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ICTUS E COVID: cosa c’è da sapere

“È necessario che, anche in questo periodo. Non si verifichi un ulteriore calo degli accessi al Pronto Soccorso di chi manifesta sintomi che possono essere “campanelli d’allarme” riconducibili all’ictus” afferma Nicoletta Reale, Presidente di Alice Italia Odv 

Molte recenti casistiche sia nazionali che internazionali hanno acceso i riflettori sul rapporto tra pandemia da Covid-19 e ictus cerebrale. (patologia che nel nostro Paese rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, colpendo quasi 150.000 italiani all’anno). L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e le conseguenti problematiche organizzative. Hanno determinato grandi difficoltà nella cura dei pazienti con ictus acuto. Senza considerare che molte persone, spaventate dal possibile rischio di contagio in Pronto Soccorso o nei Reparti.

Ictus e covid-19

Hanno proprio evitato di rivolgersi ai servizi di emergenza anche in presenza di chiari e riconoscibili sintomi di ictus. Un comportamento che di fatto ha causato una minore ospedalizzazione (fino al 50% di ricoveri in meno) o comunque un ritardo nella possibilità di intervenire. Ma un intervento in ritardo o addirittura un mancato intervento. Evidenzia l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, possono peggiorare una prognosi e causare, quindi, esiti più invalidanti della malattia vascolare cerebrale.

La stessa infezione da Sars-CoV-2, determinando un aumento della coagulabilità del sangue. Comporta un rischio di ictus ischemico, con una frequenza che raggiunge il numero di 8 pazienti su 100 affetti da Coronavirus. In particolare, i colpi che avvengono nei soggetti colpiti da questa malattia infettiva sono di maggiore gravità rispetto a quelli dei soggetti non-Covid.

Uno scenario drammatico, descritto non solo in Italia. Ma anche in Europa e in molti altri Paesi, che è tale da causare un danno notevole per la salute delle persone colpite da ictus.

“I fattori presi in considerazione, quali la mancata segnalazione di ictus, il ritardo con cui si chiama il 112. E avviene il trasporto in ospedale, l’aumento della frequenza di ictus direttamente collegata all’infezione da Covid. E la gravità degli ictus nelle persone positive a questa malattia virale. Hanno comportato un risultato molto negativo in termini di esiti clinici – dichiara Massimo Del Sette, Direttore S.C. Neurologia presso E.O. Ospedali Galliera di Genova.

Circa 1 milione i sopravvissuti

Non sono ancora disponibili in letteratura dati sulla prognosi a lungo termine dei pazienti che sventuratamente hanno presentato un ictus. Nel corso della pandemia, ma è verosimile aspettarsi un aumento delle persone con disabilità post-ictus nei prossimi mesi”. E parliamo di un numero decisamente importante perché in Italia le persone che hanno avuto un ictus. E sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione. Ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili.

“Obiettivo della nostra Federazione – dichiara Nicoletta Reale, Presidente di Alice Italia Odv  – . E’ ribadire che le persone colpite da ictus continuano ad avere percorsi ad hoc. È necessario che, anche in questo periodo, non si verifichi un ulteriore calo degli accessi al Pronto Soccorso di chi manifesta sintomi. Che possono essere “campanelli d’allarme” riconducibili a questa patologia: le Unità Neurovascolari o Centri Ictus (Stroke Unit). Sono riuscite fin dall’inizio a rispondere al meglio alla situazione di emergenza, garantendo percorsi diagnostici e terapeutici efficienti ed efficaci; hanno inoltre gestito i pazienti in totale sicurezza, istituendo corsie specifiche per il Covid e mantenendo un distanziamento sicuro durante tutto il percorso clinico assistenziale”.

Alice Italia ricorda che l’ictus è una patologia tempo-correlata. I risultati positivi che possono essere ottenuti grazie alla disponibilità delle terapie accessibili (trombolisi e trombectomia meccanica) dipendono, infatti, dalla tempestività con cui si interviene. È dunque fondamentale riconoscere il prima possibile i sintomi. E chiamare immediatamente il 112 in modo da poter arrivare velocemente nell’Ospedale dotato del Reparto più idoneo ai trattamenti. In questo modo è infatti possibile ridurre il rischio di mortalità, ma soprattutto gli esiti di disabilità, spesso invalidanti, causati da questa malattia

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About Barbara Nateri

Amante del cinema impegnato e del cult di genere, del cantautorato italiano come Fabrizio de André e Francesco Guccini, mi piace leggere romanzi di formazione di avventura e horror, amante dei gatti, del giornalismo, della cultura orientale e dell'avventura, mi piace viaggiare alla scoperta di luoghi folkloristici, indagare sulle tradizioni visive e musicali della mia terra e non solo.

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