| Web Radio kills the Tv star |
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Ustation è un network che raccoglie 26 media universitari – in alcuni casi sdoppiati in radio e tv – da Catania a Bolzano. Quest’autunno ha sfondato il muro della televisione “generalista”, conquistandosi uno spazio a La7, anche se all’una e mezzo di notte di domenica, con 12 puntate del programma Universication. Il regista Nicolò Bravetta ha 25 anni, il direttore artistico Marcello Bianca 34.
Ustation si presenta come una vetrina di palinsesti che fino a questo momento restavano ignoti al di fuori delle mura universitarie o, nei casi più fortunati, cittadine. Per i fondatori è molto di più, è una fabbrica di idee: «Il nostro obiettivo non è competere con i grandi media, ma scoprire nuovi talenti e prodotti da proporre a loro», spiega Gianluca Reale, 42 anni, giornalista. Oltre a dirigere Radio Zammù dell’università di Catania, Reale è il Ceo di Umedia, la start-up che ha dato vita a Ustation. L’investimento finanziario è stato minimo, la collaborazione con Telecom Italia ha garantito tecnologia e servizi, il resto (cioè la maggior parte) è fatto di lavoro, esperienza e passione. Anche gli altri tre soci di Umedia, tutti trentaquattrenni, si sono fatti sul campo: Romeo Perrotta, syndication e ufficio stampa, nel 1999 ha creato a Siena la prima web radio universitaria italiana, Facoltà di Frequenza, “partendo dalla tesi di laurea”; Tiziana Cavallo, che cura i rapporti con il network, è una fondatrice di Fuoriaula di Verona e ne racconta la storia nel libro Radio Education (Fausto Lupetti editore); Elena Bravetta, product manager, ha diretto Radio 110 dell’università di Torino. Si sono incontrati tutti in RadUni, l’associazione degli operatori radiofonici universitari. Quello che vediamo oggi è solo l’inizio, la versione beta: «Ustation è un’aggregazione di contenuti partecipata e condivisa», spiega Elena Bravetta, «e avrà tutte le potenzialità di un network sociale, focalizzato sul mondo dell’università». «Avviare una web radio costa dai 5 ai 15mila euro», stima Romeo Perrotta, «visto che il lavoro degli studenti è di solito volontario e che l’università ci mette i locali, i server e le spese generali come energia e telefono. Poi si può prevedere una spesa di 5mila euro all’anno». Quel che serve sono quattro o cinque computer per lo studio, per la redazione e per l’archivio dei programmi. Alcuni buoni software sono gratuiti, come Audacity per il montaggio audio e Zara per la gestione del palinsesto (è lui che sa che cosa mandare in onda e quando). Per trasmettere musica legalmente, invece, è necessario iscriversi alla Siae (1.200 euro all’anno) e al Consorzio fonografico Scf (750 euro all’anno). Altre spese da tenere in considerazione riguardano per esempio l’insonorizzazione dei locali, per evitare di mandare in onda le contumelie di chi scivola in corridoio.
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Licenza n.255/07
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