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Le aziende sono pronte a mettersi a disposizione per la campagna vaccinale

Il contatore di Confindustria registra circa mille adesioni al giorno. Sono le imprese che hanno già detto sì. Sì a mettere a disposizione locali e personale sanitario per il nuovo piano di vaccinazione del Governo. Alla data di sabato 13 marzo le disponibilità inviate sono più di 3.500, tra aziende associate e non. Il 75% delle fabbriche che ha aderito alla mappatura ha sede al Nord. Si muovono le grandi – da Eni a Enel – ma anche le realtà più piccole. I numeri hanno un significato più largo. Danno forma a uno dei pilastri del nuovo piano messo a punto dal commissario straordinario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo. L’obiettivo: vaccinare l′80% della popolazione entro settembre. Al ritmo di 500mila somministrazioni al giorno. Tre volte di più della media delle ultime settimane.

La mappatura di Confindustria agisce in stretta collaborazione con la struttura commissariale. Nel nuovo piano si fa riferimento esplicito alla possibilità di vaccinare anche “nei siti produttivi”. E già venerdì, parlando dal centro vaccinale dell’aeroporto di Fiumicino, il presidente del Consiglio Mario Draghi aveva sottolineato che “ci si potrà vaccinare non sono negli ospedali, ma anche nelle aziende”.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi aveva sottolineato che “ci si potrà vaccinare non sono negli ospedali, ma anche nelle aziende”.

I dettagli della macchina delle somministrazioni all’interno delle imprese saranno definiti nei prossimi giorni, in linea con il nuovo protocollo sulla sicurezza a cui sta lavorando il ministro del Lavoro Andrea Orlando. Ma dalla struttura commissariale un criterio è stato già fissato: le vaccinazioni seguiranno lo schema già deciso dal ministero della Salute insieme proprio al commissario per l’emergenza, all’Istituto superiore di sanità, all’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e all’Agenzia italiana del farmaco. Quindi prima le persone con elevata fragilità (persone estremamente vulnerabili, disabilità grave), poi si procederà in base ad altre quattro fasce: 70-79 anni, 60-69 anni, sotto i 60 anni con patologie non gravi, sotto i 60 anni senza patologie. 

Non sarà data precedenza a chi lavora dentro l’azienda

Non sarà data, quindi, precedenza a chi lavora dentro l’azienda. Ma alcune imprese – e questo è un punto che andrà chiarito – protendono per dare precedenza ai propri dipendenti, rispettando comunque le priorità legate alle diverse categorie che valgono a livello nazionale. Quando il censimento sarà chiuso si capirà quante aziende diventeranno effettivamente centri di vaccinazione. Per ora, infatti, le adesioni sono generiche, non tengono cioè conto di elementi come i requisiti specifici dei locali. Alcune aziende, come Eni, hanno dettagliato la loro disponibilità: apriranno i propri ambulatori e metteranno a disposizione il proprio staff di medici e infermieri. All’interno e nei punti vaccinali esterni. 

Maggiori informazioni, e il link per seguire i lavori, sono disponibili sul sito dell’Ateneo www.unica.it

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