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Artigianato in grande emergenza: la Sardegna si colloca tra le regioni italiane con un calo quasi doppio rispetto al dato medio nazionale

Artigianato in grande emergenza: Sardegna calo doppio

La Sardegna si colloca tra le regioni italiane con un calo quasi doppio rispetto al dato medio nazionale Artigianato sardo in grande emergenza. Nel commercio scenario nero anche per le imprese più strutturate

Tra gennaio e giugno sono nate nell’isola poco più di mille nuove aziende contro le 1.200 del primo semestre 2019
La Sardegna si colloca tra le regioni italiane con un calo più importante e quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (- 0,6%)

Attualmente sono attive nell’isola 34.222 imprese (- 1,1% rispetto all’anno scorso) contro le 43 mila del 2009. Negli ultimi dieci anni sono scomparse oltre 1.000 imprese artigiane del settore trasporti, magazzinaggio e comunicazioni. Le imprese attive nel settore del commercio si sono ridotte di oltre 3.800 unità. Nel secondo trimestre dell’anno flessione del 2,5% per le imprese artigiane attive nel settore della ristorazione e alberghiero.

Piras e Porcu (CNA)

Inspiegabilmente ancora inattuate le misure di sostegno varate dalla “commissione speciale” e approvate dal Consiglio regionale nel 2018 per i comparti del commercio e dell’artigianato. Continua l’emergenza per il settore artigiano in Sardegna. Stando ai dati delle Camere di commercio isolane nel secondo trimestre dell’anno si delinea un quadro sempre più negativo.

In sei mesi le nuove iscrizioni all’albo delle imprese artigiane sono state poco più di 1.000, contro le oltre 1.200 del primo semestre 2019. Le imprese artigiane che risultano attive alla fine del secondo trimestre 2020 sono 34.222. Ovvero l’1,1% in meno rispetto al secondo trimestre 2019, un dato che rappresenta il dodicesimo calo consecutivo per il sistema dell’offerta artigiana sarda.


“L’attuale fase di crisi economica indotta dall’emergenza sanitaria impatta su un settore già gravato da una crisi strutturale di lunga durata. Ma a preoccupare di più è quanto accadrà nel trimestre in corso. Se tra luglio e settembre non dovessero essere prese ulteriori misure di sostegno alle imprese, la flessione, ancora di entità contenuta, potrebbe diventare ben più drammatica.

E potrebbe estendersi anche alle imprese che in questa fase hanno mostrato nel complesso una importante tenuta, come indica la dinamica registrata in alcuni ambiti strategici di attività economica. Inspiegabilmente inattuate le misure di sostegno varate dalla speciale commissione del Consiglio Regionale approvate con la legge di stabilità 2018. Urgente un progetto di rilancio e di ricostruzione economica che innervato da politiche attive per il lavoro e per gli investimenti diano ossigeno ai sistemi produttivi.

La Sardegna si colloca tra le regioni con un calo più importante

Lo scenario particolarmente penalizzante per le imprese artigiane non è certo un caso isolato in Italia: nel secondo trimestre dell’anno solo in Campania, Lazio e Trentino Alto-Adige gli artigiani non hanno registrato una flessione delle relative imprese attive. La Sardegna si colloca tra le regioni con un calo più importante e quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (-0,6%).

Se poi si amplia l’arco temporale e il raffronto viene fatto con il numero delle imprese attive alla fine del 2009, si evidenzia con chiarezza la crisi dell’offerta regionale. In dieci anni quasi il 20% delle imprese artigiane sarde è uscito dal mercato, una situazione altrettanto drammatica si riscontra solo in Abruzzo.

Si ricorda che il sistema dell’artigianato regionale era cresciuto con continuità in termini demografici fino al 2008, quando in Sardegna erano censite ben 43 mila imprese artigiane il 28,5% del totale. In quegli anni l’artigianato era stato uno dei motori dell’economia della Regione, facendo della Sardegna una delle economie italiane a più forte vocazione artigiana. Dopo la crisi, però, un tessuto imprenditoriale evidentemente troppo fragile non ha retto l’impatto di una congiuntura economica mai tornata vivace. Si tratta di un dato che certifica un macroscopico ridimensionamento del peso dell’artigianato sull’economia dell’Isola ma che, tuttavia, lascia alla Sardegna il primato tra le regioni del Mezzogiorno.

I numeri della crisi

La crisi dell’artigianato sardo si legge nelle 3.900 imprese artigiane attive nel settore delle costruzioni fuoriuscite dal mercato tra il 2009 e oggi. Anche nel calo del 36% di quelle specializzate nell’industria del legno, e ancora nelle oltre 1.000 imprese artigiane del settore trasporti, magazzinaggio e comunicazioni, scomparse dal mercato negli ultimi dieci anni.

Ma c’è un altro dato a preoccupare. Guardando infatti alla componente non artigiana, dunque alle imprese più strutturate, che nel complesso hanno tenuto positivo il saldo negli ultimi anni, quelle attive nel settore del commercio si sono ridotte di oltre 3.800 unità, di cui 2.800 nel commercio al dettaglio tra il 2009 e il secondo trimestre 2020, e anche il dato più recente è di significativa riduzione.


Infine, preoccupa la flessione del 2,5% registrata nel secondo trimestre dell’anno dalle imprese artigiane attive nel settore della ristorazione e alberghiero.

La situazione territoriale

Al livello territoriale i segnali negativi, seppur generali, non sono omogenei; Cagliari e Nuoro nel secondo trimestre dell’anno confermano una stagnazione dell’offerta, come accaduto anche nel 2019. A Sassari il numero di imprese artigiane si riduce dell’1,8%, similmente al calo registrato nel 2019. Ma il territorio dove il sistema dell’artigianato mostra una crisi profonda è quello della provincia di Oristano, che dal 2009 ha perso più del 30% delle imprese e dove i dati più recenti evidenziano un processo che non accenna a migliorare. Nel 2018, nel 2019 e nel secondo trimestre 2020 le imprese artigiane si sono ridotte, ogni anno, del 6%.

“In sintesi, quadro già negativo del sistema dell’offerta regionale potrebbe rivelarsi anche poco rappresentativo di una crisi ben più ampia qualora gli incentivi alle imprese tardassero o stentassero ad avere effetti. Soprattutto nei confronti delle piccole realtà imprenditoriali che sono tagliate fuori dalle altre forme di stimolo all’economia, in particolare quali quelle veicolate dagli investimenti infrastrutturali, un settore che, come accennato, attraversa in regione una recente fase espansiva”.

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About Isabella Cau

Isabella Cau
Ho ripreso l'Università nel 2017 dopo diverse esperienze lavorative. Studiando ho avuto modo di aprire nuovi orizzonti e ho riscoperto l'amore per i viaggi. Negli ultimi anni ho viaggiato tantissimo, ho girato circa 10 città diverse. Adoro Firenze e vado almeno una volta l'anno, è il mio posto felice. Amo i gatti, non potrei vivere senza di loro.

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