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Ricerca scientifica e minacce agli animalisti: Micaela Morelli

Ricerca e sperimentazioni su animali: attività dedicate ad alleviare e curare le malattie umane di Micaela Morelli

Sul quotidiano La Stampa di ieri, l’articolo di Micaela Morelli. Il pro rettore dell’ateneo di Cagliari e presidente della Società italiana di neuroscienze rimarca il ruolo dei ricercatori e stigmatizza le minacce di morte ricevute dagli specialisti delle Università di Torino e Parma di Micaela Morelli.
“Chiunque intraprenda in Italia la via della ricerca in ambito biomedico sa bene che andrà incontro a molte difficoltà che riguardano gli studi, i finanziamenti e le autorizzazioni che occorrono per svolgere le ricerche e gli esperimenti.

Quello, però, che ricercatori come Marco Tamietto e Luca Bonini sicuramente non immaginavano, è che le ricerche che prevedevano la realizzazione di una piccola lesione nella corteccia visiva del macaco, allo scopo di trovare trattamenti per i tanti pazienti che, a seguito di un ictus o altre lesioni al cervello, hanno perso, del tutto o in parte, la visione potessero suscitare reazioni così violente da far ricevere loro lettere e azioni minatorie per strada o sotto casa e ora persino minacce di morte accompagnate da un proiettile. 

Tutela animali, norme severe. Le normative che regolano la ricerca sugli animali in Italia sono già le più severe in Europa. I comitati etici delle Università a cui appartengono i ricercatori e il ministero della Salute, valutano oltre agli aspetti sperimentali anche il potenziale beneficio per gli esseri umani, che deve superare l’eventuale sofferenza del limitato numero di animali coinvolti, insieme alla verifica che la ricerca non possa essere condotta su specie animali diverse dai primati.

In tutti i passaggi valutativi che prevede la legislazione italiana, gli esperti indipendenti hanno ritenuto importanti gli studi in oggetto e quindi hanno autorizzato i ricercatori a portare avanti i loro studi. Questo però non basta alle associazioni animaliste che creano sempre e comunque innumerevoli opposizioni anche quando la sperimentazione riguarda specie animali come i topi e i ratti che, viceversa, vengono eliminati costantemente dalle nostre città senza che nessuno si scandalizzi.  Attenzione alle persone malate. È facile comprendere che la vista di un animale utilizzato nella ricerca scientifica – pur trattato nel migliore dei modi e cercando di ridurne al massimo le eventuali sofferenze – turbi la coscienza di ognuno, compresi i ricercatori che hanno scelto, come mestiere di alleviare le sofferenze altrui mediante la ricerca biomedica.

Tuttavia, tante persone malate chiedono rimedi concreti alle tante e gravi malattie che affliggono loro, i loro figli e i loro cari. Come in tante altre circostanze della vita, è necessario accettare dei compromessi ed essere consapevoli che sui piatti della bilancia si confrontano le sensibilità di chi non tollera il sacrificio di alcun animale, e la richiesta di efficaci e tempestive terapie per tante gravi sofferenze umane. E la richiesta è per l’oggi, per cui, se in prospettiva si ipotizza la sostituzione della sperimentazione animale con altre forme di simulazione, questa alternativa, non è in grado di risolvere i problemi immediati e di un futuro prossimo e magari mai lo sarà.

Le alternative sono già utilizzate, quando esistenti. Nella sperimentazione biomedica c’è un obbligo scientifico-medico e morale di impiegare la nostra vita di ricercatori in attività fortemente etiche che toccano la vita di tanti malati che ci chiedono aiuto per la cura le loro malattie. Minacce e tensione etica. La grave vicenda che ha coinvolto Marco Tamietto e Luca Bonini, ricercatori di provata competenza, entrambi destinatari di prestigiosi finanziamenti della Comunità Europea, deve far riflettere le associazioni animaliste e le persone che a vari scopi e livelli vi aderiscono. Per la loro stessa credibilità, queste associazioni devono isolare e denunciare al più presto chi usa minacce ingiustificabili per impedire la sperimentazione animale e, allo stesso tempo, ripensare alle modalità con cui vengono trasmessi messaggi e immagini che non riflettono quanto accade nei laboratori di ricerca. Vogliamo tutelare i nostri giovani ricercatori affinché si facciano forti della tensione etica che anima le loro ricerche a beneficio dell’uomo. Della loro sensibilità chiediamo rispetto. I vivisettori nel nostro mondo non esistono: sono un’invenzione per alimentare emozioni”.

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