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catcalling, molestie di strada

No al catcalling: una battaglia contro le molestie

L’88% delle donne italiane dichiara di essere stata vittima di catcalling. Fischi, commenti, allusioni sessuali, suoni di clacson, battute o inseguimenti sono tutti esempi di catcalling.

Il termine catcalling (o street harassment) indica l’insieme di comportamenti che parte dai fischi e arriva ai gesti volgari e alle allusioni sessuali. Il termine nasce in contesto anglosassone e non esiste un corrispettivo italiano così esplicito. L’espressione nasce dai richiami che vengono fatti ai gatti per ottenere la loro attenzione. Il risultato, però, è il senso di disagio, paura, rabbia e, alle volte, anche vergogna.

“La donna viene spersonalizzata, percepita solo come un oggetto che cammina e su cui riversare le proprie attenzioni sessuali.” – spiega la psicoterapeuta cagliaritana Diletta Mureddu, responsabile delle politiche di genere della Cgil sarda. – “L’autore di questi apprezzamenti gratuiti e non graditi è un uomo immaturo e incapace di tenere a freno i suoi istinti primordiali, è colui che vede nella donna solo un corpo senz’anima”.

Sui social

Nei giorni scorsi l’argomento è venuto alla luce dopo lo sfogo di Aurora Ramazzotti sui social. “Appena mi tolgo la giacca sportiva perchè sto correndo e fa caldo devo sentire fischi, commenti e altre schifezze. Mi fa schifo.”. L’esposizione, dovuta al fatto che l’influencer 24enne è seguita su Instagram da oltre due milioni di follower, ha aperto il dibattito sui social network, ma ha scatenato anche numerose polemiche.

Alla discussione sul catcalling si è aggiunto lo youtuber Damiano Coccia, Er Faina, autore di un’uscita infelice che ha scatenato numerose contestazioni e attacchi personali da parte di diversi utenti social.  Lo youtuber ha successivamente fatto retromarcia: ha pubblicato un video di scuse, dichiarando di aver capito il suo errore.

Ha preso posizione anche l’attrice Vittoria Puccini, che in tv ha dichiarato: “L’ho vissuto sulla mia pelle. Mi ha sempre dato fastidio. È una violenza, un aggressione. Da ragazzina ho subito queste molestie e ti lasciano un segno di disagio. Nessuno deve permettersi di farlo, soprattutto ad una ragazza giovane che non ha la forza di farsi scivolare queste molestie”.

Un problema che esiste da tempo

Non si tratta di un problema nato recentemente. Sono numerosi gli esempi del passato che fanno intendere che la discussione, scoppiata solo negli ultimi tempi, fa riferimento ad una situazione che si protrae da diverso tempo. 

Basta aprire la pagina instagram “sonosolocomplimenti” per avvertire il disagio che un numero spropositato di persone è costretto a subire ogni giorno. Il catcalling è il punto di partenza per molestie ancora più pesanti, ma non per questo deve essere ritenuto meno grave. Nell’account è possibile leggere dichiarazioni anonime di molestie subite dalle ragazze sin dall’età prepuberale.

L’Associazione Differenza Donna fa un ritratto impietoso del fenomeno: “Le molestie di stradasono l’espressione del potere del genere maschile su quello femminile. Sono il frutto di una cultura patriarcale che considera il corpo delle donne un oggetto da ricondurre esclusivamente al desiderio maschile.”.

Il futuro

L’esposizione degli scorsi giorni ha fatto nascere numerosi movimenti di opinione, che tendono a dare sempre più visibilità al fenomeno del catcalling. La strada è ancora lunga, anche per la difficoltà a dare una connotazione giuridica al problema. In alcuni Paesi, come in Francia, le molestie di strada sono già considerate un reato e prevedono sansioni pecuniarie sino a mille euro. “Al Senato è fermo il progetto di legge del deputato Alessandro Zan, inspiegabilmente bloccato da alcune forze politiche dopo la prima approvazione alla Camera” – ricorda Diletta Mureddu.

Il via libera definitivo assicurerebbe conseguenze penali per chi commette atti di discriminazione fondati sul sesso, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. Con l’approvazione del progetto di legge “si arginerebbe il problema delle molestie contro le donne, così come quello degli insulti omofobi e transfobici. Sarebbe una grande conquista di civiltà e di rispetto”

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About Barbara Mancosu

Barbara Mancosu
Studentessa in Beni Culturali e Spettacolo

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