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medico in laboratorio

Coronavirus: lo studio UniBo si concentra su 6 ceppi principali

Ci sono almeno sei ceppi principali del coronavirus SARS-CoV-2, il responsabile della pandemia di COVID-19. Quello originario di Wuhan sta scomparendo.

Ma nel complesso il coronavirus continua a mutare poco, e questa è una buona notizia in vista dello sviluppo di vaccini efficaci

Sono le conclusioni principali del più grande studio realizzato finora sul sequenziamento del SARS-CoV-2. Realizzato da ricercatori dell’Università di Bolognapubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology. Lo studio nasce dall’analisi di 48.635 genomi del coronavirus, isolati nei laboratori di tutto il mondo. Gli studiosi (Daniele Mercatelli e Federico M. Giorgi del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna) hanno così potuto tracciare la distribuzione geografica e la frequenza delle diverse mutazioni che SARS-CoV-2 ha subito nel corso della sua diffusione su tutti i continenti. Il primo dato che emerge è una buona notizia. Il coronavirus continua a mutare poco, circa 7 mutazioni in media per campione, meno della metà di quanto accade con il virus dell’influenza.

Il coronavirus SARS-CoV-2è probabilmente già molto ben ottimizzato per attaccare gli esseri umani. E per questo non sembra avere molta spinta dal punto di vista evolutivo”. Così spiega Federico Giorgi, ricercatore dell’Università di Bologna che ha guidato lo studio. “Questo ci dice che le cure in corso di sviluppo, a partire dal vaccino, potrebbero al momento essere efficaci per tutti i ceppi virali esistenti”.

Ceppi virali del coronavirus, al momento sono sei. Quello originale di Wuhan è il ceppo L, individuato nel dicembre dello scorso anno. La prima mutazione – il ceppo S – è comparsa all’inizio del 2020, mentre a metà gennaio sono stati isolati i ceppi V e G. Da quest’ultimo – al momento il più diffuso al mondo – alla fine di febbraio sono poi derivati i ceppi GR e GH.

“Il ceppo G e i due ceppi collegati, GR e GH, sono oggi di gran lunga quelli più diffusi. Essi rappresentano il 74% di tutte le sequenze genomiche che abbiamo analizzato”, dice Giorgi. “Sono caratterizzati da quattro mutazioni, due delle quali cambiano la sequenza delle proteine RNA polimerasi e Spike del virus: elementi che probabilmente offrono un leggero vantaggio per la sua diffusione”.

La distribuzione mondiale dei 6 ceppi


Distribuzione a livello mondiale dei sei ceppi di SARS-CoV-2 (Immagine: Frontiers in Microbiology)

Guardando alla distribuzione geografica a livello mondiale, il ceppo G e il ceppo GR sono quelli più diffusi in Italia e in Europa. Stando ai dati disponibili, il ceppo GH sembra invece essere assente sul territorio italiano. Mentre è molto presente in Francia e in Germania: un dato che sembrerebbe dimostrare l’efficacia delle misure di isolamento messe in campo a livello internazionale nei mesi scorsi.

In Nord America il ceppo prevalente è quello GH, mentre in Sud America è più diffuso il ceppo GR. Mentre in Asia, invece, dove si è diffuso inizialmente il ceppo L originario di Wuhan. Oggi pare aumentare la diffusione dei ceppi G, GH e GR, che sono comparsi sul continente solo all’inizio di marzo, più di un mese dopo la loro prima diffusione in Europa.

A livello globale, il ceppo G e i due ceppi derivati GH e GR sono in continua crescita. Il ceppo “S” resta abbastanza diffuso soprattutto in alcune aree (ad esempio Stati Uniti e Spagna), mentre stanno gradualmente scomparendo il ceppo originale L e il ceppo V.

Insieme ai sei ceppi principali del coronavirus, i ricercatori hanno poi individuato alcune mutazioni rare. Un dato, al momento non preoccupante ma che impone di mantenere alta l’attenzione.

“Le mutazioni rare che abbiamo annotato sono meno dell’1% del totale dei genomi sequenziati”, precisa Giorgi. “Ma è importante continuare a studiarle in modo da identificarne la funzione e tenerne sotto controllo la frequenza. E’ quindi importante e indispensabile che tutti i paesi, a partire dall’Italia, diano il loro contributo. Che quindi rendano pubblici i dati sul sequenziamento dei virus che vengono isolati”.

About Antonio Aversano

Nato a Calasetta vivo a Cagliari da diversi anni, ho una laurea in Economia e Commercio ma mi sono sempre piaciute le materie storiche ed archeologiche, per questo dal 2017 sono iscritto alla facoltà di Studi Umanistici in Beni Culturali e Spettacolo. Il mio hobby preferito dopo lo studio è il trekking.

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