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Salvatore Garau
Salvatore Garau

Le opere che non esistono

Salvatore Garau, che ha fatto “dell’assenza una materia prima”, ha venduto una scultura invisibile per 15mila euro. “Stiamo vivendo un momento in cui la nostra fisicità è sostituita dalle immagini virtuali. Il nostro essere carne e ossa deve fare i conti con l’assenza che è la vera presenza in questi tempi”.

 “La scultura immateriale non la vedi con gli occhi, ma con il cuore – spiega Salvatore Garau dopo la vendita all’asta della sua scultura invisibile “Io sono” a 15.000 euro (12.000 di offerta e il restante di diritti).
La casa d’aste Art-Rite di Milano, specializzata in opere moderne e contemporanee, difende l’autore e l’opera venduta: -Abbiamo venduto il niente? Sì, ma affermare che il niente sia il nulla è sbagliato- dice filosoficamente Federico Bianchi, socio fondatore di Art-Rite.

Ricordate la favola “I vestiti nuovi dell’imperatore?” Ecco, le opere di Garau sono come quei vestiti… Invisibili

Le opere di Garau, fatte di sola aria, prendono forma grazie all’immaginazione di chi osserva, e il loro impatto ambientale è pari a zero. Inoltre, non sono riproducibili in rete: a differenza dell’arte digitale degli NFT, le sculture di Garau non sono pixel, non sono un’immagine, ma sono la sua negazione. Dopo l’acquisto, l’acquirente ottiene il certificato di proprietà.

L’insostenibile impercettibilità delle sculture immateriali fa il giro del mondo

Tutte e sette le sculture immateriali, facenti parte della collezione dell’artista sardo, sono state “immaginate” sia per usi pubblici che privati. Infatti, nascerà di fronte alla Federal Hall, a pochi passi dalla Borsa di New York, “Afrodite piange”, la terza della serie. Le altre opere verranno collocate in svariate città sparse per il mondo. La realizzazione di questo progetto è stata resa possibile grazie al sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, il quale ha dedicato all’artista sardo un focus in anteprima e una “stanza virtuale” sulla piattaforma dedicata all’arte e alla cultura italiane.

Da dove nascono le idee dell’artista sardo?

L’artista ha preso, sicuramente, ispirazione dal ready made di Marcel Duchamp, una serie di opere che si basano su un concetto secondo il quale qualunque oggetto, di uso comune, diventa arte se è un artista ad affermarlo. Ma Garau si è spinto oltre, arrivando a sostenere che, anche, il nulla può essere un’opera d’arte, purché lo dica un artista. Tale concezione strizza l’occhio all’ arte Concettuale degli anni Sessanta, che ha visto la nascita, ad esempio, del “Manifesto per l’Esposizione internazionale di Niente”, la cui paternità è da attribuire a Enrico Castellani, Otto Piene e Piero Manzoni.

About Camilla Maccioni

Classe 2003, futura diplomata al liceo classico (almeno così si spera). Oltre alle lingue morte si dedica allo studio della chitarra classica e sogna di poter diventare concertista. La scrittura l'ha sempre affascinata, e per questo si sta avvicinando, a piccoli passi, al mondo giornalistico.

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