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La Carta de Logu, promulgata da Eleonora d’Arborea alla fine del XIV secolo, è un’opera di fondamentale importanza. Essa è diretta a disciplinare in modo organico alcuni settori dell’ordinamento giuridico dello stato sardo indipendente dell’Arborea.

La Carta, redatta in volgare sardo, è ora riconosciuta dalla storiografia come uno dei più importanti statuti italiani del Trecento. “Pro conservari sa justicia dessu populu de sa terra nostra e de su Regnu d’Arborèe“. L’isola era suddivisa in 4 Giudicati, ovvero i 4 stati autonomi indipendenti che difendevano la Sardegna dalle incursioni dei Mori.

La raccolta di leggi è destinata ai Giudicati sardi ed è composta da 198 capitoli. I primi 132 inerenti al codice civile penale e i restanti 66 al codice rurale. Molto importante è la normativa aggiunta da Eleonora riguardante le donne e l’ecologia.

Eleonora d’Arborea aveva promulgato la Carta de Logu come versione aggiornata ed ampliata della Carta emanata precedentemente da suo padre Mariano IV e già rivisitata dal fratello Ugone III.

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Eleonora d’Arborea, scena di battaglia (dipinto) di Fois Foiso (sec. XX)

La Carta, secondo alcune interpretazioni moderne, segnerebbe una tappa di rilievo verso l’attuazione di uno “stato di diritto“. Uno stato in cui tutti sono tenuti all’osservanza ed al rispetto delle norme giuridiche sviluppando il concetto della conoscibilità della norma e quindi dando la possibilità a tutti i cittadini e agli stranieri di conoscere con certezza di diritto le norme e le relative conseguenze.

L’obiettivo fondamentale era l’organizzazione della comunità e la convivenza degli individui. Traspare inoltre un velo di modernità nel trattamento della condizione femminile edificato da Eleonora.

La Carta analizza la figura della donna in primo luogo come sposa all’interno del matrimonio. Nelle disposizioni successive è considerata nel ruolo di nubile, vergine, adultera, lavoratrice o, come l’uomo, artefice di eventuali reati e perciò perseguibile dalla legge. Nonostante ciò, la violenza fisica subita fuori e dentro dalle mura domestiche, rappresenta l’oggetto di svariate disposizioni che riflettono un attento apprezzamento del genere femminile.

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Il matriarcato in Sardegna

Le donne, forti in ogni luogo e tempo, tenaci e pazienti e proiettate verso il futuro ricoprono un grande ruolo nella storia della Sardegna.

La civiltà matriarcale in Sardegna ha uno sviluppo e una persistenza eccezionale. La sacralità del principio femminile si conserva durante l’era fenicia e anche durante l’era cristiana ed è tramandata fino agli inizi dell’età moderna da una magica rete di “donni di fuora” che, in particolare nelle zone interne contribuiscono al fenomeno antropologico del “matriarcato barbaricino”.

Le tradizioni sarde e le sue leggende, furono studiate con attenzione dalla grande scrittrice Grazia Deledda, e sono strettamente legate alle radici matriarcali.

About Veronica Stefanopoli

Mi chiamo Veronica Stefanopoli, sono una studentessa del corso di Scienze politiche nell' Università degli Studi di Cagliari. Sono una ragazza intraprendente, solare e determinata. Sono molto ambiziosa ed entusiasta di crescere e di sviluppare nuove competenze e abilità.

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