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Cuore Sardo Capitolo III – personale di pittura di Gisella Mura a Norbello

La personale di Gisella Mura racconta il percorso di un’artista che ama sperimentare segni, linee e materie, per raccontare la Sardegna.

Dal 14 al 31 luglio 2018, il MIDI – Museo dell’Immagine e del Design Interattivo ospiterà la mostra personale dell’artista Gisella Mura, a cura dello storico dell’arte Daniela Madau (Damadelguilcier). La personale, vuole raccontare il percorso di un’artista che ama sperimentare segni, linee e materie, per raccontare la Sardegna e la sacralità della nostra tradizione, secondo il suo caratteristico tratto. La mostra aprirà al pubblico sabato 14 Luglio, alla presenza dell’artista e dello storico dell’arte Daniela Madau.

La selezione delle opere, ruoterà attorno a un tema caro a Gisella Mura: la Sardegna, la sua storia ancestrale, le nostre leggende, il ruolo determinante della donna e della figura femminile nella cultura sarda, la sacralità nella nostra quotidianità. Gisella Mura: un’artista sarda, una profonda conoscitrice della tradizione dell’Isola ma, nel contempo, un’ambasciatrice della nostra cultura nel mondo.

Di fatto, reduce da numerose esperienze e collettive a cavallo tra la Sardegna, l’Italia, l’Europa e l’America Latina, eletta tra i vincitori della 12° Biennale di Roma, racconta l’amore e la passione per la Sardegna attraverso tele, disegni e ceramiche di grande impatto emotivo.

Ma chi è Gisella Mura?

“Un’artista che studia e racconta la forma umana, spaziando dal neoclassicismo all’arte bizantina ma con un tratto decisamente ancorato alla sua terra d’origine. Ha sempre ricoperto un ruolo da protagonista nel percorso di valorizzazione e crescita della comunità di Collinas partecipando attivamente all’organizzazione di eventi e manifestazioni, membro di giurie di arte contemporanea. Dopo un percorso universitario all’Accademia di Belle Arti di Sassari, non ha mai abbandonato il pennello e gli studi sulla Sardegna. Un’arte emotivamente forte che esce dalle tele e cattura l’attenzione per la forza che emana, dalle maschere tradizionali sarde ai suonatori di launeddas, per poi soffermarsi sulle forme sensuali e passionali della donna.

La figura femminile, la protagonista principale della sua attività, a tratti madre dolce e affettuosa, a tratti passionale e divina. Le sue opere sono un complesso armonico di simbologia, sardità e femmineo.. si, perché da un’attenta osservazione, le maternità nascondono tratti peculiari dell’abito tradizionale sardo, la donna come divinità che reinterpreta il culto antico della dea madre, la donna che esce dagli stereotipi e si afferma nella società contemporanea.

La sua creatività sta nell’utilizzo attento dei materiali: stucco, gesso, acrilico, terracotta e plexiglass, olii e pastelli a olio per permettere alle sue opere di uscire dalla tela e catturare gli spettatori per la loro interazione con gli spazi. Uso misurato del colore, toni caldi si affiancano con eleganza a altri freddi, per la maggiore rosso, nero e bianco e qualche sperimentazione verde che accolgono le sue figure dagli incarnati marmorei o dorati. Uno stile impetuoso di una pittrice che, nelle sue tele, valorizza e celebra la tridimensionalità dell’acrilico e degli smalti. Tele che esplodono da se stesse e raccontano la perfezione dell’essere umano. Donne che padroneggiano la tela, che raccontano la Sardegna nella sua essenza”

Analisi critica a cura dello storico dell’arte Daniela Madau

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