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“Schifo” in scena al TsE di Cagliari

Domenica 14 aprile va in scena al TsE – Teatro Sant’Eusebio lo spettacolo vincitore Premio Scintille 2018 “Schifo”, di Robert Schneider.

La storia di un venditore di rose in “Schifo” di Robert Schneider che, domenica 14 aprile, alle 20.30 al TsE / Teatro Sant’Eusebio in via Quintino Sella nel quartiere di Is Mirrionis  a Cagliari, chiuderà “Il Terzo Occhio” – la rassegna del CeDAC dedicata ai linguaggi del contemporaneo: sul palco Kabir Tavani (che firma anche la regia dello spettacolo – vincitore  del Premio Scintille 2018 / Asti Teatro40) presta corpo e voce al protagonista, uno studente iracheno fuggito dal suo paese durante la prima Guerra del Golfo e rifugiatosi in Europa.

«Io mi chiamo Sad. Sad in inglese significa “triste”. Ma io non sono triste» afferma il giovane che racconta la sua condizione di straniero e per di più clandestino, la sua solitudine in quella che avrebbe dovuto diventare la sua nuova patria e descrive il comportamento razzista e xenofobo degli abitanti della piccola città in cui vive, giungendo fin quasi a «giustificare chi lo emargina, condannandolo ad una fine tragica, pur di essere accettato».

“Schifo” (“Dreck” in tedesco) fin nel titolo rievoca la reazione di fastidio e sospetto, a volte di malcelato disgusto che suscita l’apparizione di un individuo dalla pelle troppo scura, prova evidente della sua appartenenza a un’altra etnia – come se in quel “segno” riconoscibile si intravedesse il marchio di una (presunta) “diversità”.

Un intenso monologo – rappresentato per la prima volta ad Amburgo nel 1993, e riproposto da Two Little Mice nella versione di Kabir Tavani – per una riflessione su una questione di scottante attualità e che riguarda tutti i paesi del ricco Occidente – a fronte dei nuovi movimenti di popoli sulla spinta dei conflitti e delle catastrofi ambientali, di regimi efferati o anche solo della fame. La scelta di Sad – partire per non dover impugnare nelle armi e combattere una assurda e spietata guerra per il petrolio – è stata un salto nel buio: giunto in Europa, finalmente “al sicuro”, da giovane studente con tutte le sue aspirazioni si trasforma in venditore di rose. “Schifo” è la sua “confessione” – il racconto del duro impatto con una realtà ben peggiore di quel che avrebbe potuto immaginare, perché al di là della fatica, del freddo, c’è la disperazione di un isolamento – quasi peggiore della morte. Il ragazzo iracheno fa parte della schiera degli “invisibili” – uno di quei “nuovi abitanti” delle nostre città che stentiamo a riconoscere e ci sfiorano ogni giorno, una folla silenziosa di emarginati – come un tremendo atto d’accusa per la nostra “insensibilità” e deliberata “cecità”.

Una vicenda emblematica in un’epoca caratterizzata dalle nuove migrazioni: donne e uomini e perfino vecchi e bambini in fuga da guerre, carestie, povertà e persecuzioni, all’inseguimento del miraggio di un futuro migliore. Al di là della “confusione” o sovrapposizione tra profughi e rifugiati o “semplici” emigranti – ai quali ultimi è evidentemente più facile negare il diritto d’asilo – la percezione di quel flusso inarrestabile di persone, spesso disperate, con negli occhi il ricordo di sofferenze e torture inenarrabile appare spesso sproporzionata rispetto all’entità. Non è solo questione di numeri, la prospettiva di una “invasione” suscita profonde inquietudini e risveglia orribili fantasmi – dai pogrom ai lager e ancor prima alle folli disquisizioni sui “selvaggi” del “nuovo mondo” (esseri senza anima al pari delle donne, per alcuni, e forse delle bestie in una irrazionale “giustificazione” della schiavitù nell’era moderna).

Il razzismo è storia antica, la tendenza a imporre delle discriminazioni sulla base di differenze sociali e culturali, religiose, etniche o ideologiche è un fenomeno ricorrente – non per questo meno esecrabile – abilmente sfruttato da che ambisca al potere per far leva sui sentimenti peggiori e gli impulsi più brutali ma soprattutto sulla diffidenza e sulla paura dello “straniero”.

Il celebre monologo di Shylock ne “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare («Un ebreo, non ha occhi? non ha mani, un ebreo, membra, corpo, sensi, sentimenti, passioni? non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, soggetto alle stesse malattie, guarito dalle stesse medicine, scaldato e gelato dalla stessa estate e inverno di un cristiano? … se ci pungete, non sanguiniamo? se ci fate solletico, non ridiamo? se ci avvelenate, non moriamo?») sottolinea quanto inverosimili possano essere queste distinzioni fondate sul pregiudizio, frutto di un’ostilità sottesa o esplicita verso chi in un modo o nell’altro possa rappresentare il diverso, l’estraneo e dunque il “nemico” contro cui combattere – in casi estremi e pur troppo ben documentati – in nome di una improbabile “purezza” della “razza”.

Le radici dell’odio sembrano essere ben salde e robuste, capaci di soffocare impulsi più nobili e altrettanto se non più “umani” come la solidarietà e l’accoglienza, il rispetto per la sacralità dell’ospite e il soccorso dei naufraghi, innalzando un muro di indifferenza che impedisce l’empatia. Il teatro può rappresentare un antidoto al male e “Schifo” è un esempio di come l’arte possa sublimare il dolore, con l’effetto di una catarsi attraverso l’immedesimazione, nel segno della bellezza e della poesia – come ha sottolineato la giuria del Premio Scintille 2018: «Con grande efficacia lo spettacolo riesce a restituirci la forza espressiva del protagonista che si immerge con corpo e voce nel personaggio di Sad per una narrazione senza compiacimenti che miscela commozione, ironia, verità.»

“Il Terzo Occhio” al TsE / Teatro Sant’Eusebio di Is Mirrionis a Cagliari è organizzata dal CeDAC/ Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del MiBAC/ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Sardegna e con il patrocinio del Comune di Cagliari, con il contributo della Fondazione di Sardegna e con l’importante supporto di Sardinia Ferries, che ospita sulle sue navi artisti e compagnie in viaggio per e dall’Isola.

Infor e prezzi:

Il Terzo Occhio, Biglietti: intero 15 euro – ridotto 12 euro – ridotto abbonati CeDAc e residenti Is Mirrionis 10 euro.

biglietteria online – www.vivatcket.it:

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About Giulia Olla

Giulia Olla
Nata a Cagliari nel 1995, studentessa di Lingue e Culture per la Mediazione Linguistica presso L'Università di Cagliari

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