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riscaldamento globale

La polvere atmosferica maschera il riscaldamento globale?

La polvere atmosferica sollevata dal vento nei deserti e paesaggi aridi ha contribuito a raffreddare il pianeta negli ultimi decenni e la sua presenza nell’atmosfera potrebbe aver oscurato l’entità del riscaldamento climatico causato dalle emissioni di combustibili fossili.

Infatti secondo uno studio della Columbia University la polvere atmosferica è aumentata del 55% dalla metà del 1800, mitigando dell’8% gli effetti dei cambiamenti climatici. Lo studio, pubblicato su Nature, avverte che anche gli attuali modelli climatici non tengono conto dell’effetto del pulviscolo atmosferico.

Gli effetti indesiderati sul clima della lotta contro gli aerosol è al centro del progetto Eucaari, promosso dalla Commissione Europea e appena presentato a Helsinki. L’abbattimento delle emissioni potrebbe comportare un aumento di circa 1ºC delle temperature. La collaborazione coinvolge 48 enti di ricerca, tra cui l’Istituto di scienze dell’atmosfera del Cnr.

“Gli aerosol atmosferici, o polveri sottili, riflettendo la radiazione solare e favorendo la formazione di nubi, causano un effetto di raffreddamento del clima terrestre, mascherando in parte il tasso reale del riscaldamento globale indotto dai gas serra”, spiega Stefano Decesari, ricercatore dell’Isac-Cnr che ha preso parte a Eucaari. “L’abbattimento dell’emissione di inquinanti ridurrebbe infatti l’intensità del raffreddamento esercitato dalle particelle di aerosol, comportando un riscaldamento di circa 1ºC su scala globale entro il 2030”.

Cosa fare?

Un risultato preoccupante che arriva dopo tre anni di studi. Il progetto, costato 15 milioni di euro, ha rilevato dati in Europa (In Italia presso la stazione sperimentale Arpa ‘G. Fea’ di San Pietro Capofiume-Bologna), ma anche in Cina, Sud Africa, Brasile e India.

“Abbiamo effettuato misure sia da stazioni al suolo che da aereo e da satellite”, prosegue il ricercatore dell’Isac-Cnr. “Ora grazie a queste ricerche abbiamo una migliore comprensione del ciclo di vita degli aerosol atmosferici e questo ci permetterà di perfezionare i modelli per la predizione del clima e dell’inquinamento e di presentare prospettive più certe circa la loro evoluzione in Europa“.

Cosa fare dunque per evitare le conseguenze negative del contrasto all’inquinamento? “Sicuramente implementare il monitoraggio globale dei cambiamenti nella composizione dell’atmosfera e studiare le tipologie di particolato atmosferico, come gli aerosol carboniosi, responsabili dei maggiori impatti sulla salute. Inoltre, dovremmo adottare nuove politiche per lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie ambientali che permettano di bilanciare gli effetti benefici e negativi della riduzione delle emissioni con studi mirati per le varie regioni del globo”, conclude Decesari.

About Giulia Marongiu

Sono una studentessa universitaria del corso di studi Beni culturali indirizzo storico-artistico. Appassionata di arte e cultura.

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