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Nanorobot autoassemblanti, ricerca per il futuro

Nanorobot autoassemblanti, non è fantascienza

Nanorobot autoassemblanti, un concetto che potrà apparire fantascientifico, sembrano avvicinarsi alla realtà dopo la pubblicazione di un nuovo studio, apparso sulla rivista ACS Nano.
Si tratta di ricercatori dell’Università del Nuovo Galles del Sud, che hanno utilizzato molecole di DNA.

I nanorobot autoassemblanti rappresentano un nuovo campo della nanotecnologia che sta facendo passi enormi.
Questi piccoli nanorobot saranno utilizzati non solo in campo medico o sanitario, ma potrebbero essere utilizzati in altri settori.

Difficoltà di assemblaggio

“In genere, costruiamo strutture assemblando manualmente i componenti nel prodotto finale desiderato. Funziona abbastanza bene se le parti sono grandi, ma man mano che diventi sempre più piccolo, diventa più difficile farlo”, spiega Lawrence Lee, ricercatore del progetto.
Al momento è possibile costruire piccoli nanorobot, i quali possono essere programmati per svolgere compiti limitati come il posizionamento di muscoli, componenti elettronici o per la somministrazione mirata di farmaci.
E per piccoli si intende una scala di misurazione che prende in considerazione i nanometri.

I PolyBrick del film come i microrobot

Per farci capire come funzionano, Lee paragona i PolyBrick ai microrobot, presenti nel film Big Hero 6.
“Nel film, il robot è un gruppo di unità identiche che possono essere istruite per autoassemblarsi in qualsiasi forma globale desiderata”, sostiene il ricercatore.
Per ottenere lo stop all’assemblamento, i ricercatori applicano un principio di progettazione denominato accumulo di deformazione. In pratica, ad un certo punto, giungendo blocco su blocco, l’energia di deformazione risulta troppo grande per aggiungere altri bocchi. E dunque le unità interrompono il processo di autoassemblamento.

I nanorobot e il futuro

Secondo i ricercatori tramite questo meccanismo si possono creare forme molto più complesse, utilizzando singole unità di assemblaggio.
I risultati raggiunti, dunque, sembrano proprio uno di quei passi iniziali che potrebbe approfondire la prossima generazione.

About Francesca Pinna

Francesca Pinna
Amo il mare, la tradizione, il cibo: la mia terra, la Sardegna. Quindi da ciò potreste dedurre che amo osservare i bei tramonti, godermi la tranquillità che regna in questa regione, e mangiare. Ma a parte ciò, sono una persona che ama imparare, per migliorarmi ogni giorno sempre di più. Perché un bel giorno voglio girarmi, guardarmi dietro le spalle e poter dire: «Sì, hai raggiunto un bel traguardo e ne hai fatto di strada!»

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