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Vermorel Type 2

Sfilata d’auto d’epoca a Cagliari nelle celebrazioni per Bacaredda

Ottone Bacaredda e il sogno della città nuova. Domenica 18 dicembre sfilata d’auto d’epoca nei luoghi di Bacaredda.

Sfilata d’auto d’epoca domenica 18 dicembre, nell’ambito delle iniziative che l’Assessorato alla Cultura organizza in collaborazione con Il Circolo Sardo Automoto d’Epoca S.C.Q per celebrare il centenario della morte di Ottone Bacaredda.

Un tour con le auto storiche che attraverserà le strade in cui sono presenti i monumenti più significativi della trasformazione urbanistica operata da Ottone Bacaredda. Si parte da piazzale Trento alle ore 10 per terminare al molo Ichnusa di Cagliari, nelle vicinanze di quella che fu la Spiaggia dei Centomila, dove Bacaredda fece costruire, nel 1913, i primi bagni del Poetto, dando luogo allo sviluppo del relativo lungomare.

Saranno dieci le autovetture impiegate tra le quali Lancia Augusta, Fiat Balilla, Riley RME, Fiat 110 E, Morgan 4/4 e Fiat 500 A. E fu proprio nel periodo di maggior vigore dell’attività innovativa di Ottone Bacaredda che a Cagliari comparve la prima autovettura, una Vermorel Type 2, definita dai cagliaritani “carrozza senza cavalli”.

Grafica Ottone Bacaredda 1

Chi era Ottone Bacaredda

  Nato a Stampace da un’agiata famiglia di commercianti, il 20 dicembre 1848, Bacaredda si laureò in legge presso l’ateneo cittadino nel 1871. Emerso già in ambiente universitario per spirito e capacità letterarie, diede vita e diresse il primo giornale goliardico cagliaritano in cui, oltre le facezie studentesche, l’avanzata proletaria, la consapevolezza borghese del ruolo delle classi borghesi, industriali e mercantili, l’anticlericalismo e il positivismo formavano i principali elementi della linea editoriale.

Il giornalismo infatti fu il suo primo sbocco professionale, con corrispondenze letterarie e teatrali inviate ai fogli locali da Firenze e Genova. Tornato in città ed entrato definitivamente in politica, dopo aver anzitutto seduto in consiglio comunale all’opposizione della destra storica, rappresentata localmente dal conte Francesco Maria Serra e dalla sua “consorteria”, fu eletto sindaco a seguito delle elezioni del 1889. Il motto della sua azione amministrativa fu quello della “casa di vetro”, in cui ogni atto della giunta potesse essere controllato dagli elettori, a partire da un esame rigoroso della situazione contabile pregressa.

Questa non era delle più floride e tuttavia, grazie al notevole introito finanziario giunto alle casse comunali dalla vittoria in una causa contro lo Stato, nel 1897, si poté progettare in grande scala avviando un’importante serie di opere pubbliche che, tuttora, connotano indelebilmente la fisionomia cittadina: il nuovo Palazzo Comunale in via Roma, la cucitura e monumentalizzazione dei vecchi bastioni della Zecca e di San Remy, il grande caseggiato scolastico di Piazza del Carmine e varie altre. In questi anni «la crescita urbana, l’istruzione popolare e universitaria, le relazioni tra la funzione cittadina (dal porto, ai servizi burocratici a quelli sanitari) e la fascia rurale circostante, sono i pilastri su cui si fonda un’intensa, ininterrotta azione» di Bacaredda e dei suoi fidi collaboratori (Paolo De Magistris).

La carriera politica

Nel 1899, allo scadere del primo decennio di amministrazione, dopo che il re Umberto I ebbe posato la prima pietra dell’erigendo Palazzo Comunale, Bacaredda si dimise da sindaco e fu eletto alla camera nella XXI legislatura (1900-1904). In parlamento, però, il suo impegno fu scarso e poco entusiastico, per cui dopo tre anni preferì dimettersi. Nel 1905 fu di nuovo sindaco di Cagliari e in questa veste, l’anno successivo, dovette affrontare il “Maggio rosso”, una violenta e sanguinosa rivolta popolare contro il carovita, fomentata dai suoi oppositori politici, che provocò varie vittime e ingentissimi danni materiali. Tra alterne vicende, dopo nuove dimissioni, rientrò in carica dal 1911 al 1917, amministrando la città tra le continue emergenze conseguenza del primo conflitto mondiale, e poi ancora dal 1920 al 1921, in mezzo alle drammatiche turbolenze che portarono alla fine del vecchio “stato borghese” e all’ascesa del fascismo.

Ottone Bacaredda morì, nella sua modesta casa di via San Giovanni, il 26 dicembre 1921, dopo aver sostanzialmente dedicato l’intera sua esistenza a una città «che ancora oggi si riconosce in gran parte in lui e nel suo lungo, proficuo operato fino a restare, nella coscienza collettiva, non come un sindaco – sia pur eccezionalmente longevo, per i suoi trentadue anni di servizio – ma come il sindaco» per antonomasia (Paolo De Magistris).

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