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Pandemia

La pandemia peggiora lo sfruttamento del lavoro minorile

La denuncia di Ilo-Unicef nella Giornata contro il lavoro minorile. Nuove linee guida per migliori condizioni nell’industria della moda, da Adidas a H&M

Nella Giornata Mondiale contro il lavoro minorile il simbolo è Zohra, la bambina pakistana di 8 anni uccisa dai suoi datori di lavoro. Uccisa per la sola colpa di aver liberato i pappagalli dalla gabbia. Ma di Zohra nel mondo ce ne sono 152 milioni: bambine e bambini costretti a lavorare, sfruttati e a volte torturati e uccisi. Con la pandemia la situazione rischia di peggiorare secondo il report Ilo-Unicef presentato a Ginevra.

Dopo 20 anni di progressi, per la prima volta rischiano di crescere di nuovo il lavoro minorile, come effetto della crisi Covid-19. Secondo il report dell’International Labour Organization (Ilo) e Unicef «According to COVID-19 and child labour: A time of crisis, a time to act», il lavoro minorile è diminuito di 94 milioni di casi dal 2000 ma l’avanzamento ora è compromesso: i bambini che già lavorano rischiano di lavorare per più ore o in condizioni peggiori. La maggior parte potrebbe essere costretta a svolgere i lavori peggiori.

Vittima 1 bambino su 10

Sono 152 milioni i bambini – 64 milioni di bambine e 88 milioni di bambini – coinvolti nel lavoro minorile nel mondo, vale a dire 1 su 10; di questi, 72 milioni sono coinvolti in lavori pericolosi; questa proporzione aumenta nei paesi più poveri del mondo, dove più di 1 bambino su 4 è coinvolto nel lavoro minorile.

Nei paesi colpiti da conflitti armati – dove vivono circa 250 milioni di bambini – l’incidenza del lavoro minorile è più alta del 77% rispetto alla media globale. Nelle sue forme peggiori, il lavoro minorile può tramutarsi in schiavitù, sfruttamento sessuale ed economico, e morte. Diversi settori sono coinvolti nel lavoro minorile. Come agricoltura, manifattura, lavoro nelle miniere e nelle cave e lavori domestici. Spesso questi lavori si nascondono alla vista. Per esempio, gli stimati 15,5 milioni di bambini che svolgono lavori domestici nel mondo – la maggior parte ragazze – sono raramente visibili, ma affrontano molti pericoli.

Nuove regole per l’industria della moda

Nel mondo, oltre 60 milioni di lavoratori sono impiegati nel settore dell’abbigliamento e delle calzature. Molti di loro sono genitori o persone che si prendono cura di bambini, che supportano le famiglie. L’Unicef stima che oltre 100 milioni di bambini siano coinvolti nella catena di fornitura di abbigliamento e calzature globali – come lavoratori, figli di genitori che lavorano e membri delle comunità vicino ad aziende agricole e fabbriche. In occasione della Giornata Mondiale contro lo Sfruttamento del Lavoro Minorile, l’Unicef ha rilasciato nuove linee guida che aiuteranno le aziende di abbigliamento e calzature a rispondere meglio ai diritti dei bambini nelle loro catene di fornitura globali; questo strumento è il risultato di una partnership tra Unicef e Nbim, che gestisce le attività del Fondo Pensione Governativo Norvegese Globale e ha coinvolto aziende leader nel settore dell’abbigliamento e delle calzature, tra cui Adidas.

About Ludovica Ferrari

Mi chiamo Ludovica Ferrari, sono una studentessa del terzo e ultimo anno di scienze della comunicazione, degli studi di Cagliari. Nel tempo libero mi occupo di salvare cani e gatti dalla strada e trovare loro una famiglia. Mi piace inoltre fare sport e ascoltare della buona musica.

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