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La rivoluzione del filo rosso

La rivoluzione del filo rosso: il 28 aprile anche in Sardegna

28 aprile 2020 in Sardegna, in Italia e in Europa Mostra diffusa realizzata fra balconi, case e giardini da 65 artisti sardi

La rivoluzione del filo rosso è una manifestazione pacifica, un modo di reagire al lockdown creando una connessione con l’esterno. È però anche un modo alternativo di allestire una mostra a cielo aperto della durata di 48 ore. Verranno presentate opere realizzate ad hoc o parte della produzione degli artisti che si cimentano in nuove sperimentazioni o portano avanti la loro ricerca.

La rivoluzione del filo rosso opera La rivoluzione del filo rosso: il 28 aprile anche in Sardegna

Ma La rivoluzione del filo rosso è anche un’iniziativa immaginata e nata sulla scia del progetto curatoriale “Vita, arte, pandemia e prossimità”. Un invito agli artisti di Berlino ad esporre le loro opere in casa. In Sardegna il messaggio arriva si codifica e diffonde grazie all’Associazione tutta al femminile “Il filo rosso”, che nasce nel 2018 e orienta il suo agire al promuovere e valorizzare attività di carattere artistico-culturale. 

Gli artisti sardi vengono invitati a esporre utilizzando come location gli spazi delle case in cui trascorrono la quarantena. Terrazzi e giardini diventano “cornici” pronte ad ospitare le opere, da ammirare virtualmente sulla pagina evento creata su Facebook. Qualcuno avrà la possibilità di vedere dal vivo sollevando lo sguardo verso un balcone e rivolgendolo all’interno di un giardino.

Gli artisti coinvolti

Al progetto hanno aderito 65 artisti sardi. Si va dai 5 anni di Michele Lapolla ai 10 di Matilde Loriga per arrivare ai 75 dell’espositore più grande. Tanti i nomi che operano in campo artistico da svariati anni e tanti quelli nuovi, pronti a dare forma ad estro e sensibilità fra installazioni, dipinti, sculture, illustrazioni, fotografie, fiber art e poesia. Il filo rosso che lega le varie anime del progetto collega tutte le province isolane, supera il Tirreno arrivando a Milano, Bologna, Roma, Varese e si spinge anche oltre confine sino alla Svizzera, Londra e la Spagna. 

Uno degli artisti realizzerà l’opera in collaborazione con l’unico bimbo che abita nel suo palazzo. Verrà calanto dal balcone un disegno con cui il bambino interagirà: un modo per rendere partecipi i più piccoli. “Una cosa che vorremmo sottolineare – dice l’organizzatrice – è che per l’evento non è stata fatta alcuna selezione delle opere, ma è stato rivolto un invito aperto e libero agli artisti sardi. L’obiettivo non era operare una valutazione dei progetti ma creare invece un forte spirito di aggregazione. Il tutto è fatto per alleggerire un po’ le menti in questo periodo cupo grazie alla bellezza dell’arte.

Il tutto grazie ad una passeggiata tra le opere, virtuale per chi non può uscire di casa o reale per chi nei due giorni della mostra vedrà le opere dalla finestra o nel corso delle uscite per particolari esigenze lavorative”. La data scelta per questa piccola grande rivoluzione artistica e pacifica è il 28 aprile. “Una scelta guidata dallo stesso filo rosso che lega in maniera indissolubile gli artisti. Una data che ha un significato particolare per i sardi, Sa die de sa Sardigna festa del popolo sardo che ricorda i Vespri Sardi, insurrezione popolare del 28 aprile 1794”.

 
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