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Semi che germoglieranno, spettacolo alla Vetreria di Pirri

Aprile alla Vetreria Aprile Resistente si avvia verso il rush finale. Ma prima del 30 aprile la rassegna, organizzata alla Vetreria di Pirri da Cada Die Teatro e da Il crogiuolo, domenica 28, una serata densa di appuntamenti.

Si comincia al TEATRO LA VETRERIA, alle 17, con SEMI CHE GERMOGLIERANNO: Gianni Anedda e Anna Cadoni racconteranno l’esperienza dell’associazione “L’uomo che pianta alberi”, di cui sono i fondatori, mentre Salvatore Porta, esperto di Orto Sinergico, parlerà di agricoltura naturale. Alle 18 salirà sul palco Pierpaolo Piludu, autore e interprete di ALBERI E SOGNI, liberamente ispirato a “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono, regia e collaborazione alla drammaturgia di Alessandro Mascia (elaborazioni sonore: Giampietro Guttuso e Matteo Sanna; disegno luci: Giovanni Schirru; scenografie: Marilena Pittiu; assistente alla regia: Mario Madeddu).

“Siamo partiti dalla storia di Elzéard Bouffier, “L’uomo che piantava gli alberi” che riuscì a trasformare un deserto di sassi e di vento in un’immensa foresta”, è scritto nelle note dello spettacolo. “Questa vicenda si è intrecciata con quelle di altre donne e uomini che hanno dedicato la propria vita alla realizzazione di un sogno, anche quando il buon senso, la ragione e le guerre, suggerivano di lasciar perdere. Uomini e donne che hanno lasciato bonos ammentos, dei bei ricordi: un’umanità semplice e sorprendentemente bella”. 

E ancora: “Ci siamo anche avvicinati ai sogni colorati e un tantino ambiziosi che avevamo da ragazzi, alla fine degli anni ’70, quando speravamo di fare la rivoluzione e di dare vita a un mondo più bello e più giusto… In alcuni momenti i protagonisti dello spettacolo diventano un gruppo di giovani attori che, nei primi anni ’80 con un pullmino sgangherato, vanno in giro in un’Europa ancora divisa da muri e rigide frontiere. A fronte delle numerose sonore sconfitte che hanno spesso accompagnato la nostra generazione – continuano Piludu e Mascia – ci piaceva l’idea di raccontare, una volta tanto, anche delle storie che finissero bene. Come quella della nostra compagna Zelinda Roccia, che decise di lasciare scuola e teatro per trasferirsi a Managua e cercare di salvare bambine e bambini di strada che sniffavano la pega, una colla devastante per non sentire i morsi della fame e la paura delle violenze. O come quella di Elzéard Bouffier: chissà cosa gli era passato per la testa, pochi giorni prima di morire, quando si era voltato e aveva visto chilometri di bosco… un mare di alberi mossi dal vento… Un grazie va alle associazioni “L’uomo che pianta gli alberi” di Cagliari e “Los Quinchos” del Nicaragua per l’instancabile e contagiosa voglia di fare e di sognare. ‘Alberi e sogni’ è dedicato al nostro fratello e compagno Ignazio Onnis Cavallo Selvaggio e a tutti i poeti pazzi e pazzi poetici del mondo che mai e poi mai vorranno sottomettersi”.

La serata di domenica 28 si chiude nella SALA BANCRI di FUCINA TEATRO, alle 21, con CAMMELLI A BARBIANA – Don Lorenzo Milani e la sua scuola, di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia, anche autori del libro omonimo, con in scena lo stesso D’Elia e la regia di Fabrizio Saccomanno (distribuzione INTI, produzione Thalassia – Teatri Abitati). Lo spettacolo sarà preceduto da una introduzione dello storico Gianluca Scroccu.
D’Elia e Niccolini raccontano la più straordinaria esperienza pedagogica del Novecento italiano, quella di don Lorenzo Milani. “È la storia di una scuola nei boschi, dove si fa lezione tra i prati e lungo i fiumi, senza lavagna, senza banchi, senza primo della classe e soprattutto senza somari né bocciati”, commenta Niccolini, drammaturgo che da molti anni lavora, studia e scrive con Marco Paolini (insieme al quale ha realizzato, tra l’altro, lo spettacolo ITIS Galileo e la versione televisiva di “Vajont”). “Racconto di un ragazzo ricco, sorridente e pure bello”, aggiunge D’Elia, interprete unico dello spettacolo e co-autore della drammaturgia, “sempre in lotta con la scuola e la sua famiglia. I domestici di casa lo chiamano ‘signorino’, e a lui non va giù. Ma è un figlio di papà che, mentre i ragazzi della sua età vanno a combattere per Mussolini, studia da pittore. Eppure, sotto le bombe dell’estate del ‘43 lascia la sua bella e comoda vita per farsi prete, senza immaginare che da lì a una decina d’anni sarà esiliato in mezzo ai boschi dell’Appenino toscano dalla sua stessa Chiesa. Ma proprio lassù questo ragazzo ricco, sorridente e pure bello darà vita – con pochi ragazzi di mezza montagna – al miracolo della Scuola di Barbiana, diventando il maestro più rivoluzionario, dinamitardo e rompiscatole del dopoguerra italiano: don Lorenzo Milani”.

“Cammelli a Barbiana è un racconto a mani nude e senza scena”, precisa D’Elia. «Un racconto duro, amaro, ma allo stesso tempo intessuto di tenerezza per quel miracolo irripetibile che è stato Barbiana, con tutta la sorpresa negli occhi di quei ragazzi dimenticati che, un giorno, videro un cammello volare sulle loro teste”. “Nell’anno in cui per la prima volta un pontefice ha fatto visita alla scuola tra i boschi di Don Milani (era il 2017) abbiamo deciso di raccontare sia dal vivo che sulla pagina scritta – concludono gli autori – l’infinita e scomoda dolcezza dell’amore di Lorenzo per i suoi ragazzi. Un amore senza compromessi, senza paure, senza sconti. Per nessuno”.

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