La fatica dei minatori sul palco del Ts'E

Sabato 20 maggio in scena "Chi era Giacomo Serra" al Teatro Sant'Eusebio di Cagliari
 
Voci e memorie dell'Isola per  Chi era Giacomo Serra, la pièce liberamente ispirata a “Il figlio di Bakunìn” di Sergio Atzeni e a “Paese d’ombre” di Giuseppe Dessì, con drammaturgia e regia di Stefano Ledda, in cartellone sabato 20 maggio alle 20.30 al Ts'E / Teatro Sant'Eusebio in via Quintino Sella, nel cuore di Is Mirrionis a Cagliari per la stagione “Teatro Senza Quartiere” organizzata dal Teatro del Segno.
 
Un affascinante e intenso racconto corale incentrato su un personaggio leggendario, descritto da Sergio Atzeni nel suo romanzo come un moderno “eroe” suo malgrado, nella dura e vana lotta contro l'introduzione del sistema del lavoro a cottimo - per incrementare la produzione e aumentare i profitti - nelle miniere della Sardegna. L'idea di rendere sempre più “competitiva” e remunerativa l'opera di sfruttamento delle risorse racchiuse in seno alla terra, si scontra – ieri come oggi - con la necessità di garantire l'incolumità degli operai: costruire armature a regola d'arte con precisione e abilità richiede più tempo che non un lavoro approssimativo e sommario, ma rinunciare alla sicurezza comporta costi altissimi in termini di vite umane. In una mise en scène scarna ed essenziale, con sapienti giochi di luce che rimandano all'universo tenebroso delle gallerie, Rosellina Lo Nardo, Anna Paola Marturano, Daniela Vitellaro, Roberta Loddo, Francesco Cittadini e Massimo Pruna incarnano donne e uomini che hanno vissuto e sperimentato sulla propria pelle la realtà delle miniere, e l'arduo lavoro, con giornate che iniziavano e terminavano al buio, prima dell'alba e dopo il tramonto, insieme ai rischi, la fatica, e le tragedie sempre dietro l'angolo. Sulla falsariga del libro dello scrittore cagliaritano (portato sul grande schermo da Gianfranco Cabiddu con interpreti come Renato Carpentieri, Paolo Bonacelli, Laura Del Sol, accanto a Fausto Siddi nel ruolo del protagonista e ai nomi di spicco del teatro isolano), su cui si innestano le pagine di Dessì, la figura di Giacomo Serra affiora attraverso i ricordi e le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto, e hanno quindi preso parte in prima persona agli eventi di quei giorni cruciali. Storia e invenzione si mescolano in una narrazione costruita per brevi flashback, in cui ciascuno aggiunge dettagli e riflessioni fino a comporre un unico arazzo ricco di colori e sfumature, su cui si staglia la personalità di un uno fra i tanti, collega, padre, amico e maestro, incapace di piegarsi alle regole del “mercato” e ai diktat del potere mortificando la propria dignità e mettendo in pericolo i compagni – un ribelle per costituzione, in fondo solo un uomo libero. La velocità e il mito del progresso impongono ritmi di lavoro insostenibili, e soprattutto una tempistica che non tiene conto del contesto e delle condizioni, e neppure dei pericoli: una rivoluzione tecnologica impressa sulle carni dei minatori, a causa della quale un'esistenza di per sé in contrasto con le leggi della natura viene resa ancora più complicata e difficile. La rivendicazione dei diritti dei lavoratori e la coscienza di classe – con quel fantasma che continua ad aggirarsi per l'Europa – danno origine a manifestazioni e scioperi, che scatenano una feroce repressione, con episodi sanguinosi da cui scaturiscono (fortunatamente) ulteriori azioni di protesta.
 
Chi era Giacomo Serra fotografa un mondo in trasformazione, la fine di un'era e l'avvento di una nuova civiltà “industriale”, mettendo l'accento sulle ingiustizie, il divario incolmabile tra ricchi e poveri, il contrasto tra il benessere e il lusso di pochi e la miseria e la fame di molti. Nelle miniere di Sardegna si sono consumate molte esistenze, la silicosi non è affatto un lontano ricordo, ma di quell'epica impresa di uomini e donne che si inoltravano nei curricoli sotterranei, scavando la roccia per “rubarle” i suoi tesori resta - reso più amaro dai numeri della disoccupazione, dall'assenza di prospettive per le giovani generazioni - un sapore di vaga nostalgia. L'eco delle lotte operaie, delle antiche battaglie in nome dei diritti dei lavoratori, si contrappone all'assordante silenzio di un'Isola che appare ormai – dopo il fallimento del cosiddetto Piano di Rinascita, e sotto il peso di una crisi contingente ma anche “strutturale” - (quasi) senza futuro. 

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