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Vaccino Covid: cosa c’entra il virus con le trombosi

Capire la relazione tra trombosi e vaccino e vederci chiaro dopo la sospensione del vaccino Astrazeneca

Rimane la realtà di un virus che attacca, direttamente e indirettamente, cuore e circolazione e un’altra certezza. Iiì vaccini attualmente disponibili, però, non contengono il virus. Ed è una differenza sostanziale, anche quando si parla di possibili effetti sulla circolazione e trombosi legati alla somministrazione vaccinale.

 

“Sia i vaccini a RNA-messaggero sia quelli con vettore virale, infatti, forniscono l’informazione per mettere l’organismo in condizione di produrre anticorpi specifici per la proteina Spike – spiega Paolo Bonanni. Si tratta di una proteina di superficie, per cui il virus nel corpo di chi si è vaccinato non c’è. Manca quindi la plausibilità biologica che potrebbe correlare il vaccino con manifestazioni cliniche, come le trombosi, correlate all’infezione vera e propria. Inoltre, in attesa delle valutazioni delle autorità regolatorie, va detto che questi vaccini Astrazeneca sono “multidose”. Ovvero con una confezione si vaccinano diverse persone. Come mai si osservano possibili effetti su un individuo solamente in un gruppo di persone che hanno ricevuto lo stesso potenziale stimolo?”. 

Più chiari sono i rapporti tra virus Sars-CoV-2 e circolazione assieme a Pasquale Perrone Filardi.

Cosa può accadere al cuore in caso di Corona virus?

Il coronavirus, così come il virus dell’influenza, presenta uno specifico tropismo per le cellule dell’apparato respiratorio, ma può tuttavia danneggiare altri organi in maniera diretta o indiretta, compreso il cuore. Questi danni avvengono prevalentemente attraverso la esacerbazione della risposta infiammatoria, che, da fenomeno di protezione del nostro organismo ad agenti estranei, diventa un meccanismo di danno cellulare anche a livello del cuore. In aggiunta, il cuore soffre per la ridotta ossigenazione del sangue determinata dalla infezione e per l’aumento dello stress con conseguente attivazione del sistema nervoso simpatico che determina aumento del battito cardiaco e costrizione delle arterie

Gli effetti dell’infezione sulla coagulazione e sul rischio di trombosi?

Il processo della coagulazione del sangue nel corpo umano è estremamente complesso, ma si può far risalire genericamente a due eventi: da un lato agisce la via della fibrinolisi, che porta a ‘sciogliere’ i coaguli, dall’altro ci sono meccanismi che portano invece a formare il coagulo, una sorta di “reticolo” di fibrina e piastrine che, quando assume aspetti patologici, determina la formazione di un trombo che può ostruire i nostri vasi sanguigni. Non vi sono dubbi sul fatto che virus sars-CoV-2, responsabile di Covid-19, modifica questo equilibrio attraverso l’eccesso della reazione infiammatoria. Il risultato è un aumento del rischio di trombosi ed embolie. A questo esito concorre anche l’attività diretta del virus sulla parete interna dei vasi sanguigni, chiamata endotelio, con conseguente aumento ulteriore del rischio di sviluppare tromboembolie venose e trombosi arteriose che possono portare a embolie polmonari o infarto del miocardio.

 

Chi colpisce il tromboembolismo?

La popolazione a maggior rischio di tromboembolismo venosa è costituita dai pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica per la sostituzione protesica dell’anca o del ginocchio, i malati oncologici, chi presenta particolari disturbi della coagulazione e più genericamente chi è sottoposto ad un intervento chirurgico o chi è costretto ad una lunga immobilità. A rischio sono anche le persone che soffrono di scompenso cardiaco. Altre cause predisponenti sono l’età avanzata, l’obesità e l’insufficienza venosa. Si stima che in un anno una persona ogni 1000 di età adulta sia colpita da tromboembolismo venoso profondo

Le donne sono a maggior rischio?

Il genere femminile è più esposto al tromboembolismo venoso. Più facilmente le donne soffrono della classica flebite, che si manifesta con gonfiore della gamba, arrossamento e dolore. Inoltre presentano alcune fasi della vita a maggior rischio, come la gravidanza (aumenta la pressione nelle vene del bacino si rallenta il flusso del sangue) e il puerpuerio. L’Impiego degli anticoncezionali ormonali per prevenire l’osteoporosi e i disturbi della menopausa possono favorire il rischio di trombosi venosa. Gli ormoni infatti possono favorire la coagulazione, specie nelle donne con disturbi della coagulazione, facilitando la formazione di un trombo.

Come si manifesta?

Il quadro sintomatologico del tromboembolismo venoso è caratterizzato da dolore, gonfiore, arrossamento della zona colpita e dilatazione delle vene superficiale, in particolare delle gambe. La pelle può anche essere calda al tatto. In caso di complicazioni, come l’embolia polmonare, possono essere presenti mancanza improvvisa  del respiro, dolore al petto e un’accelerazione dei battiti cardiaci.

Come si riconosce?

L’esame chiave, che andrebbe sempre effettuato in presenza di segni e sintomi di tromboembolismo venoso delle gambe, è l’ecocolor-doppler venoso. E’ del tutto innocuo e si basa sul passaggio di una sonda sulla superficie della gamba, in corrispondenza della vena che si ipotizza a rischio. permette di valutare non solo le vene ma anche le arterie, registrando il flusso del sangue e l’eventuale presenza di ostruzioni. Tra gli esami del sangue, oltre al quadro generale, appare sempre più importante il ruolo di un composto (D-dimero), derivato dalla fibrina  che facilita la formazione dei coaguli. In caso di valori elevati il rischio di trombo è elevato. Il test può però non essere particolarmente specifico, visto che il valore di alza anche in caso di infezioni, dopo un trauma o in conseguenza di altre patologia.

 

Cos’è la trombosi?

La trombosi è la formazione di un coagulo di sangue all’interno di un vaso, in grado di bloccare tutto o in parte una vena (trombosi venosa) o un’arteria (trombosi arteriosa).  Quando un trombo, sviluppatosi in qualsiasi vaso periferico va incontro a frammentazione, il frammento trombotico che ne deriva (embolo) si muove all’interno del circolo sanguigno potendo così arrivare anche al polmone determinando l’embolia polmonare, condizione estremamente grave. Nel mondo occidentale, una persona ogni 37 secondi muore a causa di trombi che ostruiscono il flusso di sangue nelle vene profonde o nei polmoni (ovvero più di 843.000 morti ogni anno).

Quante persone colpisce l’embolia polmonare?

Stando ad un studio condotto qualche tempo fa in due regioni, Piemonte e  Lombardia, l’incidenza della patologia nel periodo di studio nei due anni di osservazione è stata di 55.4 casi ogni 100.000 abitanti per le donne e 40.6 casi ogni 100.000 negli uomini, pur se correggendo per età i numeri le differenze tra i due sessi si sono ridotte. 

Cosa è la coagulazione intravascolare disseminata?

La coagulazione intravascolare disseminata o Cid porta il sangue a coagularsi spontaneamente  all’interno dei vasi. La situazione è estremamente grave visto che possono essere colpiti diversi organi, tra cui quelli “nobili” cioè cuore, cervello e reni, fino a creare un’insufficienza multiorgano potenzialmente letale.

Cos’è la trombocitopenia legata a Covid-19?

La trombocitopenia su base autoimmune, chiamata anche porpora trombocitopenica immunitaria (ITP), si può presentare come complicazione di Covid-19. Colpisce soprattutto gli anziani e i pazienti più gravi e porta ad una carenza di piastrine,  con maggior rischio di emorragie. In questo caso si verifica soprattutto per le alterazioni che il virus produce nel sistema difensivo dell’organismo, alterandolo. 

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About Paola Usai

Paola Usai
Studio Beni Culturali all'Università di Cagliari. Sono sarda, ma attualmente vivo a Bolzano dove lavoro come au pair.

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