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Teatro: Il crogiuolo on line, rassegna APRILE RESISTENTE


La pandemia persiste, continua, ormai da più di un anno, a condizionare le nostre vite. I comparti della cultura e dello spettacolo sono in grande sofferenza, i teatri sono ancora desolatamente chiusi, gli artisti e gli operatori sono in sofferenza.

Ma molti teatri resistono, strenuamente, non si arrendono. Ne è l’esempio Il crogiuolo, la storica compagnia cagliaritana fondata da Mario Faticoni e diretta da Rita Atzeri, che, nonostante tutto, vara la rassegna APRILE RESISTENTE, all’insegna più che mai della resilienza e dal sottotitolo significativo, Mai domi.

Per più di un mese, dal 3 aprile al 7 maggio, va in scena on line – qualora tornasse possibile lo svolgimento delle attività in presenza il luogo deputato sarebbe Casa Saddi, a Pirri – un cartellone nutrito, e coraggioso, composto da 13 spettacoli, che potranno essere seguiti sulla pagina facebook de Il crogiuolo/Fucina teatro.

Aprile- Resistente

“Aprile-Resistente per Il crogiuolo è diventato un appuntamento imprescindibile nel corso degli anni”, sottolinea la direttrice artistica Rita Atzeri. “Rappresenta l’occasione che ci consente di parlare dei temi, a noi cari, legati alla Resistenza, alla Democrazia, alla Libertà, non solo con spettacoli di carattere storico, quindi dedicati allo specifico momento in cui la Resistenza nasce, ma anche con lavori che ci permettono di declinare quei valori nel nostro presente.

In questo anno pandemico – prosegue – abbiamo assistito a diverse diatribe che vertono sulle libertà fondamentali dell’individuo, protette e garantite dalla nostra Costituzione. E abbiamo registrato, come un sintomo preoccupante dei tempi, una crescente mancanza di tolleranza verso chi differisce dal pensiero dominante. Ecco, il nostro contributo di artisti militanti vuole essere quello di istigare il dubbio, di porre domande, sollevare questioni. Non a caso – spiega e conclude Atzeri – la rassegna accoglie anche proposte dedicate all’infanzia. Accanto agli appuntamenti più impegnati ce ne sono alcuni più ‘leggeri’, perché la commedia del vivere possa essere compresa in tutte le sue sfaccettature e perché la risata e l’ironia sono le prime armi contro i poteri di tutti i tempi”.

Il programma

Il vuoto dentro

3 aprile, alle 21

Scritto da Giovanni Trudu, con la regia di Ivano Cugia, con lo stesso Trudu(costumi: Chiara Carta; scenografia: Ivano Cugia; produzione Origamundi). Lo spettacolo omaggia l’arte drag in quanto espressione artistica ricca di storia e crea un parallelo con il teatro classico nella forma e nella sua forza.
Una rappresentazione teatrale divertente ma anche brutale, che come la vita non può essere in bianco e nero ma attraversa una varietà di emozioni. La scena si divide tra palcoscenico e camerino. Una giovane drag queen incarna il ruolo di narratrice e invita lo spettatore nel dietro le quinte dello show e della sua vita.
Lo spettacolo è un cammino tra passato e attualità, da quando il trasformismo era parte integrante della società sia in campo artistico che scientifico fino ad arrivare ai tempi presenti.

Fashion victims

venerdì 9 aprile, alle 21

Adattamento teatrale dello scrittore e giornalista Giovanni Follesa, con Giuseppe Ligios, curatrice “registica” Sonia Borsato (produzione Teatro d’Inverno). L’allestimento nasce da “Fashion victims. Pamphlet inutile sulla morte da Coronavirus”, divertissement letterario di Follesa e Fabrizio Demaria, edito nel 2020 da Arkadia Editore.
In questo periodo sospeso, nel quale la fragilità umana è rimasta disarmata di fronte all’incedere della morte insinuatasi con il Covid-19, il trapasso ha improvvisamente assunto nuove consuetudini.

La trasposizione teatrale si sviluppa intorno ai testi di Follesa in una triangolazione con l’interprete Giuseppe Ligios e Sonia Borsato, docente nell’Accademia di Belle Arti a Sassari. Borsato da anni rappresenta una voce autorevole quando si parla di scrittura legata all’immagine. Quattro i racconti proposti in forma di monologo, che aprono altrettante finestre su quattro personaggi: Il Dandy, L’Impiegata dell’Agenzia delle Entrate, La Parrucchiera, Il Sopravvissuto. Il loro intimo rapporto con il “passaggio estremo”, proposto sempre con grande leggerezza, di cui c’è particolare bisogno di questi tempi. I quattro personaggi, nella loro differente percezione dell’esistere, rimandano frammenti di coscienza, che, emergendo lucida su tutto il resto, è costretta a tirare le somme di una intera vita.

Der Boxer – Ballata per Johann Trollmann

10 aprile alle 21

Di e con Michele Vargiu, regista, autore e attore sassarese che si è formato, fra gli altri, con Marco Baliani. Le musiche dal vivo sono degli Elva Lutza (Gianluca Dessì alla chitarra e Nico Casu alla tromba), considerati una delle realtà più interessanti del panorama musicale sardo (produzione Teatro Tabasco).

Berlino, 9 giugno 1933. Le pareti della birreria Bock sembrano dovere esplodere da un momento all’altro, tanta è la gente nel locale. In questo posto impregnato di fumo e voci sta per disputarsi la sfida per il titolo nazionale dei pesi medi di boxe. Sotto gli occhi stupefatti dei presenti succede qualcosa di incredibile: un pugile giovanissimo, bello d’aspetto, stende in sei riprese il favorito. Il ragazzo danza sul ring, i presenti, specie le donne, sono in visibilio.

Lui è Johann Trollmann, il nuovo campione di Germania. Ma c’è un problema: è uno “zingaro”, un pugile di origine sinti che diventerà un nemico giurato del regime nazista tedesco, che considerava la boxe alta espressione per l’affermazione della supremazia della razza ariana. Però il popolo in lui non vede lo “zingaro”, ma un campione capace di emozionare.

A questa storia straordinaria è dedicato “Der Boxer”. Con questo monologo Vargiu racconta la storia di un giovane che con determinazione ha sfidato il Terzo Reich e si è fatto amare da un popolo intero, ballando sul ring come sull’assurdità delle leggi razziali. È una vicenda di sport senza tempo, di amore e di guerra, una discesa in uno dei periodi più bui della storia. Una storia rappresentata con rigore storico e senza rinunciare alle suggestioni della narrazione teatrale, impreziosita dalle musiche dal vivo degli Elva Lutza.

Riccino e Ricetta – Le fiabe di Antonio Gramsci per i bambini

Domenica 11, alle 17

Testo e regia di Rita Atzeri, scene e costumi di Marco Nateri, con Marta Gessa e Antonio Luciano (produzione Il crogiuolo). E’ uno spettacolo di teatro ragazzi, realizzato con la tecnica del teatro d’attore e del teatro d’animazione con oggetti e pupazzi, rivolto ai bambini della scuola primaria.

Anche ai più piccoli sarà capitato di sentire nominare il nome di Antonio Gramsci, e forse i più curiosi si saranno domandati: “Chi è?”. E’ probabile che sia arrivata loro una qualche generica spiegazione del tipo: “Un uomo molto importante o un politico o un filosofo, vissuto tanti anni fa”.

Questo lavoro teatrale intende proprio spiegare ai bambini chi era Gramsci e poter condividere con i più piccoli valori di libertà, uguaglianza, democrazia, rispetto dell’altro, di cui è intrisa tutta l’opera gramsciana. Soprattutto grazie alle lettere scritte ai figli e alla favolemetaforiche in esse contenute.

Come in un gioco tra bambini, elementi biografici si fondono con le fiabe de “L’Albero del riccio”, con quelle dei fratelli Grimm tradotte in carcere e con tratti di cultura popolare legati alle tradizioni della Sardegna.

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About Barbara Mancosu

Barbara Mancosu
Studentessa in Beni Culturali e Spettacolo

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