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L’Università di Cagliari propone soluzioni per la difesa delle coste

La Sardegna è in prima linea per la salvaguardia delle coste marine. Con lei anche Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Il cambiamento climatico si conferma essere il nemico più grande.

La macchia mediterranea, accompagnata dalle coste e mari, della Sardegna sono indubbiamente una delle attrazioni più invidiate al mondo. Dietro a ciò vi è però un’azione attenta, mirata a preservare la meraviglia del territorio. Il patrimonio costiero è fragile e soggetto a molteplici rischi. Mareggiate, inondazioni ed effetti erosivi delle attività umane possono avere risvolti molto negativi sulle coste. Per tali ragioni il laboratorio MedCoastLab, diretto dal professor Sandro DeMuro (dipartimento di Scienze chimiche e geologiche di UniCa) sta studiando tecnologie innovative in grado di prevedere queste potenziali minacce.

Il MedCoastLab

Il MedCoastLab è stato creato in associazione con la società Battellieri Cagliari e la cooperativa Sardegna Progetta.

Il laboratorio è specializzato nel fornire dati scientifici multidisciplinari, nello sviluppo di tecnologie all’avanguardia e nella creazione di modelli di scenari geomorfologici costieri. Coordinato dal professor Sandro DeMuro, il MedCoastLab si occupa di prevedere i processi di erosione, trasporto, sedimentazione e di sommersioni temporanee. Ci si muove in direzione di una corretta gestione delle spiagge con l’utilizzo di una mappatura cartografica. In aggiunta vi sono anche l’acquisizione e l’analisi dei dati scientifici e delle misure di centraline di video-monitoraggio costiero.

Il progetto sperimentale “Natural erosion prevision through use of numerical environment” (Neptune) prossimo alla conclusione, era prontato a individuare eventuali fenomeni di rischio, come l’inondazione costiera (“Early warning system”). In particolare, monitorava gli eventi meteomarini che si presentavano in vicinanza del Golfo di Cagliari. Attraverso una attività di video-monitoraggio che si è concentrata su porti, foci fluviali, stagni, lagune e molto altro. Le informazioni scaturite dai video sono state poi elaborate da algoritmi capaci di restituire modelli dei processi morfodinamici, riguardanti la stabilità e la naturalità delle spiagge

Il rischio a cui le spiagge della Sardegna sono più soggette è legato alle attività dell’uomo. La conoscenza scientifica riguardante all’ambiente marino costiero deve essere la base su cui effettuare decisioni e scelte gestionali mirate a contrastare il fenomeno. Altro fattore di rischio si manifesta con l’attuale cambiamento climatico. La salvaguardia del patrimonio ambientale costiero va oltre il territorio sardo, ma tocca tutte quelle regioni che si affacciano sul mediterraneo. Sandro DeMuro con l’aiuto della sua equipe ha formulato una tecnologia in grado di restituire un’accurata scansione dei dati, utili a contrastare i fenomeni di erosione.

Rete internazionale

Non solo la Sardegna si impegna sulla salvaguardia delle coste. Il Centro di ricerca “Mediterranean Coastal and Marine Laboratory” collabora con Nuova Zelanda, Australia e Stati Uniti. Si spera che le soluzioni tecnologiche proposte possano attirare l’attenzione di finanziatori. Ciò aiuterebbe a creare nuove opportunità di sviluppo tecnologico ma anche lavorativo. In tal modo si valorizzerebbero risorse professionali giovanili emergenti e ad altissima competenza.

Attraverso l’analisi dei dati forniti dal Coastal and Marine Geomorphology Group (gruppo di ricerca Unica) si è potuto ricostruire dei modelli digitali delle spiagge con la specifica cartografia tematica. Ciò ha consentito lo studio morfodinamico e ambientale e all’individuazione delle criticità più impattanti.

la Curtin University di Perth ha comparato le caratteristiche costiere del golfo di Cagliari con quelle del sud-ovest australiano. Questo per comprendere al meglio le relazioni che intercorrono tra spiaggia sommersa-spiaggia emersa-duna. L’Università di Aukland invece si è focalizzata sulla previsione delle mareggiate.

Clima, codice rosso entro il 2025.

Il cambiamento climatico rimane comunque uno dei nemici più grandi da contrastare. Il Ipcc(principale organismo scientifico internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici)  ha divulgato che entro il 2025 le emissioni mondiali di gas serra raggiungeranno il loro picco. Per limitare il riscaldamento globale di almeno 1,5°C, le emissioni devono iniziare a diminuire del 43% entro il 2030. Gli effetti del cambiamento climatico sono ormai fin troppo evidenti e ce bisogno di un cambio di direzione. È spontaneo chiedersi quanto effettivamente le nazioni abbiamo intenzione di emarginare la catastrofe. Mentre si svolgono conferenze mondiale sul clima, che non danno risposte immediate e univoche, l’ambiente e milioni di persone stanno già soffrendo le conseguenze legate a tali cambiamenti.

About Stefania Fanni

Ciao! Sono Stefania e studio scienze della comunicazione. Mi piace perdermi tra le pagine di un libro o in qualche sala cinematrografica. Il mio unico vero amore rimane comunque il disegno e sogno di diventare un'artista.

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