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Territori Viventi: corso di documentario antropologico sui territori

Venerdì 12 ottobre, nella sede della Cineteca Sarda alla Mem di Cagliari, in via Mameli 164, prende il via il progetto Territori Viventi.

Realizzato dalla società di produzione Mommotty, con il sostegno di MibactSardegna Film Commission, Società Umanitaria, Cineteca Sarda, Siae e Isre, nell’ambito del programma S’illumina, “Territori Viventi” – spiega il direttore del corso, il regista Daniele Maggioni – “nasce con l’intento di formare in Sardegna un nucleo di giovani filmmaker a una specifica tipologia di attività cinematografica: quella della documentazione territoriale”. “Partendo da un’impostazione antropologica e etnografica” dice ancora Maggioni, “il tragitto formativo getterà le basi per fare arrivare i giovani registi a una nuova visione, contemporanea e creativa, del documentario. Per raccontare in modo nuovo la nostra Isola, la sua vita e la sua gente”.

“Dobbiamo riordinare la memoria collettiva, troppo spesso iper-stimolata dalle piattaforme web” racconta Nevina Satta, direttrice della Fondazione Sardegna Film Commission, partner dell’iniziativa. “Per questo”, aggiunge, “dobbiamo responsabilizzare il pubblico. La Sardegna è una terra di grandi maestri, speriamo che da questa tappa possa maturare uno sguardo critico, la voce di un pensiero sociale”.

Alla fine del percorso formativo i ragazzi – tutti di età inferiore ai 35 anni alla scadenza delle iscrizioni e comunque già formati, con precedenti esperienze di realizzazioni audiovisive alle spalle – saranno in grado di sviluppare e realizzare un documentario a carattere antropologico progettando e attuando le scelte artistiche necessarie per la sua realizzazione.

L’articolazione dell’attività frontale prevede due ambiti di intervento: l’Ambito teorico critico e l’Ambito progettuale. Il primo fornirà le conoscenze sull’inquadramento storico culturale del documentario, fornendo gli strumenti per riconoscere l’evoluzione del “metodo documentario” e le sue trasformazioni, con particolare riguardo al modo contemporaneo di realizzazione. Il secondo invece avrà lo scopo di fornire ai partecipanti un breve quadro delle metodologie di ricerca sul campo e conseguentemente di progettazione documentaria, a partire dalle esperienze di alcuni ospiti invitati quali docenti, ciascuno dei quali illustrerà il proprio metodo di lavoro.

Tra gli insegnanti spiccano le figure di Martina Parenti e Massimo D’Anolfi (autori di Materia oscura, documentario del 2013 sugli esperimenti missilistici del poligono del Salto di Quirra), quella di Giovanni Columbu (autore di Surbiles, Locarno 2017), di Dario Zonta (critico cinematografico e producer creativo per i film Fuocoammare di Gianfranco Rosi) e di Alessandro Stellino, già direttore del Festival IsReal.

“La Sardegna ha una lunga tradizione legata al cinema documentario di carattere antropologico” racconta il coordinatore del progetto, Nicola Contini, “a partire dai lavori di Vittorio De Seta fino all’intervento operativo nell’isola, ospitati da ISRE (Istituto Superiore Regionale Etnografico) di due tra i più importanti maestri del cinema antropologico Jean Rouch e David MacDougall. Di Jean Rouch proveremo a seguire una linea guida sul piano didattico: l’idea dello sguardo in relazione alla materia documentata, che lascia una traccia di movimenti, sensazioni, cognizioni, desideri del territorio”.

Vogliamo trasmettere ai ragazzi la necessità di cercare – dentro le regole del cinema – una propria modalità espressiva” aggiunge il regista Giovanni Columbu. “Le regole vanno studiate e conosciute, ma sono suscettibili di arricchimenti e di nuove modalità espressive. Ci arricchiremo sia noi che i partecipanti al corso in un momento di collaborazione proficuo per la crescita del cinema in Sardegna”. Entusiasta il giudizio del regista Massimo D’Anolfi: “Territori Viventi mi ha appassionato fin da subito. Dopo aver girato Materia Oscura, cercavo l’occasione di tornare in Sardegna perché mi era rimasta la voglia di raccontare molte suggestioni che la realtà del luogo mi aveva suggerito. Ora avrò uno spazio per reinterpretare il mio sguardo con nuove visioni”.

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