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Irene Salis spiega l’importanza della teoria musicale

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Irene Salis spiega l'importanza della teoria musicale
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L’importanza di introdurre, nello studio della teoria musicale, la creatività e la ludicità

La formazione specialistica sulla teoria musicale della professoressa Salis deriva da un’esperienza estera, in particolare avvenuta a New York. In questa realtà non esistono scuole civiche come quella di San Sperate dove ella ha portato questo progetto.

L’Idea di portare la metodologia americana, quella da cui ha preso spunto e che ha perfezionato, all’interno di un progetto in una scuola civica italiana, ha rappresentato una sfida tutta nuova.

Il progetto della teoria musicale

L’idea di base del progetto è stata quella di riportare, all’interno dello studio della teoria, una grande dose di creatività e ludicità. È proprio in questo senso che si configura il progetto, ossia come un superamento della materia in termini puramente razionali, in quanto la natura insita nella musica è di tipo creativo, ludico, anche irrazionale. La professoressa sostiene che, alla base del suo progetto, vi era il desiderio di vedere, negli occhi dei suoi studenti, la stessa gratificazione che vedeva alla fine della lezione di altre materie.

L’obiettivo è quello di far cogliere ai suoi studenti il valore di tutte quelle nozioni che, molto spesso, vengono acquisite solo a livello inconscio e dunque non riescono ad applicare. L’idea è quindi quella di valorizzare la teoria, farla apprendere e comprendere agli studenti.

La metodologia di insegnamento

Per il progetto, la professoressa ha preso spunto dalla metodologia appresa durante il Master a New York. Questa metodologia si basa sull’idea che tutto deve essere applicato immediatamente. Questa azione permette agli studenti di vedere immediatamente il risultato di ciò che apprendono. La professoressa propone un esempio: un bambino, mediante le correzioni dei genitori, apprende ed applica la grammatica per migliorare il proprio linguaggio. Così deve avvenire nella musica: superando le sterili lezioni basate solo sul nozionismo, vi è uno studio e un’applicazione diretta delle regole. Invece del tradizionale solfeggio, gli studenti si cimentano, ad esempio, nella trascrizione delle analisi e frasi ritmiche, delle note, applicando quindi la nozione.

L’eterogeneità dei destinatari dell’insegnamento

La professoressa afferma di essersi confrontata con una fascia d’età molto ampia. Ha, quindi, insegnato tanto ai ragazzi delle scuole medie quanto a persone ormai adulte. Il concetto di base, dice la professoressa, non cambia. Ciò che cambia è il metodo con il quale si arriva al destinatario. Rimarca, anche, il concetto che, pur se si insegnasse ad una singola fascia d’età, anche in quel caso la metodologia andrebbe adattata al singolo. In questo senso, l’insegnante adatta il metodo al ragazzo o all’adulto che ha difronte sulla base di quelle che sono le melodie e i suoni a loro meglio noti.

Tirar fuori la voce di ogni studente

Ancora una volta, la professoressa facilita la comprensione con un esempio relativo alla grammatica. Questa materia deve essere insegnata per dare allo studente gli strumenti per potersi esprimere ed essere compreso. Allo stesso modo, la musica deve essere uno strumento donato ad ogni persona. Rendere liberi gli studenti tirando fuori la loro voce, dandogli non solo un insegnamento di una materia ma anche un perno su cui poggiarsi per le questioni di vita.  

La professoressa ammette che la propria esperienza non è basata solo sulla scuola americana, ma che altrettanto degni sono gli insegnamenti della scuola italiana. Le scuole italiane forniscono infatti una visione molto più ampia nei diversi campi, che risultano invece molto limitati in quella americana. Nella scuola americana il sistema è basato principalmente su un insegnamento di tipo settoriale, che tende allo studio delle specificità. Allo stesso tempo però è carente nella capacità di saper collegare materie, culture, concetti diversi, lontani e distanti. In questa direzione eccelle la scuola italiana. 

L’importanza dell’errore

Altro caposaldo, per cui la professoressa ringrazia quelli che sono stati i suoi insegnanti, è stata la possibilità di sbagliare. La professoressa sottolinea l’importanza della mentalità secondo cui “sbagliando si impara”. Inoltre bisogna ricordare che lo stesso essere umano non è perfetto. La non perfezione nell’errore può portare alla fioritura di qualcosa di diverso, scaturita solo grazie a quello sbaglio. Abituare i ragazzi a sbagliare e soprattutto a non vergognarsi del proprio errore è un’enorme valore di pratica della musica. Questo perché la musica stessa non deve essere vista come l’applicazione pratica di un concetto astruso e astratto alla quale pochi talentuosi hanno accesso. “Tutti possono fare musica,” dice la professoressa Salis “bisogna solo saper sbagliare, saper riconoscere il proprio errore, accettarlo e, se si vuole, modificarlo”. 

About Ylenia Iannelli

Nata in Svizzera e cresciuta tra Calabria e Sardegna. Studentessa di Beni Culturali e Spettacolo con indirizzo archeologico, appassionata di lettura e serie tv. Nel tempo libero volontaria presso un'Associazione di Protezione Civile e instancabile partecipante di corsi di apprendimento, dai corsi salvavita ai lavori più disparati.

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