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Sardegna: una delle regioni più penalizzate dalla pandemia

La Sardegna è una delle regioni italiane più colpite dagli effetti della crisi sanitaria nel biennio 2020-2021.



Dopo aver chiuso il 2020 con un pesantissimo -9,6%, l’economia regionale è stata connotata nel 2021 da una buona ripresa del settore turistico, seppur con le difficoltà legate alla questione dei trasporti, da una ripresa del settore delle costruzioni e dell’export petrolifero: quest’anno il PIL regionale dovrebbe registrare una crescita superiore a quella media delle regioni del Mezzogiorno, ma al contempo ben lontana da quanto atteso per il PIL nazionale.

Nell’ipotesi di un fine anno senza chiusure eccezionali, la CNA stima infatti una crescita regionale che faticherà a superare il +4% (+3,5% la stima per il Mezzogiorno), contro una crescita nazionale fissata al +6,7%.

È quanto si evince dall‘ultimo dossier del centro studi della Cna Sardegna che analizza lo stato dell’economia regionale nel biennio pandemico. Dallo studio emerge un contesto isolano che, anche in una fase di crescita nazionale per certi versi euforica, rimane frenato dai solito e noti deficit strutturali: le difficoltà delle sue piccole e medie imprese, la scarsa propensione all’innovazione, la bassa diversificazione del tessuto economico, il peso del settore turistico-ricettivo (croce e delizia in questa crisi pandemica), l’elevata quota di lavoratori precari e stagionali, la bassa qualità del credito, l’alto livello delle importazioni e la poca propensione all’export.

“Con il periodo natalizio alle porte l‘economia della Sardegna si prepara a mettere a bilancio un 2021 di buona ripresa anche se lontano dalla performance prodotta a livello nazionale – evidenziano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna -. Per non pregiudicare ma irrobustire e consolidare la crescita economica e affrontare con un po’ di speranza il 2022 diventa fondamentale intervenire tempestivamente per limitare i danni e garantire la tenuta delle decine di migliaia di piccole e medie attività economiche messe in ginocchio dalla crisi sanitaria.

Tra le tante criticità ancora irrisolte ci sono il nodo trasporti da e per la Sardegna; la crisi del settore artigiano; la necessità di supportare la domanda di liquidità delle piccole e medie imprese; la priorità da dare a politiche del lavoro che affrontino il tema della disoccupazione giovanile; la centralità dello sviluppo locale, in particolare dei comuni dell’interno, e la diversificazione territoriale e temporale dei flussi turistici; il supporto all’internazionalizzazione delle imprese, non solo in ambito manifatturiero, ma anche turistico e ricettivo.

La possibilità offerta dal PNRR e dalle risorse Europee del settennio 2021/2027 offre l’occasione storica per superare le criticità strutturali dell’economia isola.

La Regione – concludono Tomasi e Porcu – apra il confronto con le forze sociali per definire un programma di allocazione delle risorse su progetti capaci di produrre ricadute nel medio lungo periodo”.

Il dossier della Cna:


In generale la capacità di ripresa dell’economia italiana ha superato ogni più rosea aspettativa e le previsioni di crescita del PIL nazionale sono state riviste continuamente al rialzo.

A fine anno l’Italia potrebbe registrare una crescita ben superiore del +6,0% previsto dal Governo nella nota di aggiornamento al DEF pubblicata a fine settembre (già l’OECD a dicembre ha ritoccato le sue previsioni portandole al +6,3%).

Il successo della campagna vaccinale e la riduzione della quota di positivi che necessita di ricovero ospedaliero hanno alimentato la fiducia di imprese e consumatori.

Va detto che da questo punto di vista la nostra nazione si presenta all’appuntamento con la quarta ondata epidemica in una condizione migliore rispetto agli altri paesi europei e la Sardegna, grazie ad una percentuale di vaccinazioni superiore alla media nazionale (74,1% il totale vaccinati con due dosi in rapporto alla popolazione al momento in cui si scrive, secondo posto tra le regioni italiane dietro la Toscana), mostra parametri sanitari sotto controllo.

Tenendo conto delle recenti tendenze sanitarie e dell’evoluzione delle strategie di contenimento dell’epidemia, al fine di aggiornare lo scenario previsionale per l’economia regionale, la CNA ha stimato la congiuntura partendo da una misura degli andamenti economici sulle diverse componenti del PIL: spesa finale di famiglie, residenti e non residenti (e quindi turisti), spesa della PA (tra cui sanità, scuole e protezione sociale), investimenti (macchinari e costruzioni), import ed export.

Se si guarda all’intero biennio pandemico l’economia sarda potrebbe far registrare uno dei risultati peggiori nel panorama regionale italiano (-5,9% il PIL previsto per il 2021 rispetto al livello pre-pandemico), precedendo nella classifica delle regioni più colpite soltanto Valle d’Aosta, Trentino Alto-Adige e Calabria.

I fattori di vulnerabilità:


Debolezza delle piccole imprese e crisi di liquidità. Per spiegare questo risultato il primo aspetto da considerare riguarda la debolezza del sistema delle imprese, mediamente di piccole e piccolissime dimensioni e largamente sottocapitalizzate.

Le difficoltà delle imprese si riflettono direttamente sulla domanda aggregata in termini di redditi e investimenti (macchinari, impianti e edilizia non residenziale) ed è soprattutto la scarsa capacità di autofinanziamento delle piccole e medie imprese a giocare un ruolo frenante.

Il tasso di interesse medio pagato dalla PMI sarde a giugno 2021 è arrivato ad essere il più elevato tra tutte le regioni italiane.

Questo elemento, unito all’alto livello dello stock di crediti deteriorati, espone il sistema al rischio di una più marcata restrizione del mercato del credito nel momento in cui verranno a mancare le coperture fiscali e monetarie che hanno sostenuto le imprese nell’ultimo biennio.

Vulnerabilità del mercato del lavoro. Altro fattore di forte vulnerabilità è legato alla struttura del mercato del lavoro, che si caratterizza per una quota elevata di lavoratori precari (il 18,5% nella media 2020, quinto valore più elevato tra le regioni italiane) e da alti livelli di disoccupazione giovanile (18,8% nella classe di età 24-34 anni nella media del 2020, 14,1% la media nazionale).

A questo va aggiunto che, in tempi normali, la Sardegna era arrivata ad essere la quarta regione italiana per incidenza del turismo sull’occupazione e la terza per incidenza sul valore aggiunto: è ben noto che il settore turistico (ricettività, trasporti, ristorazione, intrattenimento) è quello che sta pagano le conseguenze maggiori della crisi attuale, specialmente dal lato della domanda internazionale.

Export legato ai prodotti petroliferi. Una parte della ripresa del 2021 deriva dalla crescita delle esportazioni.

Nei primi nove mesi del 2021 il valore dei prodotti regionali esportati è cresciuto del +54%, tuttavia, gran parte di questa crescita è dovuta al settore dei prodotti petroliferi raffinati (alimentata dalla rapida ripresa dell’economica globale e dall’aumento dei prezzi), mentre meno brillante è stata la performance del settore manifatturiero e di quello agroalimentare.

In ogni modo, le esportazioni contribuiscono molto meno della media nazionale alla formazione di ricchezza della Sardegna (18,5% nella stima per il 2021 contro il 26% medio nazionale e il 40% di Veneto ed Emilia-Romagna).

Elevato livello di importazioni. Viceversa, il livello delle importazioni, che determina il contributo estero netto alla formazione del reddito regionale, definisce un deficit strutturale delle partite correnti tra i più elevati in Italia.

Le regioni che mostrano un livello di importazioni nette più elevato, specialmente quando l’import non è caratterizzato dall’acquisto di prodotti intermedi o semilavorati per le produzioni destinate all’export, risultano più vulnerabili in questa fase, caratterizzata dalla forte crescita dei prezzi alle importazioni e dal funzionamento singhiozzante delle catene di approvvigionamento globali.

About Roberto Serra

Studente di archeologia con la passione per il cinema

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