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Intervista a Marco Cavalcoli: l’Amleto raccontato dall’attore

Marco Cavalcoli si racconta ai microfoni di Unica Radio; dalla sua carriera d’attore al “to be or not to be

Essere o non essere» è il dubbio dell’eroe per antonomasia del teatro moderno, l’eroe incapace di agire: Amleto. Nell’incrociare la ricerca dell’artista Roger Bernat, questo dilemma per Fanny & Alexander (compagnia teatrale della quale Marco Cavalcoli fa parte) diventa inquisizione sull’identità, stratificazione di memorie, indagine sull’attore. Diventa To be or not to be Roger Bernat,presentato a Roma nell’ambito del festival Teatri di Vetro. Lo spettacolo è il frutto dell’incontro tra la compagnia ravennate e l’artista catalano durante una residenza in Polonia. Già il titolo denuncia l’intenzione di trasmigrare da un’identità a un altra, che si traduce in scena come contaminazione genetica tra due pratiche artistiche. Pur ponendo in questione l’identità, lo spettacolo infatti si impianta sui tratti distintivi delle due poetiche: l’eterodirezione dell’attore e la manipolazione dell’immaginario collettivo dei Fanny & Alexander, il teatro partecipativo e il reenacment di Roger Bernat.

L’eterodirezione è l’assegnazione all’attore, in tempo reale tramite auricolari, di indicazioni testuali e gestuali. Questa pratica, utilizzata negli ultimi spettacoli della compagnia (Him, West e il ciclo dei Discorsi), presuppone che un «fantasma» si impossessi dell’attore attraverso una determinata impronta vocalica o un’attitudine posturale. Dal canto suo Roger Bernat pone in questione la presenza stessa dell’attore, affidando allo spettatore il compito di portare avanti lo spettacolo attraverso l’assegnazione di istruzioni. In entrambi i casi si assiste a una problematizzazione del ruolo dell’attore che diviene attraversamento di identità e identità attraversata. In To be or not to be Roger Bernat, il testo shakesperiano si riversa come banco di applicazione e contaminazione reciproca di queste due istanze. L’usurpazione del trono di Danimarca diviene infatti appropriazione di identità e detronizzazione vocalica.

Lo spettacolo si propone come una conferenza sull’Amleto a opera di un attore, Marco Cavalcoli, che si presenta come Roger Bernat, mostrandone la carta d’identità e fornendone le principali informazioni biografiche. L’attore inizia il discorso doppiando il monologo shakespeariano recitato fuori campo dalla voce di Bernat, la quale a poco a poco sfuma nella propria. La voce dunque, che per eccellenza si fa traccia sensibile di una singolarità, impronta sonora strettamente dipendente dal timbro e dalla prosodia che da uno specifico corpo risuona, si attesta sin dall’inizio come minaccia della soggettività e dispositivo costruttivo e generatore dei molteplici strati di lettura che lo spettacolo propone. È infatti la stessa identità di Amleto che viene segmentata attraverso differenti impieghi della voce. Doppiando le immagini mute alle sue spalle, Marco Cavalcoli presta la propria voce all’episodio dei Simpson dedicato al dramma shakesperiano. Eterodiretto da una spettatrice, che pigiando su una centralina passa da una all’altra delle voci che nel passato hanno dato vita ad Amleto, l’attore da usurpatore della voce di Bernat viene usurpato della propria.

Intervista a Marco Cavalcoli: l’Amleto raccontato dall’attore

 
 
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About Gabriele Pisu

Gabriele Pisu
Gabriele Pisu. 22 anni. Celibe. Molto piacere! Se siete riusciti a cogliere questa citazione potremmo andare d'accordo. Studio Scienze della Comunicazione a Cagliari, vengo da San Gavino e tra un esame e l'altro passo il mio tempo libero tra uscite, serie tv, videogiochi e fumetti.

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