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Risparmiare sulla bolletta grazie alla casa connessa

La casa connessa domina all’Ifa di Berlino: l’Internet delle cose diventa comprensibile al grande pubblico

Abbassare di un grado il riscaldamento in inverno, rinunciare a qualche ora di aria condizionata e fare docce più brevi potrebbero aiutare l’abbassamento delle bollette, ma un aiuto reale, soprattutto sul lungo termine, potrebbe venire dall’IoT, quell’Internet delle cose che finalmente comincia ad affermarsi nelle case degli italiani, dando vita alla casa connessa. 

Fino a poco tempo fa deriso e incompreso, l’IoT riguarda un campo di applicazione vastissimo che va dai sensori per i terremoti alla mobilità ma che è già declinato in quella ‘casa connessa’ alla quale puntano i produttori di tecnologia di consumo per reinterpretare il mondo degli elettrodomestici, grandi e piccoli, e renderli più appetibili sul mercato.

Dalla pandemia alla crisi energetica

Quante volte è capitato di accendere il forno e, nell’attesa che vada a temperatura, dedicarsi ad altro al punto che quello ha continuato a consumare energia finché non ci si è ricordati che era ora di infornare? O quante volte è successo di rinunciare a mandare la lavatrice nella fascia oraria più conveniente perché la bolletta è praticamente inintelligibile?

Ecco: la casa connessa viene in soccorso proprio in queste situazioni: per ottimizzare i tempi, le risorse e, quindi, i consumi. Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire, se si tratta di cambiare tutti gli elettrodomestici di casa per risparmiare qualche spicciolo sulla bolletta.

Quanto si può risparmiare

Gli ultimi mesi, però, ci hanno dimostrato che non si tratta esattamente di spiccioli, che le bollette elettriche sono in alcuni casi addirittura raddoppiate e che le prospettive non sono rosee, né a medio, né a lungo termine. Che la crisi energetica, insomma, è destinata a durare oltre la guerra in Ucraina e che la speculazione e l’inflazione sono qui per restare ancora per un bel po’.

La strada della casa connessa è iniziata molto tempo prima che la situazione precipitasse, ma come molto spesso accade, si tratta di una tecnologia che ha acquisito un senso per il consumatore nel momento in cui è diventato misurabile, in particolare in bolletta.

All’Ifa di Berlino, tornato dopo due anni di assenza, dominavano tre ambiti: la sicurezza della casa, la domotica e l’Iot. Tre aree strettamente interconnesse e sulle quali i grandi gruppi come Samsung, LG e Haier  hanno deciso di investire molte risorse.

“Legando insieme i prodotti” sintetizza Emanuele De Longhi, capo del marketing di Samsung, “creiamo un ecosistema che ci aiuta a spendere meno”. Una riduzione dei consumi che passa anche per il risparmio di un’altra risorsa che diventa ogni giorno più preziosa: l’acqua. Ed è qui che entra in gioco un’altra protagonista della casa connessa: l’Intelligenza artificiale. “Ci sono convinzioni difficili da sfatare: ad esempio che una lavatrice con un cestello grande serva solo a chi ha molto bucato da lavare o di grandi volumi, mentre serve soprattutto a lavare meglio e quindi a risparmiare. L’Intelligenza artificiale che abbiamo inserito nelle nostre lavatrici, ad esempio, analizza i cicli di lavaggio che si fanno e, attraverso la app, dà suggerimenti su come migliorarli”.

La casa connessa non è un insieme di gadget

Ma la casa connessa viene incontro al consumatore anche in modi più immediati: ad esempio inviando una notifica sul televisore per far sapere quando il ciclo della lavatrice è finito o quando il forno ha raggiunto la temperatura. E presto arriverà quello con telecamera interna per tenere d’occhio la cottura da qualunque punto della casa e senza dover aprire lo sportello e disperdere calore.

E per rendere la casa connessa un elemento sempre più integrato, Samsung ha stretto degli accordi con alcuni mobilifici perché gli elettrodomestici forniti con le cucine siano già smart.

La gestione dei consumi

Un altro colosso della tecnologia di consumo, Haier, è entrata nel mondo dell’IoT da otto anni e applica le sue risorse ai marchi acquisiti di recente come Candy e Hoover. “Quando si è cominciato a parlare di casa connessa” dice Piergiorgio Bonfiglioli, direttore marketing IoT di Haier Europa, “si parlava di tecnologia apparentemente fine a se stessa, ma poi si è passati a parlarne come di una soluzione per i problemi quotidiani, a partire dalla gestione dei consumi. La gente non capiva di cosa parlassimo e così abbiamo cambiato approccio e siamo andati sul beneficio che prodotti funzionali possono dare rispetto a qualcosa che il cliente deve utilizzare”.

Non tutti gli elettrodomestici sono così immediatamente smart, però. “È innegabile che ci siano prodotti più vicini alla ‘smartizzazione’ perché portano benefici visibili al cliente” continua Bonfiglioli, “come nel caso del condizionatore d’aria che posso controllare da remoto. O della lavatrice che dallo smartphone mi permette di scegliere fino a 80 programmi per scegliere quello giusto per lavare – ad esempio – uno zaino. Poi ci sono altre funzionalità di background o ancora sperimentali che oltre a ottimizzare i consumi permettono di gestire al meglio il tempo”.

Dalla lotta all’inquinamento alla lavatrice in affitto

È il caso degli accordi che il gruppo Haier ha stretto con alcuni fornitori di energia in Italia che fanno dialogare gli elettrodomestici con il contatore della luce e suggeriscono gli orari migliori in cui avviare un programma in relazione alla fascia più economica. O della connessione con le app di meteo che suggerisce al cliente se non è il caso di aspettare a mandare la lavatrice visto che secondo le previsioni a fine del ciclo di lavaggio verrà giù il diluvio e i panni rischiano di restare umidi nel cestello

“Dalla casa connessa” dice ancora Bonfiglioli, “ci aspettiamo che educhi il cliente al risparmio e alla buona gestione delle risorse, ma anche che fornisca informazioni sulle abitudini dei consumatori per fornire soluzioni che siano più adatte a loro”. Una soluzione offerta è ad esempio quella della lavatrice ‘in affitto’ Washpass di Haier. Come accade già con alcune stampanti, non si diventa proprietari dell’elettrodomestico, ma si paga una cifra iniziale compresa tra i 100 e i 150 euro e un abbonamento mensile di 10 euro per ricevere a casa le ricariche di detergenti professionali che la macchina doserà in base alle esigenze e al tipo di bucato. Il canone include anche manutenzione e riparazione.

Oppure la linea di lavatrici e asciugatrici Bespoke AI di Samsung che riducono il rilascio di microplastiche dagli indumenti del 54%, grazie a una tecnologia di filtraggio che le cattura e con la tecnologia AI Ecobubble impiegano acqua fredda anziché calda e senza bisogno di aumentare i tempi dei cicli di lavaggio, per  ridurre del 70% il consumo energetico.

 

Educare il consumatore

Offrendo un ampio catalogo di prodotti che vanno dalle smart tv ai condizionatori, anche LG come Samsung e Haier può contare su un ecosistema governato da un’app per smartphone – LG ThinQ – disponibile per Android e iOS, che consente di controllare da remoto, impostare il risparmio energetico, effettuare diagnosi sullo stato di salute degli elettrodomestici e avere indicazioni utili sul loro utilizzo.

“Sul fronte del risparmio energetico, per esempio” aggiunge Zearo, “l’app permette di tenere monitorati i consumi degli elettrodomestici di casa tra cui climatizzatori, frigoriferi, lavatrice, asciugatrice, lavastoviglie, ecc. e consente di intervenire con azioni ad hoc per tenerli sotto controllo. È possibile per esempio impostare la modalità risparmio energetico sul frigorifero quando ci si allontana da casa per qualche giorno o attivare la modalità boost quando si sta rientrando a casa con prodotti freschi e surgelati che hanno bisogno di un raffrescamento immediato. L’app permette anche di scaricare dei programmi personalizzati per la lavatrice e asciugatrice pensati per specifiche tipologie di bucato in modo da evitare di fare lavaggi lunghi e dispendiosi inadatti al carico di bucato. Fornisce inoltre informazioni utili per la corretta manutenzione degli elettrodomestici: per esempio per i climatizzatori calcola il tempo di operatività e segnala quando è necessario effettuare la pulizia dei filtri dell’aria”.

L’alleanza dell’IoT

Ovviamente non si può non tenere conto degli assistenti vocali, così l’app LG ThinQ ha un’architettura flessibile e scalabile che le permette di dialogare con ecosistemi di intelligenza artificiale di terze parti come Amazon Alexa o Google Home.

Ma al di là degli assistenti vocali, come già Haier anche LG vuole ampliare lo spazio di utilizzabilità della sua app rendendola accessibile ad altri prodotti. “L’ecosistema ThinQ risponde a un criterio di open innovation e open collaboration” dice ancora Zearo, “e fa parte del Consiglio di Amministrazione della Connectivity Standards Alliance (organizzazione leader mondiale nello sviluppo, nell’implementazione e nella promozione di standard universali in materia di Internet of Things) e del Consiglio di Amministrazione della Home Connectivity Alliance (organizzazione dedicata allo sviluppo e al miglioramento della smart home experience grazie a dei modelli di collaborazione e innovazione aperti)”.

Si tratta di associazioni che hanno l’obiettivo di sviluppare protocolli open-source per la connessione tra dispositivi domestici smart e di consentire la perfetta compatibilità tra dispositivi e servizi sviluppati da produttori differenti grazie al potenziamento e all’attuazione di linee guida in materia di interoperabilità Cloud-to-Cloud.

L’auspicio, insomma, è che lavatrici e condizionatori si dimostrino più intelligenti dei personal computer e finiscano per operare tutti in un unico ambiente IoT senza costringere il cliente a saltellare da un sistema operativo all’altro.

Ma se la bolletta comincia a pesare in modo quasi insostenibile sulle finanze degli italiani, quanto cosa rivoluzionare la casa e renderla connessa? Abbiamo fatto un’ipotesi di spesa sia con Samsung che con Haier e il risultato non cambia: sostituire frigo, forno, lavatrice, lavastoviglie, microonde e piano cottura (ovviamente a induzione) con elettrodomestici connessi costa intorno ai 4.000 euro.  

About Camilla Lai

Sono Camilla, ho 22 anni e sono nata a Cagliari nel Maggio del 2000. Studio Beni Culturali e Spettacolo all’Università di Cagliari.

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