Unica Radio Skill Alexa
zoom fatigue

“Zoom fatigue”: come le interazioni virtuali influenzano il nostro cervello

Le videochiamate sono un’ottima soluzione per il lavoro da remoto. Ma stressano il cervello in diversi modi

Conclusa la lezione su Zoom, Jodi Eichler-Levine si è addormentata nella stanza degli ospiti adibita a ufficio. La professoressa di studi religiosi alla Lehigh University della Pennsylvania afferma che l’insegnamento è estenuante per il cervello ma che non è mai crollata in questo modo prima d’ora. 

Fino a poco tempo fa, Eichler-Levine teneva lezioni a classi numerose, di cui sapeva gestire le emozioni. Persino quando affrontati argomenti difficili, come la schiavitù e l’Olocausto, che necessitano di un’ottima proprietà di linguaggio e di empatia. Adesso, come per tante persone in tutto il mondo, la pandemia di COVID-19 ha confinato la sua vita in uno spazio virtuale.

Oltre all’insegnamento da remoto, sta partecipando all’aperitivo settimanale del dipartimento, alle serate del fai-da-te con gli amici, tutto sull’applicazione di videochiamate Zoom. Ma questa esperienza ha delle ripercussioni. 

Eichler-Levine

“Il fatto di essere solo un piccolo riquadro sullo schermo enfatizza tutte le emozioni” afferma Eichler-Levine “e mi stanca tantissimo”. Sono molte le persone che hanno esperienze simili, tanto che è stato coniato un termine per descriverle: “Zoom fatigue”, letteralmente “affaticamento da Zoom”, ma si applica anche alle videochiamate fatte con Google Hangouts, Skype, FaceTime, o una qualsiasi altra interfaccia simile.

L’esplosione senza precedenti del loro utilizzo in risposta alla pandemia ha involontariamente generato un esperimento sociale non ufficiale, che mostra a livello demografico un fatto genericamente noto: l’interazione virtuale può avere delle conseguenze significative sul cervello. 

“Esistono molte ricerche che dimostrano che il cervello è effettivamente sottoposto a uno sforzo” afferma Andrew Franklin, professore associato di cyberpsicologia alla Norfolk State University della Virginia. Dice che ci sorprenderebbe vedere quali difficoltà pongano le videochiamate alla nostra psiche, dato che parliamo di un mezzo limitato a un video e a poche ovvie distrazioni. 

Frustrazioni da videochiamata 

L’uomo comunica anche quando non parla. Durante una conversazione che avviene di persona, il cervello si concentra in parte sulle parole pronunciate, ma ricava ulteriori significati anche da decine di segnali non verbali, come ad esempio l’interlocutore ti guardi negli occhi oppure distolga lo sguardo. Se si agita mentre parliamo, oppure se inspira velocemente per intervenire nella conversazione. 

Questi segnali aiutano a dipingere un quadro olistico di quello che viene veicolato e di quello che ci si aspetta in risposta dall’interlocutore. Poiché l’uomo. evoluto come animale sociale, percepire questi segnali è naturale per molti di noi. Richiede un minimo sforzo cosciente di analisi e può gettare le basi per una vicinanza emotiva. 

Tuttavia una normale videochiamata altera queste abilità radicate e richiede un’attenzione costante e intensa alle parole. Se una persona è inquadrata solo dalle spalle in su,  manca la possibilità di notare il gesticolare delle mani o un altro qualsiasi segnale del corpo. Se la qualità del video è scadente, ogni speranza di evincere qualcosa dalle micro espressioni facciali viene disillusa. 

Andrew Franklin, professore associato di cyberpsicologia alla Norfolk State University

“Per chi è particolarmente dipendente da questi segnali non verbali, può essere una grande perdita non averli”, afferma Franklin. Il contatto visivo prolungato è il segnale facciale più forte immediatamente disponibile. Inoltre è percepito come minaccioso o eccessivamente intimo se mantenuto a lungo.

Le schermate con più persone amplificano questo problema di spossatezza. La modalità “gallery view”, dove tutti i partecipanti appaiono come nell’iconica immagine della serie tv Brady Bunch. Infatti, mette alla prova la visione centrale del cervello, forzandolo a decodificare più persone allo stesso tempo, nessuna delle quali emerge in modo significativo, nemmeno chi sta parlando. 

Il multitasking

“Siamo impegnati in attività multiple, senza concentrarci completamente su una in particolare”, afferma Franklin. Gli psicologi la chiamano attenzione parziale continua, ed è tipica sia degli ambienti virtuali così come di quelli reali. Pensiamo a quanto sarebbe difficile cucinare e leggere allo stesso tempo. Questo è il tipo di attività multitasking che il cervello prova a eseguire, e in cui spesso fallisce, quando partecipa a una videochiamata di gruppo. 

Questo porta al problema per cui le videochiamate di gruppo si rivelano meno collaborative e più simili a una serie di “compartimenti stagni”. In cui parlano solo due persone alla volta mentre gli altri ascoltano. Poiché ogni partecipante utilizza un unico flusso audio e sente tutte le altre voci, le conversazioni parallele sono impossibili. Se si visualizza solo la persona che di volta in volta parla, non si vedono le reazioni dei partecipanti non attivi, che normalmente vengono percepite con la visione periferica. 

Per alcune persone, la divisione prolungata dell’attenzione crea la strana sensazione di essere sfiniti senza aver combinato nulla. Il cervello è sopraffatto da un eccesso di stimoli non familiari mentre è iper-focalizzato sulla ricerca di segnali non verbali che non riesce a trovare. Ecco perché una tradizionale telefonata è meno faticosa per il cervello, afferma Franklin, perché assolve il compito che conosciamo: trasmettere solo una voce. 

 
 
 
Passaggi d'autore

About Roberta Dessì

Roberta Dessì
Sono una studentessa di Scienze della Comunicazione all'Università di Cagliari. Ho 21 anni e vivo a Cagliari. Mi piace studiare ma in particolar modo mi piacciono materie che riguardano la comunicazione pubblica, d'impresa e la pubblicità. Inoltre, in linea con il percorso di studi che ho scelto, seguo molto volentieri le lezioni sul marketing e la comunicazione. Non sto mai ferma e nel tempo libero mi piace fare sport, ascoltare musica o seguire serie TV e film. Adoro viaggiare e mi piacciono molto gli animali.

Controlla anche

musica

Il cervello e la “sua” musica preferita

La risposta (positiva) del cervello al nostro brano musicale favorito è pressoché universale, a prescindere …