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Organopatia

Organopatia da Covid-19: diagnosi, terapia e follow-up: il webinar

È ormai appurato che il virus da SARS COV-2 non aggredisce solo i polmoni portando ad un’insufficienza respiratoria spesso mortale. Ma attacca tutti gli organi, causando in alcuni deficit che permangono a lungo. E con conseguenze importanti. ‘Organopatia da Covid-19: diagnosi, terapia e follow-up’ di Motore Sanità approfondisce il tema.

È il caso dei cosiddetti long-haulers, cioè persone che dopo un’infezione iniziale spesso moderata e curata a domicilio, non riescono a guarire completamente. Perché il virus persiste in piccole quantità in alcuni organi del corpo, dando origine non ad una tempesta citochimica. Ma ad una pioggia citochimica con infiammazione permanente. E se si giunge ad immunodepressione, anche alla riattivazione della malattia con aggravamento importante. Per approfondire al meglio il tema, Motore Sanità ha organizzato il webinar ‘Organopatia da Covid-19: diagnosi, terapia e follow-up’.

Il Coronavirus non colpisce solo le vie aeree


“Come affermato dagli esperti il Coronavirus colpisce non solo le vie aeree. Ma si diffonde a tutti gli organi con conseguenze che si prolungano. Sintomi come la fatica, dolori muscolari ed ossei, dispnea, diarrea e sintomi cardiaci e neurologici sono presenti. Soprattutto nei pazienti con alta carica virale o sottoposti a terapie ad alta intensità. In alcuni pazienti, come riportato in letteratura, il virus si occulta in alcuni organi non scatenando una tempesta citochinica, ma una pioggia citochinica. Con uno stato infiammatorio permanente che talora riattiva la malattia prima superata a domicilio, con necessità di ricovero in ospedale. Quindi vi è la necessità di analizzare le conseguenze del contagio in termini epidemiologici e assistenziali. Per indurre i centri e le regioni a programmare un follow up di questi pazienti, per capirne la prevalenza e l’impatto in termini di salute e sociali.”, ha dichiarato Claudio Zanon, direttore scientifico dell’Osservatorio Motore Sanità.

Altre anomalie del virus


“Elevazione degli enzimi epatici sono comuni in corso di COVID-19, potendo essere riscontrati fino al 76% dei casi. Elevati livelli di alanina aminotransferasi (ALT) e soprattutto di aspartato aminotransferasi (AST) sono le anomalie più comuni. Anche se solo nei pazienti più gravi si
osservano valori maggiori di 3 volte quelli normali. Incremento dei livelli di γ-glutamil transferasi (GGT) possono essere riscontrati fino al 50%. E della bilirubina nel 10% dei casi. La fosfatasi alcalina (ALP) è tipicamente normale, nonostante il recettore ACE2 sia espresso sul 58% delle
cellule dei dotti biliari. L’insufficienza epatica acuta su cronica (ACLF), segnalata già per il virus dell’influenza, è stata anche riportato nel 12% e nel 28% dei pazienti con cirrosi compensata con incremento della mortalità.”, sostiene Antonio Cascio, direttore dell’Unità Operativa Malattie Infettive Policlinico P. Giaccone, Palermo.

Il fegato

“I meccanismi con cui SARS-CoV-2 colpisce il fegato non sono ben
definiti. Il recettore ACE2 è espresso solo nel 2,6% degli epatociti e un effetto citopatico diretto, descritto per i virus della SARS e della MERS non è stato documentato per SARS-CoV-2. Anche se ci sono riscontri aneddotici alla microscopia elettronica della tipica struttura spike nel citoplasma
degli epatociti. Secondo la World Gastroenterology Organization (WGO) le procedure interventistiche come l’endoscopia e la colangiopancreatografia retrograda endoscopica dovrebbero essere eseguite solo in casi di emergenza. O quando sono considerate strettamente necessarie come in varici ad alto rischio o colangite. La sorveglianza del cancro epatocellulare potrebbe essere posticipata di 2 o 3 mesi.”, continua Antonio Cascio.

Il trapianto

“Il trapianto di fegato dovrebbe essere limitato ai pazienti con punteggi MELD elevati, insufficienza epatica acuta ed epatocellulare cancro entro i criteri di Milano. Donatori e riceventi dovrebbero essere testati per SARS-CoV-2. E se trovato positivo il donatore dovrebbe essere escluso e il
trapianto di fegato posticipato fino alla guarigione dall’infezione.”, conclude Antonio Cascio.

About Francesca Pinna

Francesca Pinna
Amo il mare, la tradizione, il cibo: la mia terra, la Sardegna. Quindi da ciò potreste dedurre che amo osservare i bei tramonti, godermi la tranquillità che regna in questa regione, e mangiare. Ma a parte ciò, sono una persona che ama imparare, per migliorarmi ogni giorno sempre di più. Perché un bel giorno voglio girarmi, guardarmi dietro le spalle e poter dire: «Sì, hai raggiunto un bel traguardo e ne hai fatto di strada!»

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