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Ictus prevenzione

L’ictus non resta a casa!

Azzerate le prescrizioni dei nuovi anticoagulanti e accesso in ospedale più difficile per i pazienti colpiti da ictus

#L’ictus non resta a casa! Azzerate le prescrizioni dei nuovi anticoagulanti e accesso in ospedale più difficile per i pazienti durante la prima ondata
L’appello dei medici: «Identificare le persone a rischio e mettere in atto programmi specifici che semplifichino l’accesso alle cure».

Nuove strategie

Realizzare piattaforme digitali di condivisione dati tra gli stakeholder
del settore. E ancora “pacchetti di screening” per i pazienti a maggior rischio. La malattia vascolare è stata messa in un angolo durante la pandemia da Covid-19. I pazienti hanno avuto meno possibilità di accedere ai centri di cura con una conseguente diminuzione degli accessi in ospedale.

L’emergenza sanitaria sembra aver profondamente sconvolto il percorso di cura e di assistenza per i pazienti colpiti da ictus cerebrale. Il dato che lo dimostra è che nella prima ondata è stata azzerata la prescrizione di alcuni farmaci e dei nuovi anticoagulanti. Inoltre è stato più difficolto per questi pazienti andare in ospedale. Qui, il timore del contagio ha avuto un
forte impatto sulla decisione del paziente a chiedere aiuto.

Webinar: Strategie sanitarie di prevenzione dell’ictus

Questo è il quadro emerso durante il webinar ‘Strategie sanitarie
di prevenzione dell’ictus. Come ottimizzare la prevenzione per una popolazione più sana’. Il webinar è organizzato da Motore Sanità
in collaborazione con Cattaneo Zanetto & Co. Realizzato grazie al contributo incondizionato di Bristol Myers Squibb e Pfizer.

Ogni anno in Italia si registrano almeno 100.000 nuovi ricoveri dovuti all’ictus cerebrale. Circa un terzo delle persone colpite non sopravvive a un anno dall’evento. Un altro terzo sopravvive con una significativa invalidità. Il numero di persone che attualmente vive in Italia con gli esiti invalidanti di un ictus ha raggiunto la cifra record di quasi un milione.

L’italia e la prevenzione

Una ricerca basata su un sondaggio di 250 stakeholders europei ha messo in
evidenza che esiste una maggiore sensibilizzazione verso il tema della prevenzione in paesi come Olanda e Inghilterra. Al contrario, in Italia esiste un grosso gap tra l’implementazione delle linee guida e ciò che in realtà viene fatto.
“Sulla prevenzione dell’ictus, le istituzioni possono incidere con un lavoro su quattro ambiti. – Ha spiegato Valeria Caso, Dirigente Medico presso la S.C. di Medicina Interna e Vascolare-Stroke Unit.

Il lavoro di prevenzione

“Prima di tutto sensibilizzazione sui fattori di rischio dello stroke. E ovviamente la loro possibile gestione per informare correttamente la popolazione. Ad esempio, la fibrillazione atriale, troppo frequentemente viene diagnosticata all’insorgere dell’evento cardiovascolare maggiore. Poi: potenziamento delle figure professionali del mondo sanitario. Promuovere l’implementazione delle linee guida cliniche per la prevenzione dell’ictus.

Ciò aumentando la comunicazione sulle best practices, ad esempio evidenziando gli interventi chiave. Tra questi la gestione della pressione sanguigna e altre azioni preventive e assicurando l’accesso alle terapie. Sono convinta che finché non esiste un accesso equo alla terapia
non si può implementare in maniera corretta la terapia prescritta. Infine, sostegno per le tecnologie digitali. Garantendo, dunque, la disponibilità
e l’accesso per operatori sanitari e pazienti. Da un lato con maggiori investimenti e dall’altro con modalità di utilizzo definite”.

La coesistenza di Covid e ictus

L’emergenza Covid-19 come ha reso difficoltoso l’accesso alle cure ai pazienti, ha anche fornito la possibilità di guardare a nuove opportunità.
“L’ictus non rimane a casa, il paziente deve venire in ospedale ed essere trattato. – Si appella Graziano Onder, Direttore Dipartimento
malattie cardiovascolari, Istituto Superiore di Sanità -. Un dato allarmante è stato registrato nei mesi di marzo, aprile e maggio. Cioè che le prescrizioni di alcuni farmaci e dei nuovi anticoagulanti si sono azzerati. Inoltre l’accesso in ospedale a pazienti con malattie diverse dal Covid-19 è stato molto ridotto. Decine di migliaia di visite ambulatoriali per malattie croniche sono state cancellate. Se vogliamo trarre un insegnamento da questa fase epidemica dobbiamo essere bravi a identificare le persone a rischio. E dunque mettere in atto dei programmi specifici che semplificano l’accesso alle cure. Un esempio potrebbe essere l’impiego delle
tele-visite”.

“Gli smartphone, anche già in tempi pre Covid, sono venuti incontro ai pazienti – conclude Caso -. Credo che sia importante andare verso una cura più territoriale”.
“Abbiamo la necessità assoluta di governare l’emergenza ma non dimentichiamo le emergenze passate. – Ha dichiarato l’Onorevole
Nicola Provenza, Componente Commissione XII, Camera dei Deputati –. Dobbiamo intervenire sulla prevenzione, potenziandola. Ed intervenire con efficacia e prontezza per un riequilibrio tra ospedale e territorio. Non dobbiamo scordare che da febbraio a ottobre 18 milioni di prestazioni sono saltate”.

Quali altri strategie?

Le associazioni e federazioni di pazienti (FEDER-A.I.P.A. OdV, Federazione Associazioni Italiane Pazienti Anticoagulati, Federazione A.L.I.Ce. Italia ODV – Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) sono concordi ad istituire tavoli di lavoro e piattaforme digitali. Queste servirebbero a rilevare, sondare i dati e confrontarli tra i stakeholder del settore. Ciò al fine di elaborare le migliori strategie. E quindi per rendere migliore la
vita del paziente con ictus e migliorare le cure. E ancora a costituire “pacchetti di screening per la prevenzione dell’ictus” rivolti a pazienti a
maggior rischio. Questo in una logica di educazione alla salute e alla prevenzione appunto.

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About Ylenia Iannelli

Nata in Svizzera e cresciuta tra Calabria e Sardegna. Studentessa di Beni Culturali e Spettacolo con indirizzo archeologico, appassionata di lettura e serie tv. Nel tempo libero volontaria presso un'Associazione di Protezione Civile e instancabile partecipante di corsi di apprendimento, dai corsi salvavita ai lavori più disparati.

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