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Le meraviglie del possibile

“Le meraviglie del possibile”: teatro, arte e nuove tecnologie

Festival internazionale “Le meraviglie del possibile”: al via la settima edizione.

Un altro esempio di resilienza culturale ai tempi del coronavirus. In questo difficile 2020 raggiunge il traguardo della settima edizione consecutiva “Le meraviglie del possibile”. Il festival Internazionale di teatro, arte e nuove tecnologie. Organizzato e curato da Kyberteatr. La direzione artistica è di Ilaria Nina Zedda e Marco Quondamatteo.  Inoltre, c’è la collaborazione del team creativo, digitale e organizzativo, composto dalla regista Claudia Pupillo.  Vi è la partecipazione anche del visual artist Simone Murtas e di Mauro Zedda, presidente della compagnia cagliaritana.

Un festival di portata internazionale

Il festival è nato nel 2014 a Cagliari, primo esempio a livello nazionale di rassegna tematica dedicata al rapporto fra teatro, arte e nuove tecnologie. La piattaforma creativa digitale in questi anni è cresciuta. “Le meraviglie del possibile” è regionale, ma anche nazionale e internazionale. Lo testimoniano le collaborazioni negli anni scorsi con artisti francesi, libanesi, spagnoli, inglesi. E le esperienze che giungono quest’anno da Portogallo e Uruguay. Non è un caso che nel 2019 il festival abbia ricevuto il riconoscimento EFFE LABEL. È un marchio di qualità. 

“Le meraviglie del possibile” verrà trasmesso online sulla pagina Facebook del festival www.facebook.com/festivallelemeravigliedelpossibile .
Lo spazio OSC di via Newton 12, sede e centro di produzione di Kyberteatro, diventerà lo spazio virtuale di svolgimento dell’edizione di quest’anno.

Tradizioni Digitali: è il tema per il sottotitolo scelto per l’edizione numero sette del festival

È in programma dal 14 al 19 dicembre, ma è partito in realtà dal 27 novembre scorso con una serie di workshop.
“La VII edizione del festival connette la tradizione teatrale con pratiche innovative di performing media. C’è inoltre, una riflessione poetica e politica. Una versione – spiega Nina Zedda – implementata dalla presenza di tre vincitori dell’Open Call internazionale. Due di questi arrivano dal Portogallo.  Le vincitrici invece, rappresentano un collettivo artistico italiano.”

Il festival in forma on life e online

“Questa edizione è presentata in forma on life, e attraverso i processi partecipativi che ci hanno sempre contraddistinto. Vuole continuare – prosegue la direttrice creativa del festival – a preservare la relazione dal vivo. Questo sarà fatto in sicurezza e nel rispetto delle norme anti Covid-19. Inoltre, online, per connettere pubblici locali, nazionali e internazionali. Intende, quindi, riproporre la dimensione comunitaria locale del Festival. Sarà compresa la partecipazione delle scuole superiori e degli studenti universitari.
L’open call è stata rilanciata da tante altre piattaforme artistiche internazionali.  Esse, infatti, hanno aumentato la visibilità del festival. Allo stesso modo, il numero degli artisti che hanno poi inviato la domanda di partecipazione.”

L’occhio della macchina connette storia dell’informatica e pensiero visivo

Scrive Arcagni: “Se ogni epoca propone uno specifico sguardo sul mondo, allora qual è la logica e la natura dell’occhio contemporaneo? L’occhio della macchina connette la storia dell’informatica con il pensiero visivo. Propone esempi, storie e suggestioni. Mostra il funzionamento di hardware e software, descrive media e dispositivi. Interroga pensatori in un campo vasto che va dalla matematica alla futurologia. Affronta la storia di un occhio di natura matematica, con la matrice ben radicata nella cibernetica.  L’occhio delle nostre macchine, quelle che usiamo tutti i giorni e che ci aiutano a vedere, fotografare, riprendere, visualizzare”.

La ricerca, la transdisciplinarietà e il tema dell’autodeterminazione

Sono i loro cardini comuni, attraverso i quali esplorano la relazione tra corpo e immagini visive.
Durante il talk online verranno mostrati alcuni stralci della performance interattiva D.A.K.I.N.I. SUIT(E), che prevede l’utilizzo di una tuta motion capture. La regia è di Isadora Pei. Performer: Ester Fogliano, Giulia Parri, Isadora Pei, Motion designer Giulia Parri. Testi di Emanuele Policante. Musica originale di Carlo Valsesia; con il patrocinio di: Nordisk Teaterlaboratorium – Odin Teatret, Università degli Studi di Torino – Dipartimento Studi Umanistici, Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale.

È al centro delle animazioni 3D dell’opera D.A.K.I.N.I. SUIT(E). La tuta, seconda pelle della performer, permette al corpo reale di dialogare col corpo virtuale, in sovrapposizione, sdoppiamento, simbiosi, scontro, per pensare il soggetto nel futuro. Sull’onda delle teorie su cyberfemminismo, tecnofemminismo e xenofemminismo. In scena ci sono una performer danzatrice, una motion designer e la regista stessa.
Lo scopo del festival è quello di meravigliare i partecipanti: incontri da non perdere.

About Francesca Pinna

Amo il mare, la tradizione, il cibo: la mia terra, la Sardegna. Quindi da ciò potreste dedurre che amo osservare i bei tramonti, godermi la tranquillità che regna in questa regione, e mangiare. Ma a parte ciò, sono una persona che ama imparare, per migliorarmi ogni giorno sempre di più. Perché un bel giorno voglio girarmi, guardarmi dietro le spalle e poter dire: «Sì, hai raggiunto un bel traguardo e ne hai fatto di strada!»

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