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La Fondazione Stazione dell’Arte

La Fondazione Stazione dell’Arte lancia un invito

La Fondazione Stazione dell’Arte apre una call rivolta a tutte e tutti con l’intento di raccontare e condividere online, attraverso un’immagine, un testo, un video, ecc., la propria interpretazione del concetto di “frana”.

L’iniziativa della Fondazione si sviluppa nell’ambito del progetto espositivo “Sii albero”. Che ripercorrerà, per la prima volta in Sardegna, il lavoro e la filosofia dell’architetto Stefano Boeri in dialogo con le opere e la poetica di Maria Lai. Al centro della call un processo artistico che diventa un momento di riflessione condivisa. Oggi, nel 2020, il mondo continua ad essere minacciato da frane: dai cambiamenti climatici alle catastrofi ambientali; dai rischi per le biodiversità alle grandi migrazioni; dalle disuguaglianze crescenti alle povertà dilaganti,; dall’esclusione sociale allo spopolamento di interi territori, fino all’ultima pandemia ancora in corso.
Si tratta di problemi e criticità che richiedono soluzioni urgenti e, al contempo, pongono le comunità di fronte a grandi interrogativi. Qualsiasi risposta non può che maturare da un impegno collettivo, in cui l’apporto di ciascuno riveste un ruolo fondamentale.

Nel solco della filosofia tanto di Maria Lai quanto di Stefano Boeri Architetti, i quali hanno fatto della condivisione e della partecipazione una componente essenziale del loro operare

La Fondazione Stazione dell’Arte lancia un invito alle persone perché raccontino la propria visione di frana. Da pubblicare all’interno di un’apposita sezione della piattaforma multimediale www.stazionedellartexperience.com.
Le testimonianze più significative saranno, inoltre, rilanciate sui canali social del museo con l’utilizzo dell’hashtag #LaFrana.
«Durante il primo lockdown le iniziative online della Stazione dell’Arte – dichiara Davide Mariani, direttore del museo – si sono incentrate su attività volte principalmente a intrattenere e sensibilizzare il pubblico, soprattutto grazie al format #ProssimaFermata e alla mostra virtuale “Lente sul mondo”. Ora crediamo che i tempi siano maturi per invitare i visitatori ad essere maggiormente partecipi e soprattutto creativi. Il progetto “La frana” – continua Mariani – assegna agli utenti il ruolo di “audience as artists”.

Chiamandoli ad essere co-creatori di contenuti, incentivandoli a sviluppare una propria riflessione e a esprimerla in maniera originale.»

A partire dal 20 novembre 2020 chi vorrà partecipare potrà farlo inviando all’indirizzo [email protected] il proprio contributo (un’immagine, un testo inedito di max 4.000 battute, una frase, una poesia, un disegno, una canzone, un video e qualsiasi altra forma di comunicazione utile a veicolare il messaggio). Specificando il titolo e il nome dell’autore.

L’insieme dei contenuti andrà dunque a costituire un racconto corale e una riflessione composita sulle frane che caratterizzano la nostra epoca.

Una sorta di archivio della memoria, un patrimonio comune di idee, pensieri e punti di vista, da cui ripartire per ricucire le varie fratture del mondo.
“Abbiamo interpretato l’invito della Fondazione Stazione dell’Arte a riflettere sul concetto di frana – dichiara Stefano Boeri – riprendendo un lavoro che avevamo prodotto nel 2013 per San Rocco – Book of Copies, che aveva come titolo “Voragini” e che consiste in una serie di fotocopie basate su una sequenza di associazioni visive. La voragine non è una frana, ma può essere il risultato di una frana o può comunque essere la sua condizione di partenza. Si tratta di uno spazio che si apre ai nostri piedi, sulla nostra testa o al nostro fianco, ed è spesso di dimensioni immense e incontrollabili per l’attività umana. Allo stesso tempo – continua Boeri – può anche essere la rappresentazione di una dimensione psicologica o sociologica.

Ci piace pensare che questo concetto visto oggi in una fase di grande fragilità della specie umana possa anche diventare una questione di grande attualità.

Abbiamo di fronte a noi un enorme voragine legata all’universo sconosciuto, la dimensione di ciò che non conosciamo infatti si è enormemente ampliata, in quanto c’è un’area gigantesca di fenomeni che non sappiamo di non sapere. Questa voragine dello sconosciuto – conclude l’architetto – va però affrontata senza l’ansia illuminista di un controllo razionale sulla realtà del pianeta e sui fenomeni dell’universo. Dobbiamo imparare a convivere con le voragini, imparare ad abitare le voragini e questa sequenza di immagini è un invito proprio in questa direzione”.

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About Nicola Saba

Nicola Saba
Mi chiamo Nicola e dopo il diploma magistrale ho intrapreso gli studi di Scienze della Comunicazione presso la Facoltà di Cagliari

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