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scritte, iscrizioni e graffiti coesione lingua romana

Le scritte oscene sui muri provano l’unità dell’impero romano

A coloro che alla lettura del titolo – “Oltre Pompei: graffiti e altre iscrizioni oscene dall’Impero Romano d’Occidente” – avranno sollevato il sopracciglio, o atteggiato il labbro ad un sogghigno, o accennato una risatina imbarazzata.

La vostra espressione si bloccherà non appena avrete aperto la prima pagina di questo libro, che è un testo di altissima erudizione e raffinata filologia per lo studio dell’evoluzione della lingua latina volgare. Uno studio su un lessico osceno in graffiti e iscrizioni, analizzato scientificamente da glottologi. Questo dato di fatto spiazzante non impedisce una lettura decisamente divertente del testo. E i disegni graffiti, la cui qualità artistica non è il caso di commentare, nella loro caratterizzazione rozzamente erotica danno l’impressione di un’attualità sconcertante. Perché “hanno la varietà e i toni stessi della vita, crudi talvolta, ma efficacemente reali nel connotare situazioni, sentimenti e aneliti di uomini che non hanno fatto la Storia, ma sono senz’altro essi stessi momenti di quella storia che investiva la società dell’epoca”.

Le scritte (sovente insulti), graffite con strumenti improvvisati, non avevano – appunto – la finalità di passare alla Storia. Inoltre la loro grammatica e ortografia sono “basse”. Ma proprio per questo sono preziose per documentare l’evoluzione della lingua latina popolare. Lingua tutt’altro che letteraria ma comunque parlata da chiunque fosse abbastanza istruito da saper scrivere un graffito su un muro, su un piatto, sul collare di una schiava.

Questi documenti raccolti in territori lontanissimi dell’Impero, dalla Germania all’Africa, in un arco di tempo di alcuni secoli, si aggiungono a quelli già restituiti dagli scavi di Pompei. Questi però si fermano, inevitabilmente, all’anno dell’eruzione: 79 d.C.

L’unità culturale dell’Impero è documentata dall’uniformità di questa lingua bassa e copre anche tutti i termini anatomici, scatologici, sessuali. Termini che i curatori hanno cura di tradurre con scrupolosa precisione in italiano, in tutta la loro crudezza. La traduzione, scrive nella premessa.

L’uomo è cambiato poco

Stefano Rocchi, che insegna filologia classica all’Università di Pavia, sostiene: “è schietta e scevra di inibizioni. Proprio come si conviene alle tematiche trattate. Faranno forse sorridere e pensare come in fondo l’uomo poco o nulla cambi. Il pensiero correrà senz’altro alle scritte sulle colonne di portici e nei bagni pubblici delle nostre città. Oppure al fenomeno degli haters più o meno anonimi attivi sui social”.

Non mancano, fra le incisioni rinvenute nei luoghi più incongrui, testi a volte allusivi, o anche colti, o enigmistici, o parodistici di poesia amorosa con citazioni erudite che spiazzano ulteriormente il lettore moderno. Il volume, curato da Stefano Rocchi e Roberta Marchionni, è pubblicato da Deinotera Editrice.

About Barbara Mancosu

Studentessa in Beni Culturali e Spettacolo

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