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Omaggio alle arti visive

Omaggio alle arti visive ispirato all’eredità artistica e filosofica di Pinuccio Sciola

Presentato questa mattina all’Università di Cagliari l’Omaggio alle arti visive ispirato all’eredità artistica e filosofica di Pinuccio Sciola nel 50° anniversario della nascita del muralismo in Sardegna, a San Sperate

 “Ci vorrebbe una festa, Come quella che si fa ai Santi… La festa di Sant’Arte.  L’unica festa del calendario da festeggiare tutti i giorni dell’anno. Perché è l’unica festa che salva l’uomo dall’appiattimento mentale!”. Con queste parole Pinuccio Sciola celebrava l’Arte in tutte le sue forme, auspicando che potesse divenire parte integrante della vita quotidiana di ogni persona: l’arte come linguaggio universale, capace di favorire lo sviluppo del pensiero critico, capace di abbattere i confini geografici e mentali. Una delle grandi sfide che la Fondazione Sciola vuole portare avanti è proprio la diffusione e la messa in pratica di questo messaggio.

la dogana e sciola Omaggio alle arti visive ispirato all’eredità artistica e filosofica di Pinuccio Sciola

Per questo dal 25 al 27 maggio 2018, in occasione del 50mo della nascita del muralismo, a San Sperate si svolgerà la prima edizione del Festival di Sant’Arte, che avrà come filo conduttore il tema Ambiente e Storia, Arte e Racconto, che racchiude in se il significato e l’intento di una rivoluzione ancora in atto e in continuo sviluppo, in cui l’ambiente, inteso come ciò che ci circonda, interagisce con la storia dando gli strumenti per intravedere il futuro, grazie all’arte. Fondazione Sciola, grazie alla costante collaborazione con l’Università di Cagliari, vuole portare avanti in maniera scientifica, con il contributo della Fondazione di Sardegna e del Comune di San Sperate, il patrocinio del MiBACT e dell’Assessorato alla Cultura della Regione Sardegna, per portare avanti la divulgazione della ricerca artistica di Pinuccio Sciola, in linea con gli obiettivi del proprio statuto.

“La nostra è una Università che nei suoi rapporti con la società e il territorio sardo sente il legame con i grandi artisti di questa terra – dichiara il Rettore Maria Del Zompo – E’ per noi un piacere e un onore collaborare con la Fondazione che vuole perpetuare la memoria di Pinuccio Sciola, un esempio per tutti gli studenti e i docenti. Siamo particolarmente contenti dell’invito della Fondazione ad avere una parte attiva in questo percorso”.

Un tema così importante e complesso che verrà sviluppato e discusso nell’intero arco dell’anno (e questa sarà una novità rispetto al Preludio), con appuntamenti da maggio a dicembre, per tenerne viva la filosofia e coinvolgere in modo partecipativo, instancabilmente, in primo luogo gli abitanti, e tutto il pubblico che vorrà contribuire così a far crescere la realtà del Paese Museo e il sogno di Pinuccio Sciola. Un coinvolgimento che sarà dialogo tra pubblico e artisti, partecipazione attiva sia fisica che emotiva, per introdurci tra le pagine di quel libro iniziato dall’artista di fama internazionale, che resterà sempre aperto, pronto a fissare nella nostra storia racconti di un microcosmo così come avvenimenti di più ampio respiro, stati mentali e sentimenti, storie. In questo pluralismo di voci ognuno potrà riconoscersi, riflettere, ricordare, e decidere di agire. Ed essere parte della storia. Si avvera così l’intento di creare nel tempo un appuntamento annuale che sia momento di riflessione teorico-critica sul nuovo scenario dell’arte contemporanea; opportunità di dialogo e scambio con altre realtà territoriali e altri contesti sociali.

La tre giorni del Festival si aprirà venerdì 25, con un convegno di studi dal titolo “50 e Oltre. Paese Museo, l’Utopia possibile”, con il coordinamento scientifico dell’Università di Cagliari, organizzato dal Comune di San Sperate in collaborazione con la Fondazione Sciola ed al quale parteciperanno studiosi della storia dell’arte, protagonisti di allora e gli attori per i nuovi scenari che oggi attendono l’idea di Paese Museo. Interverranno, con gli altri ospiti, Pamela Rita Ladogana, Giuseppe Marci, Marco Pignotti e Barbara Cadeddu, docenti dell’Ateneo cagliaritano.

Il sabato e la domenica, invece, verranno dedicati prevalentemente al fare e sperimentare, al mettersi in gioco, attraverso laboratori di argilla, di disegno, di scenografia e del suono, performance (anche partecipative), spettacoli e concerti. Chiuderà questa prima parte del Festival di Sant’Arte la ormai tradizionale parata tra le vie del paese (LaSciolasciadiSant’Arte) e l’immancabile cena conviviale in strada. Dopo il grande successo del Preludio del Festival, svoltosi a San Sperate lo scorso autunno, la 1° edizione del Festival di Sant’Arteentra quest’anno nel vivo; quale occasione migliore, se non il 50° anniversario della nascita del muralismo in Sardegna, proprio ad opera dell’artista, nel suo paese natale?

Era il 1968. Il paese, dalla forte vocazione agricola, era per certi versi simile a molti altri, con storia e tradizioni che lo accomunavano ad altri centri del campidano che, pure considerata la vicinanza alla città di Cagliari, non sembravano risentire dei fermenti che animavano il capoluogo e le altre città d’Italia e d’Europa, scosse dai movimenti sociali e dalle rivoluzioni studentesche. In quell’anno Pinuccio Sciola ritornava da Parigi, dopo avere trascorso un anno in Spagna, e con l’aiuto di amici e concittadini iniziò a imbiancare i muri del suo paese, San Sperate, perché potessero essere le pagine di un libro che raccontasse una nuova storia. Qui il 1968 e gli anni seguenti sono conosciuti come “gli Anni della calce”.

Sciola per primo iniziò a scrivere quelle pagine con i colori e i pennelli, dando l’incipit per la rivoluzione culturale che trasformò il paese in un centro d’interesse per artisti e intellettuali, e che, grazie ai murales, gli fece meritare l’appellativo di Paese Museo. Fu un’operazione sociale, economica e politica tale, che questo singolare esperimento identitario ebbe risonanza in tutta Italia e all’estero, tanto che nel 1976 Pinuccio Sciola con l’intero paese, fu invitato a partecipare alla biennale di Venezia, nella sezione “Ambiente come sociale”.

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