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protossido di azoto
protossido di azoto

Partorire senza dolore, con il protossido di azoto

Progetto dell’Ares, si utilizza il protossido di azoto

Diventare mamme soffrendo di meno e vivendo il momento del parto nel miglior modo possibile: è questo l’obiettivo del progetto che Ares Sardegna, attraverso il Servizio Technology Assessment, sta avviando con l’acquisizione dei sistemi di partoanalgesia con protossido di azoto destinati alle strutture di Ginecologia e Ostetricia degli ospedali dell’Isola.

Con la legge n.38 del 15 marzo 2010 e con l’inserimento della partoanalgesia tra i LEA è stato, infatti, sancito il diritto della donna a scegliere di partorire senza dolore. Un gas che, una volta inalato, riduce l’ansia e allevia la sensazione dolorosa.

Protossido di azoto

Noto come gas esilarante, si usa per partorire con una modalità indolore, senza perdere coscienza.

I racconti del parto si dividono in due categorie: ci sono quelli belli nonostante il dolore, con emozioni forti e piccoli dettagli. E poi ci sono i racconti di un trauma nato insieme al neonato. Sempre di più le donne in gravidanza si preparano ad accogliere il dolore del parto, a dargli un significato, a trovare gli strumenti per alleviarlo. La voce, le posizioni, il ballo, l’ambiente familiare, la musica e gli odori sono di aiuto. Poi c’è l’analgesia. L’epidurale è la soluzione più conosciuta, non solo per i vantaggi ma anche per alcuni suoi limiti. Poche donne conoscono invece l’anestetico inalatorio noto come gas esilarante: il protossido d’azoto.

Il protossido d’azoto viene miscelato in parti uguali con l’ossigeno e, inalato, agisce sul sistema nervoso centrale stimolando la produzione di endorfine. Ha un effetto analgesico, ansiolitico e lievemente euforizzante. In Italia è autorizzato dal 2012 per uso ospedaliero. Utilizzato in pediatria e in alcuni reparti di ostetricia per alleviare il dolore delle partorienti durante il travaglio e il parto. La donna rimane sveglia e cosciente per tutto il tempo e mantiene il contatto con il suo corpo e con il bambino. Non ci sono effetti collaterali o rischi, né per la mamma né per il bambino, poiché il gas non viene metabolizzato, per questo motivo il suo utilizzo può essere prolungato anche per ore.

Cosa dice l’esperto

L’Istituto Clinico Città di Brescia (ospedale privato convenzionato del Gruppo San Donato) è stato uno dei primi centri in Italia, nel 2016, a introdurre il protossido d’azoto nelle sale parto, da poco spostate presso l’Istituto Clinico Sant’Anna, sempre a Brescia. 

Il dottor Carlo Gastaldi, responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia, da anni crede nell’efficacia di questo analgesico: “Lo consigliamo moltissimo – commenta – perché rilassa la donna ma garantisce una partecipazione concentrata. L’effetto è rapido e svanisce in tempi brevi, ma soprattutto la mamma è autonoma nella gestione dell’inalazione, può decidere quando azionare la valvola che regola il fluire del gas nella mascherina posizionata su naso e bocca, oppure può togliere la mascherina e inalare direttamente dal tubo. La sensazione di benessere è immediata, ma raggiunge il suo apice a tre minuti dall’inalazione. La futura mamma in poco tempo impara ad ascoltare le sue contrazioni e a inalare il gas in modo autonomo e mirato, anticipando l’arrivo del dolore più forte”.

About Barbara Santagati

Nata il 16 Novembre 1995 a Cagliari. Laureanda in Beni culturali e spettacolo. Mamma di Leo.

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