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Éntula a Cagliari: Le ragazze sono partite

Dal libro di Mameli al testo teatrale dedicato alle donne emigrate dalla Sardegna nella rassegna Éntula

Le ragazze sono partite (Cuec), il libro del giornalista sardo Giacomo Mameli dedicato alle donne emigrate dalla Sardegna subito dopo la guerra, esce in una edizione aggiornata e ampliata con due nuovi capitoli:  le storie di due famiglie di Tuili e di Irgoli che letteralmente si svuotano perché tutti i figli emigrano. E dopo le tappe a Sassari, l’Asinara e Alghero arriva per la prima volta a Cagliari lo spettacolo tratto dal libro: con Daniela Cossiga, Antonella Masala, adattamento e regia di Sante Maurizi . L’appuntamento, che rientra nella quarta edizione del Festival diffuso Éntula organizzato dall’associazione Lìberos, è in programma lunedì 5 dicembre alle 19 nella sede della Fondazione di Sardegna in via Salvatore da Horta, 2.

“Le ragazze sono partite” Dalle note di regia di Sante Maurizi: “Sapevo da tempo che Giacomo Mameli stava lavorando a un libro sulle ragazze sarde emigrate in continente a fare le seraccas, le serve. Anni fa mi disse che aveva pronto l’incipit: «Beata te, che ti hanno preso serva a Roma». Mi sembrò geniale, oltre che amaramente divertente: sintesi, in una battuta, di tante piccole epopee. Quando poi il libro è stato pubblicato, con Daniela Cossiga e Antonella Masala abbiamo convenuto che la sua struttura polifonica fosse già teatro, e che fosse utile prestare voce e corpo a quelle ragazze. Cercando di utilizzare appunto i mezzi del teatro, tenendo bene a distanza la dimensione inflazionata e meschina del reading o del cosiddetto teatro di narrazione.

Giacomo Mameli ha dedicato la sua opera letteraria a quelle donne emigrate dalla Sardegna subito dopo la guerra hanno trovato una busta paga lontano dalla loro casa, dai loro affetti e dall’unico mondo che conoscevano. Per avventurarsi, quasi alla cieca, in un mondo cha conoscevano solo attraverso i racconti delle altre che avevano già intrapreso quel viaggio. Spinte a partire non solo dalla miseria e dalle scarse opportunità che offriva loro il paese di nascita, ma da un vero e proprio progetto familiare, in cui queste giovanissime donne diventavano sostegno economico, con buona parte della loro paga spedita a casa.

Dal libro di Mameli al testo teatrale di Sante Maurizi il passaggio è stato naturale, per come Mameli ha affrontato il racconto intessendolo su una struttura polifonica, dando voce e corpo alle sue protagoniste. Come sottolinea Martina Giuffrè, che cura la postfazione del libro di Mameli, “è un intreccio di storie di donne nell’arco di più generazioni, che partono e raccontano la loro esperienza migratoria. Un testo polifonico in cui le diverse voci narranti ci fanno entrare in un mondo tutto femminile, fatto di giovani donne, spesso quasi bambine, forti e coraggiose.”

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