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Donne cellulari 2 2
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Bambini: sempre più alto è il rischio di adescamento

Quasi 3 bambini su 10 tra i 9 e i 10 anni hanno un profilo su Tik Tok, 1 su 10 della stessa età su Instagram e 1 su 10 ha un suo canale YouTube.

I numeri preoccupanti

Sono numeri preoccupanti che devono far riflettere. I bambini sono sempre più iperconnessi e interconnessi. C’è un’eccessiva precocizzazione dell’utilizzo quotidiano della tecnologia fin dalla prima infanzia. Il 74% dei bambini utilizza sistematicamente la chat di WhatsApp, non solo per interagire con i familiari, ma anche con gli amici; il 22% usa anche le chat di Instagram e di Tik Tok e il 40% quelle dei videogiochi. Oltre 6 bambini su 10 hanno già uno smartphone personale; a partire dai 9 anni e il restante 40% utilizza sistematicamente quello del genitore, anche senza un controllo appropriato. Il fatto che usino il telefono di un genitore non significa che siano protetti.

Le tecnologie

Con il trascorrere degli anni si abbassa vertiginosamente l’età di utilizzo, l’accesso ai servizi della rete e l’apertura del primo profilo social, esponendo i bambini a un pericolo sempre maggiore di incorrere in persone che sfruttano la rete per adescare i minori per scopi personali. La pandemia, inoltre, ha incrementato le ore di utilizzo della tecnologia per via della didattica a distanza e delle relazioni tra pari e affettive veicolate da smartphone, tablet, pc e PlayStation. Questa condizione ha fatto incrementare i numeri dell’adescamento online soprattutto dei bambini, anche molto piccoli.

Il gromming

Si fa ancora troppo poco per contrastare il grooming perché si sottovaluta il problema. È difficile accorgersi che un figlio è stato adescato perché gli adescatori sono abili e preparati, si nascondono dietro profili costruiti appositamente per non destare nessun sospetto, sono spesso mascherati da coetanei in grado di parlare il loro linguaggio, di giocare bene ai videogiochi e di interagire con loro. Usano tutti i canali possibili, studiano le loro abitudini e le loro aree di interesse. Possono interagire nei commenti anche sotto dei video generici, oppure sfruttare i videogiochi, i vari blog e profili social per poi cercare di spostare le conversazioni nelle chat private. A volte conquistano la loro fiducia interagendo con loro anche per mesi, fino a quando non sono in grado di manipolarli mentalmente e indurli a soddisfare le loro richieste. Il bambino generalmente si vergogna o ha paura di raccontare quello che gli è accaduto e non si apre con gli adulti.

I dati

Dai dati, infatti, è emerso un quadro piuttosto preoccupante in relazione al grooming. Più di 2 bambini su 10 danno l’amicizia nelle piattaforme online che frequentano a persone che non conoscono e quasi il 20% di loro interagisce con utenti sconosciuti, risponde ai loro commenti e ai loro messaggi. Questi comportamenti espongono i bambini ad un rischio elevatissimo e devono essere impediti perché i più piccoli, da soli, non sono in grado di capire quando sono vittime di grooming. Inoltre, il 36% dei bambini, soprattutto i maschi, giocano in rete con utenti che non conoscono e interagiscono direttamente con loro.

Come intervenire?

Il problema non è legato a una piattaforma social piuttosto che a un’altra. Oggi le app più scaricate “parlano” tra loro e rappresentano il mezzo principale per comunicare e per scambiarsi qualsiasi tipo di materiale, anche privato. Nonostante siano vietate ai minori di 13 anni, sono utilizzate dai bambini quotidianamente.

I limiti

Servono delle regole chiare, dei patti di fiducia anche quando utilizzano il telefono di un genitore. I limiti servono per un corretto utilizzo. Il telefono non è un calmante, quantomeno un sonnifero. Si devono impostare i blocchi, le impostazioni della privacy, controllare la cronologia delle loro attività in rete. Più sono piccoli, Meno lo devono usare da soli, neanche nelle chat con i compagni di classe perché spesso sono proprio le chat private il maggior diffusore di materiale che non deve circolare tra bambini. Monitorare non significa invadere la loro privacy, significa camminare accanto a loro e stare attenti ai cambiamenti dei loro stati interni e al loro atteggiamento nei confronti della tecnologia. Non basta controllare, bisogna insegnargli a navigare correttamente e se un genitore ha delle lacune deve avvalersi dell’aiuto di esperti in grado di insegnargli come essere una guida efficace.

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About Maria Francesca Canu

Mi chiamo Maria Francesca Canu, ho vent'anni e frequento il terzo anno del corso di scienze della comunicazione a Cagliari Sono nata Nuoro, ma vivo a Cagliari, una città che amo. Mi piace leggere e adoro le materie umanistiche, amo viaggiare. Nel tempo libero mi dedico all'equitazione, una passione nata fin da piccola. Il mio moto è "tu sei il tuo unico limite"

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