si definiva. Non solo per indicare la mancata conoscenza del latino, ma anche per evidenziare la reale natura delle sue ricerche, nate più “dalla sperienzia che dall’altrui parola” e dall’insaziabile curiosità di conoscere il mondo circostante.

Ed è proprio sulla base della ricerca e della cultura che il Rettore dell’Università di Cagliari, Maria Del Zompo, ha scelto di introdurre il seminario intitolato “Leonardo tra arte e scienza: dal corpo dell’uomo al corpo della Terra”. L’incontro si è tenuto martedì 1 ottobre nell’aula magna di Palazzo Belgrano, gremita di persone per l’iniziativa. Relatore del seminario, lo storico dell’arte e della scienza Domenico Laurenza. Presenti anche Rita Pamela Ladogana, docente di Storia dell’arte dell’ateneo e il Prorettore Vicario Francesco Mola.

Tra curiosità e ricerca

“Non esiste progresso senza ricerca – ha spiegato il Rettore Del Zompo – Avere l’opportunità di dialogare su un uomo di scienza come Leonardo Da Vinci, in un momento di confusione e sfiducia verso alcuni campi di studi accademici scientifici, è un’occasione molto importante”.

Il genio del Rinascimento, in quanto figlio illegittimo, non ricevette la classica formazione prevista per le famiglie borghesi fiorentine. Nonostante ciò, le sue opere e le sue ricerche hanno contribuito in maniera significativa a comprendere e innovare il mondo in cui viviamo: non esiste ambito che la sua curiosità non abbia incontrato. Come specificato dalla Prof.ssa Lodogana,“Leonardo da Vinci aveva una inesauribile sete di conoscenza. La sua pittura nasce da una ricerca scientifica approfondita, posta come base di partenza per i suoi studi artistici”.

Nel XV secolo la lingua ufficiale della scienza era il latino. Questo per Leonardo da Vinci rappresentava un limite, non avendo frequentato l’università. Di conseguenza, quando iniziò a interessarsi alle “cose” scientifiche, fu costretto a colmare la lacuna e studiare la lingua latina. Un esempio fondamentale per tutti gli studenti, quello di Leonardo, che riuscì ad anticipare scoperte impensabili per l’epoca in cui ha vissuto, unendo passione e curiosità allo studio. “Il talento è importante – ha spiegato Domenico Laurenza – ma senza una formazione autorevole come quella fornita dall’università difficilmente si può andare lontano”.

Arte e scienza si incontrano

Ampio spazio è stato dato nel corso del seminario al Codice Leicester, manoscritto di 36 fogli nel quale Leonardo da Vinci trascrisse osservazioni e ricerche supportate da disegni. “Anatomia e geologia sono i campi in cui probabilmente Leonardo ha raggiunto i risultati migliori – ha chiarito Laurenza – In ambito artistico, figura umana e paesaggio sono le due maggiori tematiche rappresentate. Esistono reciproche connessioni tra questi due campi: l’anatomia ha fortemente influenzato gli studi dell’artista sulla geologia”.

Ma in che modo lo studio della Terra può essere collegato a quello del corpo umano? E perché un’artista dovrebbe interessarsi all’anatomia? Per comprendere la ricerca di Leonardo, è fondamentale capire il concetto platonico di mimesis: l’obiettivo del genio fiorentino era quello di rappresentare la forma ideale della realtà. Negli studi anatomici, Leonardo da Vinci focalizzò l’attenzione su tutto ciò che è interno con il fine di scoprire le cause della forma esterna del corpo: partire perciò dallo scheletro per arrivare alla superficie, passando per organi e muscoli. In questo contesto assume un nodo centrale il rapporto tra micro e macrocosmo.

È così che la ricerca di Leonardo si veste di un carattere sempre più scientifico. L’artista era solito sezionare i cadaveri per scoprire tutti i segreti della natura fisica umana. Particolarmente rilevanti gli studi sul cuore: riuscì a intuire la natura muscolare dell’organo, composto da quattro cavità, e non due come si pensava. Tra ricostruzioni, disegni dissettivi, ricompositivi e visioni estrose, i suoi fogli di lavoro si trasformavano in un vero e proprio tavolo settorio.

La ricerca anatomica sull’uomo spinse Leonardo ad approfondire anche quella sugli animali, intraprendendo così studi comparati: nelle pagine del Codice Leicester si ritrovano per esempio paragonate le gambe dell’essere umano a quelle del cavallo. Domenico Laurenza ha evidenziato la “forte trasfigurazione artistica della ricerca anatomica, manifestata dallo studio delle analogie tra l’uomo e il mondo animale, superando le osservazioni tipiche di quel periodo storico”.

Gli studi di fisiognomica portarono Da Vinci a sviluppare la ricerca di analogie non solo morfologiche, ma anche psichiche, tra uomo e animale. Come ha spiegato Laurenza, tale connessione si ritrova in maniera lampante in opere come la “Dama con l’ermellino” e la “Battaglia di Anghiari”. Volti, emozioni e gesti si intersecano nelle rappresentazioni artistiche, creando una relazione quasi estrema tra la figura umana e quella animale.

La ricerca anatomica spinse l’artista a focalizzare l’attenzione sui naturali mutamenti causati dallo scorrere del tempo. “Leonardo eseguì anche disegni di fossili – ha raccontato Domenico Laurenza – cercando di dimostrare che derivavano da resti di animali vissuti in passato. Nel Codice Leicester scrive che secondo lui la conchiglia fossile marina era composta da una struttura tripartita: conchiglia, calco esterno e fango”. Il genio fiorentino comprese che in natura esiste un inizio e una fine, con incessanti sviluppi e cambiamenti e nel mezzo.

Leonardo era profondamente affascinato dal gioco creativo della natura. Come studiò il corpo dell’uomo e degli animali, dall’interno verso l’esterno, alla medesima maniera fece con il “corpo” della Terra. Il Codice Leicester è la prova significativa dei suoi studi sulla geologia. Nei manoscritti vi è infatti l’elaborazione di una complessa teoria terrestre secondo cui esisteva un modello di partenza, un campo esterno e un campo interno. Per Leonardo, vissuto nell’epoca dell’universo precopernicano, la Terra non si trovava più nello stato in cui Dio l’aveva creata, ma era stata interessata da numerosi cambiamenti dovuti a continenti emersi dal mare. Mutamenti che non erano più direttamente osservabili.

Domenico Laurenza ha spiegato che Leonardo da Vinci arrivò ad affermare che la causa dell’erosione della superficie terrestre fosse l’acqua. Comparando il corpo di un bambino con quello di un vecchio, scoprì che col passare degli anni, i vasi sanguigni tendono a ostruirsi e restringersi. Secondo l’artista e scienziato, il flusso d’acqua di oceani e fiumi era analogo alla circolazione del sangue. Come vene e arterie si ostruivano, allo stesso modo i fondali diventavano sempre più tortuosi e sinuosi.

“La ricerca di Leonardo è improntata allo studio del cambiamento – ha rivelato Laurenza – sia del corpo che della Terra”. Ciò ha favorito la raffigurazione dell’aspetto dinamico dei paesaggi nelle sue opere, creando rapporti all’epoca sconosciuti tra la natura e la figura umana.

Nelle sue rappresentazioni artistiche il paesaggio diventa oggetto autonomo, mutevole e indipendente, con emozioni autentiche. Possono essere prese d’esempio opere come “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino”, in cui è ben evidente l’erosione della terra dal primo piano allo sfondo, e il “Diluvio”, in cui emerge il carattere violento e distruttivo della natura. Secondo Laurenza, “il paesaggio raffigurato nelle sue opere sembra il corrispettivo della teoria della Terra sviluppata nel Codice Leicester”. La modernità di Leonardo da Vinci risiede dunque nel superamento della visione antropocentrica diffusa nel suo periodo storico.

Ad oggi il Codice Leicester è tra le prove più significative dell’evoluzione artistica del genio rinascimentale. Il seminario di Domenico Laurenza ha fatto luce sul rapporto per nulla scontato tra l’arte e la scienza, svelando aspetti inediti della ricerca leonardiana. A cinquecento anni dalla sua morte, Leonardo da Vinci ci ricorda ancora quanto sia importante allargare i propri orizzonti e abbracciare discipline differenti, seguendo le intuizioni e affiancando la passione a studio e ricerca empirica.

Il relatore

Domenico Laurenza, laureato in medicina, è storico dell’arte e della scienza, profondo conoscitore della storia dei rapporti tra arte e scienza, di storia dell’anatomia e storia della geologia e, in particolare, esperto di Leonardo. Collabora con i più famosi musei nazionali e internazionali, tra cui il Museo Galileo di Firenze, e lo Schroeder Arts di New York. Ha insegnato e svolto attività di ricerca in varie università italiane e straniere. È autore di vari volumi su Leonardo, alcuni tradotti in varie lingue.

Domenico Laurenza
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About Simone Cadoni

Simone Cadoni
Nato a Cagliari nel 1993. Una laurea in Lingue e Comunicazione e un master in Giornalismo. È da sempre affascinato dal mondo dei mass media e dell'informazione. Contatti: simone.cadoni@unicaradio.it

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