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Un covid manager per aiutare le imprese

Alle imprese servirebbe la costruzione di una figura di riferimento per i dipendenti, come un manager

Alle imprese servirebbe la costruzione di una figura di riferimento per i dipendenti, come un manager capace di trasmettere consapevolezza dei rischi e, nel contempo, spingere verso l’attuazione di comportamenti virtuosi e sicuri.

È in questa ottica che il gruppo Bureau Veritas Italia sta attuando uno sforzo di formazione e di affiancamento delle imprese, proprio per innalzare gli standard di sicurezza e mutare decisamente la percezione del rischio e la sua gestione da parte delle aziende certificate.


Secondo un rapporto svolto prima del marzo 2020 da ANRA, la maggioranza delle aziende italiane era sprovvista di un piano di crisis management. Tra quelle che invece, ne avevano già predisposto uno, solo il 14% aveva preso in considerazione l’ipotesi di una pandemia. Ciò nonostante che in epoca pre Covid fosse stato denunciato con sempre maggiore insistenza dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.


Un trend che non riguarda solo le imprese italiane. Tra il 2018 e il 2020, l’attenzione delle aziende era concentrata su altre tipologie di rischio, rispetto a quello biologico-sanitario.

Nell’edizione 2020 del European Risk Manager Report, le preoccupazioni espresse dagli intervistati si dirigevano verso: attacchi cyber, il perdurare o l’inasprirsi dell’incertezza economica a livello mondiale e il non avere a disposizione talenti-chiave (availability of key skills) per resistere alla concorrenza. E, in prospettiva, gli effetti del climate change e i possibili cambiamenti nelle abitudini dei clienti.

I dati dello studio


La pandemia ha cambiato, sia pure in modo molto graduale, il quadro di riferimento: scorrendo i dati presenti nel COVID-19 Risks Outlook del World Economic Forum, pubblicato a maggio 2020, le preoccupazioni dei risk manager hanno cominciato a mutare, con il prolungarsi o l’arrivo di un’altra ondata, la pandemia veniva posta solo al settimo posto (35,4%), dietro il timore di “prolungata recessione globale” (66,3%), la possibilità di fallimenti in serie e di nuovi necessari consolidamenti (52,7%), gli attacchi informatici e le frodi (50,1%), la mancata ripresa di interi settori industriali (51,1%), l’interruzione delle catene di approvvigionamento (48,4%) e le restrizioni al commercio e allo spostamento delle persone (42,9%).


Solo nei mesi successivi – e su questo si sono accesi i riflettori di Bureau Veritas che ha messo a diposizione delle imprese una task force operativa – è emersa l’importanza in azienda di una persona competente, formata e responsabile per quanto riguarda la gestione del rischio in ogni suo aspetto, da quello normativo a quello più prettamente sanitario.

Il ruolo del covid manager

Un manager chiamato a svolgere funzioni di coordinamento per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo anti-contagio in azienda. Inoltre questa figura può essere il punto di contatto per le strutture del Sistema Sanitario Regionale.


Un manager in grado di gestire il rischio e l’emergenza in ambito sanitario e biologico è diventato di primaria importanza. E non solo per quelle aziende che si confrontano con questo tipo di problematiche (come l’industria chimica o farmaceutica); anche nella costruzione di un sistema di gestione della sicurezza delle persone e del business che sia davvero funzionante. Inoltre deve essere efficace. al di là e non solo durante l’eccezionalità dell’evento pandemico, ma anche in vista della campagna vaccini. In futuro, è importante la gestione coordinata del rischio sanitario come priorità fra quelli che minano maggiormente il settore produttivo e dei servizi. L’obiettivo è proteggere la vita di un’azienda.

About Elena Mameli

Mi chiamo Elena, sono una ragazza di 22 anni e vivo a Sardara. Frequento l'indirizzo storico artistico della facoltà di beni culturali e spettacolo.

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