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Agricoltura: progetto su batteri al posto di fertilizzanti chimici

Agricoltura: progetto su batteri al posto dei fertilizzanti chimici

Il progetto dell’ateneo cagliaritano e di altre Università in ambito agricolo

L’Università di Cagliari è impegnata da tempo su svariati progetti che mirano ad un’agricoltura sostenibile, facendo uso fertilizzanti microbici. Si è giunto a termine da poco il progetto Ortumannu che ha visto coinvolti, oltre al nostro ateneo, l’Enea, il CRS4 e e la Mutah University della Giordania. Il commento di Giovanni Battista De Giudici, mineralogista del dipartimento di Scienze chimiche e geologiche.

L’ importante innovazione in agricoltura

Il ruolo dell’innovazione in agricoltura sta diventando sempre più importante, principalmente alla luce di quelle che sono le conseguenze che queste variazioni climatiche producono come i periodi prolungati di siccità.

Il progetto capitanato dall’ENEA e altri organizzazioni

In questo periodo inoltre è in corso un progetto condotto da ENEAUniversità di Cagliari, CRS4 (Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna) e Mutah University (Giordania) che ha lo scopo di convertire fertilizzanti chimici con microrganismi e batteri che facilitano lo sviluppo delle piante anche in tempi di siccità, incrementando le funzioni del suolo e la produzione agricola .

Ortumannu, progetto contro l’impoverimento dei suoli

Il piano, denominato Ortumannu, grazie all’utilizzo integrato di risorse naturali, biotecnologie e strumenti di caratterizzazione, monitoraggio e modellazione all’avanguardia, punta a contrastare il depauperamento dei suoli e a incentivare una produzione agricola d’alto valore nutrizionale, diminuendo l’uso di fertilizzanti, pesticidi e acqua.

Il progetto Supreme

Già da un triennio i medesimi studiosi lavorano in Giordania a un programma Supreme, una progetto sperimentale di agricoltura sostenibile che converte i fertilizzanti chimici con quelli microbici. Gli eccellenti esiti conseguiti con l’orzo hanno portato a condurre test con il sorgo. Una varietà vegetale del ceppo delle graminacee che viene usata soprattutto per il nutrimento degli animali

Ortomannu in Giordania

Nell’ambito del progetto Ortumannu, il raggruppamento di studiosi dell’ENEA sta lavorando alla caratterizzazione microbiologica del terreno in una stazione agronomica della regione di Al-Ghweir in Giordania. La località è stata scelta per la sperimentazione perché è caratterizzata da suoli improduttivi e scarsità di risorse naturali, a cominciare dall’acqua.

La situazione climatica nel paese medio orientale suddetto

La Giordania viene un decennio una periodo particolarmente difficile in ambito climatico per la scarsità di precipitazioni, e le previsioni indicano inoltre un nuovo aggravamento di questa situazione. Per fare un esempio, nel 2020 le precipitazioni sono il 50% in meno rispetto alla media, nel 2021 il 65%.

Il piano Ortomannu come soluzione

Numerosi contadini hanno smesso di coltivare la terra per la scarsità di acqua. È perciò fondamentale intervenire anche con pratiche non convenzionali, come Ortumannu, per trovare una soluzione sostenibile ma efficace.

La sperimentazione con i batteri

I ricercatori dell’ENEA hanno isolato e identificato dal suolo 40 ceppi di batteri utilizzando il sequenziamento del gene 16S rDNA. Con questi batteri si vuole facilitare la sviluppo delle piante, fissare l’azoto, mobilizzare il fosforo, solubilizzare il potassio e fabbricare siderofori, cioè le materie organiche che condizionano lo sviluppo delle piante.

Il confronto tra fertilizzanti chimici e batteri

I test hanno paragonato le prestazioni dei batteri fertilizzanti con i fertilizzanti chimici abitualmente utilizzati. Ad esempio, rispetto al fosfato biammonico (DAP),le prove in campo hanno dimostrato l’utilità della formula microbica nel facilitare lo sviluppo durante la fase di produzione di fusti secondari del sorgo (accestimento).

Risultati incoraggianti

Il team dei ricercatori ha mostrato inoltre che, in condizioni di siccità, le piante a cui è stato iniettato il biofertilizzante hanno proseguito la propria vita in buone condizioni fisiologiche, rispetto alle piante concimate con fertilizzante chimico.

Il pensiero della ricercatrice

La ricercatrice Chiara Alisi del Laboratorio di Osservazioni e misure per l’ambiente e il clima e referente del progetto per l’ENEA afferma «Ad oggi abbiamo dimostrato che la fertilizzazione con una formula microbica sito-specifica, naturale ed endemica può sostituire quella chimica .Tutto questo nel voler potenziare le pratiche agricole frequentemente basate sull’utilizzo massiccio di fertilizzanti e sullo impiego eccessivo delle risorse idriche, provocando il depauperamento dei suoli. Per questo motivo speriamo di avere un’influenza positiva sulle popolazioni locali che abbiamo già reso partecipi nella ricerca, ma abbiamo anche l’obiettivo di avere a breve dei risultati in questo importante settore agroindustriale».

About Giorgio Saitz

Appassionato di calcio a livello enciclopedico con la passione per l'economia e la giurisprudenza

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