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Ceremony for the naming of the Press Room after late Maltese journalist Daphne Caruana Galizia.

Lancio ufficiale del Premio per il giornalismo Daphne Caruana Galizia

Martedì 22 giugno alle 14:00, verrà lanciato il sito web per presentare le iscrizioni al Premio Daphne Caruana Galizia. Un riconoscimento importante per il giornalismo. L’evento si terrà presso il Press Club Brussels Europe.

Alla sessione parteciperanno Matthew Caruana Galizia, uno dei figli di Daphne Caruana, e David Casa, Questore e deputato al Parlamento Europeo e Heidi Hautala, Vice-Presidente e deputato al Parlamento europeo.
Il Premio, istituito con il sostegno del Parlamento europeo, è un omaggio alla giornalista investigativa e blogger maltese assassinata nell’ottobre 2017. Ogni anno si assegnerà al miglior lavoro giornalistico volto a promuovere o difendere i principi e i valori fondamentali dell’Unione europea. I parametri saranno scelti tra testi legati alla dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto e diritti umani.

Il Premio è aperto a giornalisti professionisti e team di giornalisti professionisti di qualsiasi nazionalità. Si potranno presentare storie di approfondimento pubblicate o trasmesse da un media con sede in uno dei 27 Stati membri dell’Unione Europea.

Il vincitore sarà selezionato da una giuria indipendente composta da rappresentanti della stampa e della società civile dei 27 paesi dell’UE. A loro inoltre si affiancheranno i rappresentanti delle principali associazioni europee di giornalismo.

Il Premio e il montepremi di 20.000 euro dimostrano il forte sostegno del Parlamento europeo al giornalismo investigativo e alla tutela dei giornalisti.

Chi era Daphne Caruana Galizia

Era titolare dell’inchiesta “Maltafiles”, filone dello scandalo conosciuto come “Panama Papers – cominciato con un “leak” di documenti riservati provenienti dallo studio legale Mossack Fonseca, che aveva consentito di svelare i depositi su conti off-shore di esponenti politici e imprenditori delle classi dirigenti di mezzo mondo (a quel leak aveva contributo anche Daphne).

Ma si occupava anche di molti altri casi: come quello dei cosiddetti passaporti d’oro; i documenti venduti a cittadini stranieri senza controlli o a individui coinvolti in attività illegali. Indagava sui traffici illeciti, come l’acquisto da parte di Malta del gas proveniente dall’Azerbaijan a costi fuori mercato. Quindi il riciclaggio di denaro sporco: Malta, tristemente divenuta crocevia della finanza nera internazionale, operava per mezzo di una banca di proprietà iraniana e clientela russa e azera, la “Pilatus, che aveva una propria filiale sull’isola.

Le inchieste di Daphne non passavano inosservate: l’additavano come “strega” da bruciare, l’avevano trascinata quarantasei volte in tribunale per diffamazione, le congelavano i conti in banca. Il “potere” che dirigeva i fili di queste trame criminali aveva da tempo intuito la pericolosità della giornalista. Le sue parole taglienti, come solo quelle che dicono il vero sanno esserlo, facevano paura.

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