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Trasmissione incontrollata del virus: ecco perché non è la via per contrastare Covid

Dopo la pubblicazione di uno studio secondo cui gli anticorpi contro il coronavirus tendono a diminuire in breve tempo, la tanto discussa immunità di gregge torna a far parlare di sé. Ecco cosa ne pensano gli scienziati

È la nostra capacità di resistere all’attacco di un’infezione, verso la quale la maggior parte di noi è immune. Si tratta della tanto discussa immunità di gregge, che ora torna nuovamente sulla cresta dell’onda delle polemiche. É evidente come lasciare che la trasmissione incontrollata del virus possa causare ancora più contagi e decessi. Infatti, come già più volte sottolineato dalla comunità scientifica, si dimostra che i livelli di anticorpi tra i positivi al coronavirus tendono a diminuire in breve tempo. In tre mesi la percentuale di pazienti con anticorpi contro il nuovo coronavirus è diminuita del 26,5%. Dati, quindi, che pongono ulteriori nuovi dubbi sulla nostra capacità di sviluppare un’immunità a lungo termine.

L’immunità di gregge è pericolosa

L’immunità di gregge è un’idea pericolosa, non supportata da alcuna prova scientifica e che dovrebbe abbandonata il più presto possibile. Un concetto questo ampiamente condiviso dal mondo scientifico. Per cominciare, per esempio, l’immunologa Antonella Viola, “Il raggiungimento dell’immunità richiederebbe troppi malati, troppi ricoveri, troppi decessi. I paesi raggiungono l’immunità con le vaccinazioni, non lasciando libero il virus”. “È un errore pericoloso, non supportato da prove scientifiche”.

Il parere dell’Oms

Della stessa opinione è anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Che ha da poco aggiornato il suo documento relativo all’immunità di gregge. Oltre a chiarire che si basa sul concetto per cui una popolazione può essere protetta da uno specifico virus. Se viene raggiunta una soglia di vaccinazione, gli esperti dell’Oms sottolineano: “l’immunità si ottiene proteggendo le persone da un virus, non esponendole al patogeno”.

I tentativi di raggiungere l’immunità esponendo la popolazione, condannano gli esperti, portano a ulteriori contagi, sofferenze e decessi. “La maggior parte delle persone infettate dalla Covid-19 sviluppa una risposta immunitaria entro le prime settimane. Ma non sappiamo quanto sia forte o duratura. Ci sono state anche segnalazioni di persone che sono state contagiate una seconda volta”, ricordano dall’Oms. “Fino a quando non avremo compreso meglio l’immunità per la Covid-19, dovremo proibire qualsiasi strategia che cerchi di aumentare l’immunità all’interno di una popolazione consentendo alle persone di infettarsi”.

About Noemi Dessì

Ho 21 anni e sono una studentessa di Scienze della Comunicazione. Mi piace ascoltare musica,leggere, guardare film e serie TV.....ma sopratutto scrivere!

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