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Covid, perché le nuove varianti sono più contagiose

Troppe varianti di Sars-Cov-2 che costituiscono un potenziale rischio anche per l’efficacia dei vaccini. La risposta sta nel sequenziamento a tappeto del genoma del Coronavirus, sequenziamento che si rende necessario di fronte al pericolo costituito dalle varianti emergenti ritenute più infettive, potenzialmente capaci di sfuggire alla risposta immunitaria del nostro organismo e, questa è la novità, anche più letali. Il monitoraggio della loro diffusione è dunque più che mai necessario alla messa a punto di strategie di controllo e contenimento efficaci, tanto che c’è molta attesa per i kit di analisi per la loro veloce individuazione che sono al momento in via di sviluppo.

Le varianti aumentano, si combinano e alcune hanno sviluppato la capacità di sfuggire ai vaccini e alla nostra risposta immunitaria. Per limitare i danni bisogna individuarle subito

Al momento la variante più diffusa a livello mondiale è la VOC 202012/01, inizialmente chiamata inglese perché isolata per la prima volta in Gran Bretagna lo scorso dicembre. La sua prevalenza in Italia è del 17.8%, con picchi più elevati in alcune zone come l’Abruzzo, e pare destinata ad avere il sopravvento in un paio di settimane.

Questa variante è più contagiosa dal 30% al 50% rispetto agli altri ceppi e si associa a un aumento di casi e quindi di decessi. Ma anche ad “un aumentato rischio di ospedalizzazione e di morte” come si legge nel documento del Nervtag. “Uno studio caso-controllo, ha paragonato l’esito di Covid-19 in due gruppi di pazienti dalle caratteristiche anagrafiche e di salute molto simili. Sono distinti solo dal fatto che uno dei due aveva la variante inglese. Questo studio indica che questa variante porta a un tasso di mortalità superiore del 36%. Questa cifra sale al 58% secondo un preprint della London School of Hygiene and Tropical Medicine”. Lo spiega il professor Paolo Bonfantidirettore delle Malattie Infettive dell’Ospedale San Gerardo di Monza e docente dell’Università di Milano Bicocca. Sono dati solidi, ma vanno letti bene.

Non ci si faccia ingannare dalle cifre. “Questo non significa che il 58% delle persone malate morirà. Il 58% è il rischio relativo e non va confuso con il rischio assoluto. Un valore cui guardare perché indica il rischio di decesso e che è tra lo 0,6% e lo 0,9%”. Ci si è anche chiesti se la nuova variante potesse avere una particolare affinità con i bambini, ma la risposta è chiara. “Ed è no: l’aumentato numero di infezioni, anche tra i più piccoli, dipende solo dal suo essere più contagiosa”. A spaventare di più è il rischio che venga meno l’efficacia dei vaccini, che nel caso della variante inglese sembra essere conservata.

“Non si può essere sicuri che lo stesso valga per la variante individuata in Brasile, dove sono molte le re-infezioni. Indice della capacità del ceppo virale di eludere la risposta immunitaria data da precedenti infezioni oltre che dai nuovi vaccini”.

La lotta contro la diffusione delle varianti richiede la pronta individuazione dei nuovi ceppi in circolazione e così il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) raccomanda il sequenziamento genetico di almeno 500 campioni a settimana a livello nazionale. “Il monitoraggio serve per capire quali varianti abortiscono perché non conferiscono alcun vantaggio al virus e quali invece sono destinate a diventare prevalenti, non lo possiamo infatti sapere a priori”, spiega l’infettivologo che ricorda come questo sia sempre accaduto: la scorsa primavera i virus circolanti in Europa non erano quello di Wuhan.

“Il sequenziamento completo del genoma virale è complesso e costoso. E’ un lavoro di ricerca di sottofondo essenziale che deve continuare e serve per una valutazione complessiva della situazione”. L’urgenza attuale, tuttavia, come già raccomandato dall’Ecdc, riguarda la pronta individuazione delle varianti già note, che danno al virus un vantaggio biologico e “per le quali si sta ampliando la rete di laboratori preposti alle analisi genetiche riguardanti le sole sequenze incriminate e non l’intero genoma virali”, un po’ come si è fatto un anno fa di fronte alla necessità di eseguire moltissimi tamponi molecolari.

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About Martina Corgiolu

Martina Corgiolu
Appassionata di musica, in particolare quella classica, dell'arte e della lettura. Studentessa di Beni Culturali e Spettacolo presso l'Università degli studi di Cagliari.

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